a metà strada tra il critico e il fan

esperimenti di critica sociale e umana
lunedì, 25 maggio 2009

Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia

Resto lì a lungo, la mano appoggiata al bordo della finestra, a fissare il punto in cui è sparita. Magari potrebbe accorgersi di avere dimenticato di dirmi qualcosa, e tornare indietro. Ma non torna. In quel punto rimane solo una specie di cavità invisibile che ha la forma della sua assenza.
 
È difficile condensare in poche parole un giudizio su Kafka sulla spiaggia. È un libro di cui ho sentito parlare molto prima di quando uscisse in Italia, sin dal momento in cui Amitrano sensei lo stava traducendo, e quindi all’incirca dal 2007. Una mia amica ne ha corretto le bozze, raccontandomi talvolta di alcuni dettagli del processo di traduzione. Poi, da quando è uscito, l’ho letto due volte. La prima volta all’inizio del 2008, lettura interrotta a poche pagine dalla fine perché lo lasciai in Italia quando partii per la Francia; la seconda volta quest’anno, finalmente finendolo. Rileggerlo non mi ha annoiato né me ne ha fatto avere, sostanzialmente, un giudizio diverso. Mi ha fatto solo comprendere meglio il sostrato di pensiero buddista che giace sotto molte delle riflessioni compiute dai protagonisti, e mi ha fatto notare meglio la compresenza di riferimenti alla cultura occidentale e a quella orientale, che è uno dei punti fissi di Murakami. Quasi tutte le citazioni che si trovano all’interno di questo libro (escluse alcune importanti eccezioni) rimandano alla cultura occidentale: la musica ascoltata dai personaggi, i libri letti, le misteriose incarnazioni di figure pop (Johnnie Walker, il colonnello Sanders), mentre la base filosofica è perlopiù di matrice orientale, e in particolare, mi sembra, buddista, con i riferimenti alla vacuità, all’impermanenza, al flusso. Le importanti eccezioni sono costituite dal richiamo al Genji monogatari, il capolavoro assoluto della letteratura giapponese, e in particolare all’episodio dello spirito tormentatore scaturito da una persona vivente, e da Natsume Sōseki, su cui i personaggi discutono.
 
Da un lato, è un classico romanzo di formazione, che prende l’avvio dal più classico dei problemi di origine: il complesso di Edipo. Il protagonista, che si fa chiamare Tamura Kafka, uccide suo padre e giace con sua madre e con sua sorella. Non adempie a questi atti in maniera diretta (tranne in un caso), ma attraverso intermediari che ruotano attorno a lui costituendo, nel caso di Nakata, dei filoni paralleli alla sua storia. Nakata, appunto, un vecchio la cui mente è stata alterata da un misterioso episodio infantile, è colui che gli uccide il padre; la sorella (ma davvero sorella?) viene penetrata in sogno, mentre un’altra sorella (d’adozione) è ritrovata nel mitico bibliotecario Ōshima, transgender FTM; la madre (ma davvero madre?) è amata attraverso la sua apparizione di quindicenne. Dopo essere passato attraverso la maledizione d’Edipo, Kafka è pronto (ma davvero pronto?) per vivere la sua vita. “Ma non ho ancora capito che cosa significa vivere”, dice proprio nell’ultima pagina. “Guarda il quadro. Ascolta il rumore del vento”, risponde Ōshima, in quella che è una meditata accettazione delle stranezze del reale.
E stranezze del reale ce ne sono a bizzeffe in questo testo: attorno al nucleo edipico girano misteriosi addormentamenti di bambini durante la seconda guerra mondiale, camionisti che iniziano ad apprezzare il Trio dell’Arciduca di Beethoven, prostitute da urlo che citano Hegel mentre praticano la fellatio, gatti che parlano, una pietra dell’entrata (verso che cosa? La propria coscienza? Il mondo dei ricordi? In ogni caso, se è aperta va richiusa, e dunque meglio non aprirla), sgombri e sardine che piovono dal cielo, e chi più ne ha più ne metta. Detta così sembrerebbe un romanzo fantastico. Non lo è, o meglio gli elementi fantastici non sono usati in termini di evasione bensì di metafora sul reale che è sullo stesso piano del reale stesso.
Nessuno di questi elementi fantastici, o dei misteri, viene spiegato. Neppure la pietra dell’entrata, oppure l’incidente che ha fatto di Nakata un uomo con un’ombra che è densa la metà delle ombre normali. Come dice la mia amica Gala, neppure tutte le parole del mondo – e il romanzo contiene un livello di dettaglio, nelle descrizioni e nel linguaggio, incredibile – possono spiegare il nucleo, l’insondabile. Come dice Ōshima, guarda e ascolta. La decifrazione seguirà quando sarà necessaria.
Kafka sulla spiaggia è un libro dentro cui si abita. Una volta che ci si entra dentro, si attraversa un viaggio esattamente come i due protagonisti, Kafka e Nakata (e poi il camionista, Hoshino), e alla fine, forse, si è imparato a guardare il quadro – che in questo caso è anche l’esperienza estetica vs. l’ermeneutica – senza porsi domande, ma solo godendo del passaggio.    

