un morceau dal Trio dell'arciduca di Ludwig van.
Il Comicon è finito ormai da due settimane, ma io ho finito solo adesso di leggere la roba che ho acquistato/ scroccat-fattomi prestare dopo di esso. Ed ecco il minestrone:
Bastien Vivès, Dans mes yeux - Il gusto del cloro
In occasione del Comicon ho avuto l'incredibile ventura di conoscere Bastien Vivès. E chi l'avrebbe mai detto quando, a settembre, presi dallo scaffale della Fnac di Tours una copia del Goût du Chlore, e lo considerai subito uno dei fumetti migliori su cui avessi messo mano negli ultimi tempi? Alla fiera del Libro per ragazzi di Bologna, nello stand della Casterman, avevo avuto modo di sfogliare, ahimé per pochi minuti, la nuova opera di Bastien, Dans mes yeux, ancora inedita in Italia ma che spero sarà tradotta presto. Per fortuna Bastien ce ne ha lasciato una copia allo studio e quindi ho potuto leggerla con calma ^^

Dans mes yeux e Il gusto del cloro - di fresca stampa presso Black Velvet - raccontano la stessa storia. Un lui e una lei - di cui non si sa il nome in nessuna delle opere - si incontrano per caso, si studiano, si piacciono, si mettono insieme. Il gusto del cloro termina appena prima che i due si mettano insieme, Dans mes yeux prosegue fino a mostrare le prime incrinature della neoformata coppia. Il gusto del cloro ambienta tutto in piscina, Dans mes yeux segue i protagonisti dalla biblioteca universitaria dove si incontrano per la prima volta ai luoghi dei loro primi appuntamenti, il cinema, una festa, il ristorante, lo zoo ecc. Alcune situazioni si ripetono identiche nei due fumetti: lei che si lega i capelli con un elastico, lui che scopre con gelosia le altre amicizie maschili di lei, lui che guarda, ammira, fissa solo lei.
La bellezza del Gusto del cloro stava in quella sensazione di piscina che ti dava. Mentre lo leggi si percepisce l'acqua, l'atmosfera ovattata delle vasche, lo sciabordio delle piccole onde contro il bordo. Colorazione al computer in tinte piatte, sintetiche e utili. Dans mes yeux invece è colorato coi pastelli a cera, e un nervoso contorno a china segue le figure principali. La sua bellezza - e la sua genialità - sta nella prospettiva e nel sapiente utilizzo della voce narrativa.
In Dans mes yeux, il protagonista maschile non si vede mai. Tutto si vede, come dice il titolo, dai suoi occhi, e nei suoi occhi c'è solo lei, la ragazza che lo affascina e di cui lui segue tutti i movimenti. Anche i balloon riportano esclusivamente le parole di lei, mai quelle di lui, cosicché il dialogo va dedotto unicamente dalle reazioni di lei. Questo perché a lui, di quello che dice lui stesso, non importa. Interessa soltanto questa lei che è entrata così prepotentemente nella sua vita.
Per farla breve, Dans mes yeux è geniale e dovete leggerlo. Due cose non mi sono piaciute: la parte allo zoo (con quegli animali disegnati così realisticamente, al contrario del resto dei disegni) e il finale amaro, perché, come il protagonista, non capisco il senso delle lacrime di lei. Ma questo nulla toglie alla straordinarietà del tutto. Leggete di come l'attenzione di lui scema mentre lei parla con i suoi compagni di dormitorio, o di come lei balla. Bastien suggerisce di leggerlo ascoltando Les histoires d'A di Rita Mitsouko. Le voilà.
Les histoires d'amour finissent mal en général.
Un omaggio di Bastien a Napoli:
e il blog di Bastien: http://bastienvives.blogspot.com/ . Stay tuned.