un morceau dal Trio dell'arciduca di Ludwig van.

postato da: cabepfir alle ore 25/05/2009 13:08 | link | commenti (5) | commenti (5)
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domenica, 10 maggio 2009

letture e acquisti post Comicon

Il Comicon è finito ormai da due settimane, ma io ho finito solo adesso di leggere la roba che ho acquistato/ scroccat-fattomi prestare dopo di esso. Ed ecco il minestrone:

Bastien Vivès, Dans mes yeux - Il gusto del cloro

In occasione del Comicon ho avuto l'incredibile ventura di conoscere Bastien Vivès. E chi l'avrebbe mai detto quando, a settembre, presi dallo scaffale della Fnac di Tours una copia del Goût du Chlore, e lo considerai subito uno dei fumetti migliori su cui avessi messo mano negli ultimi tempi? Alla fiera del Libro per ragazzi di Bologna, nello stand della Casterman, avevo avuto modo di sfogliare, ahimé per pochi minuti, la nuova opera di Bastien, Dans mes yeux, ancora inedita in Italia ma che spero sarà tradotta presto. Per fortuna Bastien ce ne ha lasciato una copia allo studio e quindi ho potuto leggerla con calma ^^

Dans mes yeux e Il gusto del cloro - di fresca stampa presso Black Velvet - raccontano la stessa storia. Un lui e una lei - di cui non si sa il nome in nessuna delle opere - si incontrano per caso, si studiano, si piacciono, si mettono insieme. Il gusto del cloro termina appena prima che i due si mettano insieme, Dans mes yeux prosegue fino a mostrare le prime incrinature della neoformata coppia. Il gusto del cloro ambienta tutto in piscina, Dans mes yeux segue i protagonisti dalla biblioteca universitaria dove si incontrano per la prima volta ai luoghi dei loro primi appuntamenti, il cinema, una festa, il ristorante, lo zoo ecc. Alcune situazioni si ripetono identiche nei due fumetti: lei che si lega i capelli con un elastico, lui che scopre con gelosia le altre amicizie maschili di lei, lui che guarda, ammira, fissa solo lei.

La bellezza del Gusto del cloro stava in quella sensazione di piscina che ti dava. Mentre lo leggi si percepisce l'acqua, l'atmosfera ovattata delle vasche, lo sciabordio delle piccole onde contro il bordo. Colorazione al computer in tinte piatte, sintetiche e utili. Dans mes yeux invece è colorato coi pastelli a cera, e un nervoso contorno a china segue le figure principali. La sua bellezza - e la sua genialità - sta nella prospettiva e nel sapiente utilizzo della voce narrativa.

In Dans mes yeux, il protagonista maschile non si vede mai. Tutto si vede, come dice il titolo, dai suoi occhi, e nei suoi occhi c'è solo lei, la ragazza che lo affascina e di cui lui segue tutti i movimenti. Anche i balloon riportano esclusivamente le parole di lei, mai quelle di lui, cosicché il dialogo va dedotto unicamente dalle reazioni di lei. Questo perché a lui, di quello che dice lui stesso, non importa. Interessa soltanto questa lei che è entrata così prepotentemente nella sua vita.

Per farla breve, Dans mes yeux è geniale e dovete leggerlo. Due cose non mi sono piaciute: la parte allo zoo (con quegli animali disegnati così realisticamente, al contrario del resto dei disegni) e il finale amaro, perché, come il protagonista, non capisco il senso delle lacrime di lei. Ma questo nulla toglie alla straordinarietà del tutto. Leggete di come l'attenzione di lui scema mentre lei parla con i suoi compagni di dormitorio, o di come lei balla. Bastien suggerisce di leggerlo ascoltando Les histoires d'A di Rita Mitsouko. Le voilà.

 Les histoires d'amour finissent mal en général.

Un omaggio di Bastien a Napoli:

immagine di Bastien Vivès

e il blog di Bastien: http://bastienvives.blogspot.com/ . Stay tuned. 

Blotch. Di fronte al proprio destino, di Blutch

Blotch di Blutch è semplicemente l'albo meglio inchiostrato adesso in circolazione, insieme alle cose di Frederick Peeters. Questo secondo tomo aggiunge, alle vette del primo (che forse è un pelino meglio), gli ulteriori tentativi di lecchinaggio di Blotch verso il padrone della rivista, che si dimostrerà molto più interessato alla garçonne di Blotch, Georgette, che non a lui stesso, il rapporto di Blotch con il jazz (da comparare con quello verso l'Africa del primo tomo), gli ulteriori battibecchi con Franz Dewiller, e soprattutto il passato di seduttore di Blotch con "la tentazione di Sant'Antonio". Insomma tutto il peggio del carattere di Blotch, per la nostra gioia.

Miss Endicott, di Derrien - Fourquemin

L'ho preso perché non so dire no alle governanti inglesi dell'800. Lettura gradevole, anche se mi aspettavo di meglio. Il ritmo molto veloce del racconto impedisce un po' di soffermarsi sui disegni, entrando in contrasto con il loro livello di dettaglio. Nel finale non ho capito perché Miss Endicott, svolto il suo lavoro, dovesse andarsene. In generale, mi ha ricordato da un lato Clues di Mara, e dall'altro Brisby e il segreto di NIMH, uno dei miei film d'animazione preferiti di quand'ero piccola.

Verso la tempesta, di Will Eisner

Trovato nella libreria dello studio e letto aspettando di andare a vedere Porco Rosso di Miyazaki. Andando a combattere nella Seconda guerra mondiale, il giovane Eisner traccia un'autobiografia della sua infanzia che è soprattutto una biografia di sua madre, giovane perbene e con la testa ben piantata sulle spalle ma con una famiglia disastrata, e di suo padre, artista fallito e affarista sognatore ancora più fallito nel lavoro, ma con delle idee molto chiare sulla convivenza etnico-religiosa. Faultless, come si dice, con alcune pagine splendide, ma ci sono cose più emozionanti.

Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia, di Rizzo - Bonaccorso

In uno dei corridoi bui di Castel Sant'Elmo, erano esposte le tavole originali di questo fumetto. Non sapevo di cosa trattasse né chi fosse l'autore, ma sono rimasta conquistata dal tratto spigoloso e dolcemente asprigno, come un limone, e soprattutto dal fantastico naso del protagonista. Poi ho scoperto che il fumetto era su Peppino Impastato e che allo stand della Becco Giallo c'era l'autore che firmava le copie. Così mi sono fatta fare un naso solo per me ^^ Pare strano ma io I cento passi non l'ho visto, quindi non posso fare confronti, dal momento che, come si dice in appendice, la scelta della struttura anacronica è stata determinata anche dalla volontà di differenziarsi dal film. L'altroieri ricorreva anche il trentunesimo anniversario della morte di Peppino Impastato, e ben venga che lo si ricordi in tutti i modi. Ma soprattutto un plauso ai fantastici disegni del messinese Lelio Bonaccorso.

postato da: cabepfir alle ore 10/05/2009 11:13 | link | commenti (4) | commenti (4)
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venerdì, 28 novembre 2008

i 20 migliori momenti musicali

Oggi, per festeggiare luscita del nuovo disco dei Take That, vi propongo questo affascinante meme musicologico copiato dal blog di Fayaway, che a sua volta l'ha copiato dal blog del Busca (che non conosco). I miei venti momenti musicali preferiti. Ci ho pensato molto su, alcuni brani avrebbero potuto essere sostituiti da altri, ma per il momento eccola qui.
Questa
non è una classifica delle migliori canzoni ma solo la classifica degli
"istanti musicali" che preferisco, ovvero quei momenti in una canzone
che esprimono qualcosa di speciale: può essere una singola nota, una
rullata di tamburo, un assolo, una strofa, una parola o un urlo in un
ben preciso istante che io trovo perfetto.