Blotch. Di fronte al proprio destino, di Blutch
Blotch di Blutch è semplicemente l'albo meglio inchiostrato adesso in circolazione, insieme alle cose di Frederick Peeters. Questo secondo tomo aggiunge, alle vette del primo (che forse è un pelino meglio), gli ulteriori tentativi di lecchinaggio di Blotch verso il padrone della rivista, che si dimostrerà molto più interessato alla garçonne di Blotch, Georgette, che non a lui stesso, il rapporto di Blotch con il jazz (da comparare con quello verso l'Africa del primo tomo), gli ulteriori battibecchi con Franz Dewiller, e soprattutto il passato di seduttore di Blotch con "la tentazione di Sant'Antonio". Insomma tutto il peggio del carattere di Blotch, per la nostra gioia.
Miss Endicott, di Derrien - Fourquemin
L'ho preso perché non so dire no alle governanti inglesi dell'800. Lettura gradevole, anche se mi aspettavo di meglio. Il ritmo molto veloce del racconto impedisce un po' di soffermarsi sui disegni, entrando in contrasto con il loro livello di dettaglio. Nel finale non ho capito perché Miss Endicott, svolto il suo lavoro, dovesse andarsene. In generale, mi ha ricordato da un lato Clues di Mara, e dall'altro Brisby e il segreto di NIMH, uno dei miei film d'animazione preferiti di quand'ero piccola.
Verso la tempesta, di Will Eisner

Trovato nella libreria dello studio e letto aspettando di andare a vedere Porco Rosso di Miyazaki. Andando a combattere nella Seconda guerra mondiale, il giovane Eisner traccia un'autobiografia della sua infanzia che è soprattutto una biografia di sua madre, giovane perbene e con la testa ben piantata sulle spalle ma con una famiglia disastrata, e di suo padre, artista fallito e affarista sognatore ancora più fallito nel lavoro, ma con delle idee molto chiare sulla convivenza etnico-religiosa. Faultless, come si dice, con alcune pagine splendide, ma ci sono cose più emozionanti.
Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia, di Rizzo - Bonaccorso
In uno dei corridoi bui di Castel Sant'Elmo, erano esposte le tavole originali di questo fumetto. Non sapevo di cosa trattasse né chi fosse l'autore, ma sono rimasta conquistata dal tratto spigoloso e dolcemente asprigno, come un limone, e soprattutto dal fantastico naso del protagonista. Poi ho scoperto che il fumetto era su Peppino Impastato e che allo stand della Becco Giallo c'era l'autore che firmava le copie. Così mi sono fatta fare un naso solo per me ^^ Pare strano ma io I cento passi non l'ho visto, quindi non posso fare confronti, dal momento che, come si dice in appendice, la scelta della struttura anacronica è stata determinata anche dalla volontà di differenziarsi dal film. L'altroieri ricorreva anche il trentunesimo anniversario della morte di Peppino Impastato, e ben venga che lo si ricordi in tutti i modi. Ma soprattutto un plauso ai fantastici disegni del messinese Lelio Bonaccorso.


Ci sono alcune cose che uno si costruisce da sé, altre che invece riceve in dono dagli altri. Forse a volte è più o meno la stessa cosa. In campo musicale, la passione per il metal, come ho già detto varie volte, è una creazione personale, a cui però sono concorsi tanti elementi e aiuti esterni. L'amore per Battisti, invece, l'ho ereditato da mio padre. Non c'è stato viaggio in macchina superiore all'ora e mezza, da quand'ero bambina, in cui mio padre non abbia messo su Battisti. Prima per mezzo di una musicassetta, poi di un cd, infine della mega raccolta di mp3 in cui è contenuto tutto Battisti, anche se i dischi con Panella non li ascoltiamo mai.
Quando ero piccola, per me Battisti (pure ancora vivo, sano e producente musica) era già morto. Credevo che tutte le sue canzoni risalissero agli anni '60 (manco ai '70) e per me gli anni '60 erano, come dire, la preistoria della musica leggera (sapevo invece che Mozart e Rossini erano più vecchi). Per me Battisti era già una leggenda, insomma.