Mica dovete condividerli, lo sono solo per me.
Busca
 
 
Voci femminili
  1. Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen, dall’atto secondo di Die Zauberflöte, tutta in verità, in particolare i vocalizzi tra 0:38-1:07, 1:47-2:06, nella registrazione Archiv diretta da John Eliot Gardiner. Solo perché è probabilmente la cosa più spaventosa mai scritta per voce umana. (pressoché lo stesso minutaggio nella versione cantata da Diana Damrau che potete vedere per gentile concessione di Youtube) (link).
 
  1. L’inizio di Summertime da Porgy and Bess di George Gershwin, con la terza sillaba tenuta a lungo, piano e suadente. (qui in versione Charlotte Church) (link)
 
  1. Beth Orton, Mount Washington, da Daybreaker, 5:03-6:09, un filo di voce e la musica elettronica che si alza formando una spirale. (link)
 
  1. Vedere che Jennifer Hudson riesce ogni volta ad arrivare alla fine di And I’m telling you I’m not going, dalla colonna sonora di Dreamgirls, dopo essersi sgolata. (link)
 
  1. Tarja Turunen intona “Angels fall first” (1:49-1:54) nella canzone omonima del disco omonimo, facendo il coretto a se stessa. (link)
 
Voci maschili
  1. Mattias Lindblom che tiene la nota cantando “Where I found you / When I bound you / How I signed you / Like the master / I’ve learned to love” in Science of the Sacred, 1:12-1:42, da The Plutonium Cathedral dei Vacuum. (link)
 
  1. Elvis che domanda “Are you lonesome tonight?” all’inizio della canzone omonima. Certo che sono sola stasera, Elvis, ti aspetto. (link)
 
  1. La purezza cristallina con cui Gary Barlow pronuncia “I’d wait for life” nei tre ritornelli e poi ripete “For life” in I’d wait for life, da Beautiful World. (link)
 
Duetto
  1. Franz Schreker, Die Gezeichneten, atto III, scena 15, Carlotta e Tamare concludono il loro canto con un estatico “Ah ah ah ah ah”, da cui poi il povero Salviano capisce che l’amata lo tradisce, registrazione Decca diretta da Lothar Zagrosek cd 3, track 9, 5:46-5:55. (nel video, tratto dal dvd diretto da Kent Nagano, inizia a 7:43) (link)
 
  1. Roy Orbison e k.d. lang portano Crying all’apoteosi scandendo “Over you” (3:18-3:30), in cui ogni vocale è tenuta per circa dieci minuti, cosa che cerco di ripetere sotto la doccia sembrando un cane che uggiola, poiché non riesco mai ad azzeccare quando devo passare alla vocale successiva. (link)
 
Coro
  1. I primi venti secondi di The End of All Things, in The Lord of the Rings: The Return of the King, di Howard Shore, track 16, con le voci che si alzano a declamare qualcosa che nelle mie misheard lyrics ho sempre interpretato come “Sì è mio – No è tuo” e che non so cosa dica in verità. (link)
 
  1. Il primo minuto di Guerra! Guerra! dal terzo atto della Norma, scena VII. Voci e trombe per quello che potrebbe anche essere un inno metal. (link)
 
  1.  Il crescendo implacabile di O Fortuna dai Carmina Burana di Carl Orff. (link)
 
Strumentale
  1. L’attacco al pianoforte di It’All Coming Back to Me Now cantata da Céline Dion, da cui è dipeso l’acquisto dei successivi dodici cd con cui ho finanziato l’educazione di René Charles. (link)
 
  1. Il turbine dei sistri dal quarto minuto di Les tringles des sistres tintaient, dalla Carmen di Bizet, in cui tutta l’orchestra si aggiunge pian piano per ripetere il motivo suonato pianissimo dai fiati ad inizio aria. (link)
 
  1. Un rapido movimento di archi e ottoni sottolinea lo scambio verbale tra Arrigo e Monforte (padre e figlio che si odiano) in Temerario! Quale ardire! dai Vespri siciliani di Verdi, atto primo, 0:00-0-06 e 0:43-0:50 diretta da Levine. (purtroppo non ho ritrovato questo pezzo su Youtube. Mi dispiace, perché merita davvero).
 
  1. Wagner, Götterdämmerung, atto terzo, scena seconda, Trauermarsh, 3:38-4:08 nella registrazione live da Bayreuth diretta da Karl Böhm. Gli ottoni salutano Sigfrido. (link)
 
  1. Il flamenco con chitarra acustica a metà di Innuendo dei Queen, 3:17-3:53. (link)
 
  1. Il pezzetto ad archi campionato all’infinito in Bittersweet Symphony dei Verve. (link)
 
  1. L’intro di Child in time dei Deep Purple. Batteria e sintetizzatore creano un momento di sospensione. Ma pure il resto della canzone, e pure Smoke on the Water. (link)
Ho cercato di non ripetermi troppo, per questo troverete un solo momento di Verdi, uno solo di Mozart, Wagner, uno solo di Céline Dion, uno dei Nightwish ecc. Sennò avremmo fatto i venti momenti migliori di Céline Dion, i 20 momento migliori di Verdi e non avrei finito più. Ho anche cercato di limitarmi quando è il pezzo intero che mi piace e non poche note. Per questo sono state lasciate fuori le arie di Jago e del duca di Mantova, i recitativi di Scarpia e di Gérard, le canzoni di Lucio Battisti, dei Within Temptation, dei Rhapsody, dei Gathering, di Enya, di Loreena McKennitt, di Rino Gaetano, dei Magnetic Fields, ecc ecc.  
postato da: cabepfir alle ore 28/11/2008 15:10 | link | commenti (8) | commenti (8)
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mercoledì, 08 ottobre 2008

Nana docet

 
Ieri, sulla cumana, c’era un ragazzino di una quindicina d’anni insieme al padre. Aveva una custodia da chitarra e stava discutendo di una qualche gara musicale a cui voleva partecipare con la sua band. Quindi è passato a riferire, prima esitante, poi prendendo sempre più coraggio, degli acquisti di materiale tecnico che voleva fare con gli altri membri del gruppo, cavi per l’amplificatore, divisione dei costi tra il bassista e il cantante, ecc. Poi ha detto orgogliosamente di aver replicato, a chi lo accusava di avere suo padre che lo aiutava con i pezzi, che dopo aver ricevuto le prime basi del mestiere dal padre aveva fatto tutto da solo, ripetendo i pezzi a orecchio, ecc. Era in pratica una confortante scenetta di un adolescente che condivide la propria passione col genitore e che riceve il suo sostegno.
Unico particolare: il ragazzino aveva i capelli tutti tirati su col gel, ai polsi due braccialetti neri con le borchie e una maglietta di God Save the Queen dei Sex Pistols. Il padre era vestito in maniera assolutamente comune.
Mi veniva da dire: «Ragazzino, ma tu lo sai che faceva Sid Vicious? Lo sai che facevano i Pistols?». È una cosa di cui ormai si sente parlare da molte parti, ma questa scena la riassumeva alla perfezione: ai giovani ribelli degli anni 60-70 si sono sostituiti i giovani conformisti d’oggi. Il punk era una ribellione all’ordine familiare, oggi i ragazzini usano l’iconografia punk come moda, per crearsi un look identico a quello di tutti gli altri finti (anzi, scusate, si dice neo) punk ed emo. Camminando per strada in orari di entrata e/o uscita da scuola vedo torme di ragazzi vestiti di nero, con borchie, calze strappate, make-up gotico. Probabilmente meglio delle zeppe, ma mi sembra di sentire la voce di qualche vero punkettaro d’altri tempi che si rivolta nella tomba.
Lunedì ho comprato il mio primo cd di Alice Cooper, Trash (1989). Leggo su recensioni online che sarebbe ritenuto commerciale rispetto ad altri album del caro Alice. Sarà. A me piace.
 
postato da: cabepfir alle ore 08/10/2008 14:31 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 10 settembre 2008

mi ritorni in mente

Ci sono alcune cose che uno si costruisce da sé, altre che invece riceve in dono dagli altri. Forse a volte è più o meno la stessa cosa. In campo musicale, la passione per il metal, come ho già detto varie volte, è una creazione personale, a cui però sono concorsi tanti elementi e aiuti esterni. L'amore per Battisti, invece, l'ho ereditato da mio padre. Non c'è stato viaggio in macchina superiore all'ora e mezza, da quand'ero bambina, in cui mio padre non abbia messo su Battisti. Prima per mezzo di una musicassetta, poi di un cd, infine della mega raccolta di mp3 in cui è contenuto tutto Battisti, anche se i dischi con Panella non li ascoltiamo mai.