Inoltre l'ascolto di Battisti in casa nostra assumeva un aspetto leggermente trasgressivo e per questo tanto più eccitante, perché, anche se non lo sapevo collocare temporalmente - e non mi rendevo conto che alcune delle sue canzoni più famose erano state composte appena pochi anni prima della mia nascita - sapevo invece benissimo che Battisti era di destra e che le sue canzoni erano tutte antifemministe, e quindi, se era tanto elogiato in una famiglia di comunisti come la nostra, voleva dire che le sue qualità musicali erano tali da far persino soprassedere sulla sconvenienza della sua appartenenza politica. (Poi, quale fosse il credo politico di Battisti è un'altra faccenda. Sull'antifemminismo di molte canzoni ci credo ancora, invece).
La piccola musicassetta iniziale conteneva soltanto, nei suoi 70 o quant'erano minuti di durata, il Battisti più celebre: La canzone del sole, Fiori rosa fiori di pesco, I giardini di marzo, ecc. ecc. Il doppio cd che venne dopo invece mi presentava un Battisti diverso, molto più mordace e pieno di doppi sensi, con canzoni come Anima latina, Il salame, Due mondi, Le allettanti promesse ecc. Quando fu comprato il doppio cd avevo ormai una quindicina d'anni, quindi tutte queste canzoni per me fanno sempre parte dell'altro Battisti, il lato B insomma. Infine, i due tripli cd delle Avventure di Battisti e Mogol, che ho comprato personalmente ben prima che venissero distribuiti in edicola, mi offrivano un terzo Battisti che in fondo non ho ancora digerito del tutto; canzoni come Per una lira, Al cinema, Il monolocale ecc ecc mi suonano ancora estranee e, a dirla tutta, un po' fastidiose. Non parliamo poi della produzione con Panella che non sono mai stata capace di ascoltare.
Il 9 settembre di dieci anni fa fu molto diverso di adesso. Le due cose principali della giornata, per me, furono un terremoto, che google mi dice avvenne in Basilicata e Calabria, ma che invece nella mia memoria è quello in Umbria; se mi si chiede cosa avvenne il 9/9/98, per prima cosa risponderei "il crollo della basilica d'Assisi", di cui ricordo ancora le immagini al telegiornale. La seconda cosa è una festicciola serale in cui io e il mio ex annunciammo pubblicamente al nostro gruppo d'amici (che già se n'erano accorti tutti, eh) che stavamo insieme. Lo storico avvenimento era accaduto qualche giorno prima, e dato che era la prima volta che mi mettevo con un ragazzo, il mio stato di contentezza era molto elevato. Estremamente elevato. Tanto che della morte di Battisti presi nota, è vero, ma ero troppo felice per il resto delle altre cose da esserne rattristata. In fondo, per me Battisti, come dicevo, era già morto. Nel 1994, quando pubblicò il suo ultimo disco, Hegel, avevo 13 anni; ipoteticamente avrei anche potuto interessarmene, invece i due dischi che comprai nel '94 - e che furono in assoluto i primi dischi che comprai da me, credo, dopo le richieste per farmi comprare i dischi dello Zecchino d'Oro e di Fivelandia - furono il secondo disco di Laura Pausini (sic) e Lorenzo '94 di Jovanotti, quello che conteneva Senti come piove e un'altra canzone famosa che adesso non ricordo. Questo perché i miei gusti di adolescente dovevano essere ancora notevolmente grossati.
Nel mio universo musicale Battisti è un'icona inamovibile. A casa ci riferiamo a lui semplicemente come "lui". Per esempio se mia madre, la cui memoria musicale non è molto ampia e le altre canzoni, oltre quelle contenute nella vecchia musicassetta, non le riconosce, entra nella mia stanza mentre sto ascoltando Battisti, e mi chiede "Chi è?", io rispondo semplicemente "Lui" e ciò basta perché mia madre capisca "Lucio".
Per la cronaca, quand'ero piccola credevo che l'inizio de Il tempo di morire facesse "Motocicletta, riesci a capi' " invece di "Motocicletta, 10 HP".
Domani parto per il tour riccardiano, di cui vari dei miei affezionati lettori già sanno, e per gli altri, si tratterà di girare l'Inghilterra sulle tracce di Riccardo III, y compris visita a Bosworth. Mi spiace solo che tra le tappe non siano comprese Leicester e Nottingham, perché per il resto c'è un sacco di roba da vedere, York, Middleham, Fotheringhay, Norwich, il castello di Ashby de la Zouche, Barnam, nonché varie abbazie, chiese, villaggi ecc. Il tutto si concluderà con due giorni a Londra, dove spero di vedere anche dei miei vecchi amici.
Questo viaggio mi ha fatto riflettere. Sono sei anni che non faccio un viaggio così lungo (due settimane) e cinque anni che non faccio un viaggio in generale (l'ultimo è stato il trek in Germania). Non che non mi sia spostata in questi ultimi tempi, ma i miei soggiorni in Francia sono per lo studio più che il piacere, e in Belgio ho fatto solo tre giorni questa Pasqua partendo da Tours. Non metto piede in Gran Bretagna da dieci anni e a Londra da undici. E quante cose sono passate da quei tempi!
Nel lontanissimo 1997 non c'era ancora stato l'11 settembre, io viaggiavo tranquillamente portandomi in cabina 6-7 buste il cui contenuto superava di molto i cinque chili, e all'aereoporto mi perquisivano perché avevo in tasca una confezione di Cadbury Dairy Milk con la carta argentata ^^; (vengo spesso perquisita in aereoporto. Una volta hanno suonato le mollette per capelli che avevo in tasca, un'altra volta mi ero scordata di togliermi l'orologio, ecc). Non sono mai tornata in un paese anglosassone dopo le Torri Gemelle.
E poi ci sono riflessioni d'altro tipo. Il viaggio in Scozia del 1998, insieme con quello in Norvegia del 2002, è stato il più bello che ho fatto in vita mia. Formammo subito un gruppo unitissimo, e né la torba né la pioggia ininterrotta potevano abbassare il mio morale. E' un viaggio di cui ricordo quasi tutto, ma mi sembrano cose successe in una vita precedente se confrontate col fatto che, pochi mesi dopo, in un campo scuola di pochi giorni mi misi con il mio ex. La Scozia e Nocera sembrano due eventi intervallati da chissà quali ere geologiche nella mia mente, ma era passato a stento un mese e mezzo, durante il quale, peraltro, avevo iniziato a leggere Berserk dietro la guida di AT ed ero stata a Bivongi, ascoltando in macchina Lothlorién di Enja. Mamma, quanti secoli sono passati.
A quei tempi, ogni viaggio iniziava molto prima della partenza. I miei quaderni universitari sono pieni di scritte "Lofoten" vari mesi prima che mi imbarcassi per Oslo. Adesso - a parte il fatto che il viaggio l'ho prenotato mesi e mesi fa, e che le storie dei pagamenti e delle prenotazioni sono iniziate a febbraio - sto facendo tutti in questi ultimi due giorni, e negli ultimi mesi mi sono quasi proibita di pensare al viaggio, perché prima dovevo studiare. E infatti la mia tesi è andata lentamente avanti. Adesso mi concedo queste due settimane di stacco totale, e poi dovrò tornare tra le mie fotocopie.
Non ho idea se riuscirò a scroccare un po' di internet in qualche locanda inglese, per cui vi lascio con un po' di cose da vedere:
- alcuni disegni che ho appena messo sul mio decrepito sito, che dopo la tesi (si spera) troverò il tempo di aggiornare:
Sahara, ispirato alla canzone dei Nightwish (con Anette). Data la pruderie di deviantArt, lì l'ho messo sotto Mature Content (questi americani puritani...)