Quando ero piccola, per me Battisti (pure ancora vivo, sano e producente musica) era già morto. Credevo che tutte le sue canzoni risalissero agli anni '60 (manco ai '70) e per me gli anni '60 erano, come dire, la preistoria della musica leggera (sapevo invece che Mozart e Rossini erano più vecchi). Per me Battisti era già una leggenda, insomma.

Inoltre l'ascolto di Battisti in casa nostra assumeva un aspetto leggermente trasgressivo e per questo tanto più eccitante, perché, anche se non lo sapevo collocare temporalmente - e non mi rendevo conto che alcune delle sue canzoni più famose erano state composte appena pochi anni prima della mia nascita - sapevo invece benissimo che Battisti era di destra e che le sue canzoni erano tutte antifemministe, e quindi, se era tanto elogiato in una famiglia di comunisti come la nostra, voleva dire che le sue qualità musicali erano tali da far persino soprassedere sulla sconvenienza della sua appartenenza politica. (Poi, quale fosse il credo politico di Battisti è un'altra faccenda. Sull'antifemminismo di molte canzoni ci credo ancora, invece).

La piccola musicassetta iniziale conteneva soltanto, nei suoi 70 o quant'erano minuti di durata, il Battisti più celebre: La canzone del sole, Fiori rosa fiori di pesco, I giardini di marzo, ecc. ecc. Il doppio cd che venne dopo invece mi presentava un Battisti diverso, molto più mordace e pieno di doppi sensi, con canzoni come Anima latina, Il salame, Due mondi, Le allettanti promesse ecc. Quando fu comprato il doppio cd avevo ormai una quindicina d'anni, quindi tutte queste canzoni per me fanno sempre parte dell'altro Battisti, il lato B insomma. Infine, i due tripli cd delle Avventure di Battisti e Mogol, che ho comprato personalmente ben prima che venissero distribuiti in edicola, mi offrivano un terzo Battisti che in fondo non ho ancora digerito del tutto; canzoni come Per una lira, Al cinema, Il monolocale ecc ecc mi suonano ancora estranee e, a dirla tutta, un po' fastidiose. Non parliamo poi della produzione con Panella che non sono mai stata capace di ascoltare.

Il 9 settembre di dieci anni fa fu molto diverso di adesso. Le due cose principali della giornata, per me, furono un terremoto, che google mi dice avvenne in Basilicata e Calabria, ma che invece nella mia memoria è quello in Umbria; se mi si chiede cosa avvenne il 9/9/98, per prima cosa risponderei "il crollo della basilica d'Assisi", di cui ricordo ancora le immagini al telegiornale. La seconda cosa è una festicciola serale in cui io e il mio ex annunciammo pubblicamente al nostro gruppo d'amici (che già se n'erano accorti tutti, eh) che stavamo insieme. Lo storico avvenimento era accaduto qualche giorno prima, e dato che era la prima volta che mi mettevo con un ragazzo, il mio stato di contentezza era molto elevato. Estremamente elevato. Tanto che della morte di Battisti presi nota, è vero, ma ero troppo felice per il resto delle altre cose da esserne rattristata. In fondo, per me Battisti, come dicevo, era già morto. Nel 1994, quando pubblicò il suo ultimo disco, Hegel, avevo 13 anni; ipoteticamente avrei anche potuto interessarmene, invece i due dischi che comprai nel '94 - e che furono in assoluto i primi dischi che comprai da me, credo, dopo le richieste per farmi comprare i dischi dello Zecchino d'Oro e di Fivelandia - furono il secondo disco di Laura Pausini (sic) e Lorenzo '94 di Jovanotti, quello che conteneva Senti come piove e un'altra canzone famosa che adesso non ricordo. Questo perché i miei gusti di adolescente dovevano essere ancora notevolmente grossati.