- La fenice, dedicato a Roberto Dinacci:
- Nuvole colorate:
più un piccolo Jaime per divertimento ;-) :
e poi, un paio di foto fatte a Napoli, tra via Posillipo e Palazzo Reale:
a presto! Incrociate le dita per me!

Ieri è morto in un incidente stradale Roberto Dinacci, un collaboratore del ministro Nicolais. Aveva 28 anni. L'avevo conosciuto all'inaugurazione della mostra su Astrid Lindgren, e mi aveva detto che sarebbe passato da casa a vedere gli altri miei disegni. Ciao Roberto, adesso sono tutti a tua disposizione.
A hand above the water
An angel reaching for the sky
Is it raining in heaven -
Do you want us to cry?
And everywhere the broken-hearted
On every lonely avenue
No-one could reach them
No-one but you
One by one
Only the Good die young
They're only flying too close to the sun
And life goes on -
Without you...
Another tricky situation
I get to drownin' in the blues
And I find myself thinkin'
Well - what would you do?
Yes! - it was such an operation
Forever paying every due
Hell, you made a sensation
You found a way through
One by one
Only the Good die young
They're only flyin' too close to the sun
We'll remember -
Forever...
And now the party must be over
I guess we'll never understand
The sense of your leaving
Was in the way it was planned...
So we grace another table
And raise our glasses one more time
There's a face at the window
And i aint never, never saying goodbye...
One by one
Only the Good die young
They're only flyin' too close to the sun
Cryin' for nothing
Cryin' for no-one
No-one but you
Queen, No-one but you (Only the good die young)
And flights of angels sing thee to thy rest.

Se avete mai scorso la clonna di destra fino in fondo, nella sezione "voix des anges" avrete scoperto che il mio soprano preferito è l'americana Cyndia Sieden. Purtroppo non l'ho mai vista dal vivo (credo che abbia cantato in Italia qualche volta, ma io non c'ero o dormivo) e sto faticosamente mettendo insieme una raccolta dei suoi cd. La prima volta l'ho sentita nel ruolo di Amore nell'Orfeo e Euridice di Gluck diretta da Gardiner. È stato amore al primo ascolto.
Incantata dal timbro purissimo e dalla giocosa seduzione che sorride dalla sua interpretazione di Amore, ho comprato anche Die Zauberflöte con Cyndia che fa la Regina della Notte. Non è la prima scelta, secondo la Rough Guide of Opera (aka the Bible), ma io se permettete resto senza fiato ogni volta:
Poi ho preso anche Il Ratto del Serraglio (Blondchen) e Mitridate re di Ponto (Aspasia) (trovato per puro caso alla Fnac). A Torino ho recuperato un disco che credevo introvabile, Die Schweigsame Frau di Richard Strauss, dove Cyndia fa Aminta/Timida. Un'opera considerata minore nel repertorio di Strauss, ma il libretto è delizioso e Cyndia pure.

Cyndia ha registrato anche altre cose, più o meno irrecuperabili, temo, se non su internet:
Ha creato il ruolo di Ariel nella Tempest di Thomas Adès (spero che prima o poi venga registrato):
articoli su CS:
http://www.atlantasymphony.org/abouttheaso/meetthemusicians/guestartists/cyndiasieden.aspx
http://www.laphil.com/music/artist_detail.cfm?id=2233&
e questo è il sito della sua agente: http://www.caroline-phillips.co.uk/artists/CPM_CSi.htm
Sanctus Espiritus redeem us from our solemn hour
Sanctus Espiritus insanity is all around us
Sanctus Espiritus! Sanctus Espiritus! Sanctus Espiritus!
In my darkest hours I could not foresee
That the tide could turn so fast to this degree
Can’t believe my eyes
How can you be so blind?
Is the heart of stone, no empathy inside?
Time keeps on slipping away and we haven’t learned
So in the end now what have we gained?
Sanctus Espiritus, redeem us from our solemn hour
Sanctus Espiritus, insanity is all around us
Sanctus Espiritus, is this what we deserve,
can we break free from chains of never-ending agony?
Are they themselves to blame, the misery, the pain?
Didn’t we let go, allowed it, let it grow?
If we can’t restrain the beast which dwells inside
it will find it’s way somehow, somewhere in time
Will we remember all of the suffering
Cause if we fail it will be in vain
Sanctus Espiritus, redeem us from our solemn hour
Sanctus Espiritus, insanity is all around us
Sanctus Espiritus, is this what we deserve,
can we break free from chains of never-ending agony?
Within Temptation, Our Solemn Hour, da The Heart of Everything







Anche se non posso certo vantare un'ugola d'oro, cantare mi piace molto e, quando sono a casa, è facile sentirmi cinguettare qualcosa di più o meno sensato. Ma quali sono le canzoni che canto di più quando sono sotto la doccia? Ci sono un certo numero di testi che si sono nel corso degli anni messi a formare un piccolo repertorio personale. In ordine assolutamente sparso:
Negli anni ho cantato anche altre cose, ora parzialmente dimenticate: Illuminati e Closer than the Holy Ghost dei Vacuum, Communication dei Cardigan, Isobel, Bachelorette e Anchor's Song di Bjork, un paio di arie (maschili!) come il Credo di Iago o le cavatine del duca di Mantova dal Rigoletto, Rain/Tax e La biche et le loup di Céline Dion, e poi grandi classici italiani come Il cielo in una stanza, La bambola di Patty Pravo, la Locomotiva di Guccini, ecc.
e voi? cosa cantate sotto la doccia?
Cavalcando l'onda di domande/commenti, ecco la mia storia col metal. Lunga storia ^^









(*) Chi saprà riconoscere per primo la provenienza di questa citazione riceverà in omaggio un post a sua scelta, da scriversi entro data prorogabile.
555 anni fa nasceva l'amata ossessione della vostra blogger di fiducia, Riccardo III ^_^ Abbiamo festeggiato con un gelato fragola & bacio.
In attesa di nuove rece, eccovi perlomeno un disegnuccio su Riccardino che saluta moglie & figlioletto
e l'ultimo olio-da-un-pomeriggio, Miriel che guarda dagli spalti di Fortingay:
Quella pazzerella di Silvia mi ha eletta ritrattista ufficiale di Riccardino (magari averlo come modello! Ma temo che non sarei stata molto attenta XD).
Per il resto, molto da fare e poco tempo per farlo! Ma almeno ho quasi terminato il corso e l'essay su Snape che sto scrivendo ormai da agosto (?!). Venerdì scorso è uscito Dark Passion Play, il nuovo disco dei Nightwish con Anette al posto di Tarja, e mi sto abituando. Ma Tarja era un'altra cosa (e Bye Bye Beautiful è di cattivo gusto, se la potevano risparmiare). BAci a todos.
Per ricordare Bosworth quest'anno ho fatto un microfumetto stuppido che però mi ha fatto ridere tanto: (pagina 1, 2, 3 e 4)
e se volete qualcosa di un po' più serio e commovente, ecco una canzone dei Within Temptation dal loro ultimo, fantastico album The Heart of Everything. Appena l'ho sentita l'ho immediatamente collegata a lady Anne morente. Sì, sarebbe più appropriata per il 16 marzo, ma comunque:
All I need (musica & parole Sharon den Adel)
Non solo ho scritto una canzone per Naide, ma l'ho anche cantata e ci ho fatto pure il video. E l'ho addirittura postato su youtube, perché sono proprio senza pudore.
Eccovi il testo (se vi prende una voglia matta di fare il karaoke):