Nel mio universo musicale Battisti è un'icona inamovibile. A casa ci riferiamo a lui semplicemente come "lui". Per esempio se mia madre, la cui memoria musicale non è molto ampia e le altre canzoni, oltre quelle contenute nella vecchia musicassetta, non le riconosce, entra nella mia stanza mentre sto ascoltando Battisti, e mi chiede "Chi è?", io rispondo semplicemente "Lui" e ciò basta perché mia madre capisca "Lucio".

Per la cronaca, quand'ero piccola credevo che l'inizio de Il tempo di morire facesse "Motocicletta, riesci a capi' " invece di "Motocicletta, 10 HP".

postato da: cabepfir alle ore 10/09/2008 20:32 | link | commenti (6) | commenti (6)
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sabato, 14 giugno 2008

Tour riccardiano

Domani parto per il tour riccardiano, di cui vari dei miei affezionati lettori già sanno, e per gli altri, si tratterà di girare l'Inghilterra sulle tracce di Riccardo III, y compris visita a Bosworth. Mi spiace solo che tra le tappe non siano comprese Leicester e Nottingham, perché per il resto c'è un sacco di roba da vedere, York, Middleham, Fotheringhay, Norwich, il castello di Ashby de la Zouche, Barnam, nonché varie abbazie, chiese, villaggi ecc. Il tutto si concluderà con due giorni a Londra, dove spero di vedere anche dei miei vecchi amici.

Questo viaggio mi ha fatto riflettere. Sono sei anni che non faccio un viaggio così lungo (due settimane) e cinque anni che non faccio un viaggio in generale (l'ultimo è stato il trek in Germania). Non che non mi sia spostata in questi ultimi tempi, ma i miei soggiorni in Francia sono per lo studio più che il piacere, e in Belgio ho fatto solo tre giorni questa Pasqua partendo da Tours. Non metto piede in Gran Bretagna da dieci anni e a Londra da undici. E quante cose sono passate da quei tempi!

Nel lontanissimo 1997 non c'era ancora stato l'11 settembre, io viaggiavo tranquillamente portandomi in cabina 6-7 buste il cui contenuto superava di molto i cinque chili, e all'aereoporto mi perquisivano perché avevo in tasca una confezione di Cadbury Dairy Milk con la carta argentata ^^; (vengo spesso perquisita in aereoporto. Una volta hanno suonato le mollette per capelli che avevo in tasca, un'altra volta mi ero scordata di togliermi l'orologio, ecc). Non sono mai tornata in un paese anglosassone dopo le Torri Gemelle.

E poi ci sono riflessioni d'altro tipo. Il viaggio in Scozia del 1998, insieme con quello in Norvegia del 2002, è stato il più bello che ho fatto in vita mia. Formammo subito un gruppo unitissimo, e né la torba né la pioggia ininterrotta potevano abbassare il mio morale. E' un viaggio di cui ricordo quasi tutto, ma mi sembrano cose successe in una vita precedente se confrontate col fatto che, pochi mesi dopo, in un campo scuola di pochi giorni mi misi con il mio ex. La Scozia e Nocera sembrano due eventi intervallati da chissà quali ere geologiche nella mia mente, ma era passato a stento un mese e mezzo, durante il quale, peraltro, avevo iniziato a leggere Berserk dietro la guida di AT ed ero stata a Bivongi, ascoltando in macchina Lothlorién di Enja. Mamma, quanti secoli sono passati.

A quei tempi, ogni viaggio iniziava molto prima della partenza. I miei quaderni universitari sono pieni di scritte "Lofoten" vari mesi prima che mi imbarcassi per Oslo. Adesso - a parte il fatto che il viaggio l'ho prenotato mesi e mesi fa, e che le storie dei pagamenti e delle prenotazioni sono iniziate a febbraio - sto facendo tutti in questi ultimi due giorni, e negli ultimi mesi mi sono quasi proibita di pensare al viaggio, perché prima dovevo studiare. E infatti la mia tesi è andata lentamente avanti. Adesso mi concedo queste due settimane di stacco totale, e poi dovrò tornare tra le mie fotocopie.

Non ho idea se riuscirò a scroccare un po' di internet in qualche locanda inglese, per cui vi lascio con un po' di cose da vedere:

- alcuni disegni che ho appena messo sul mio decrepito sito, che dopo la tesi (si spera) troverò il tempo di aggiornare:

Sahara, ispirato alla canzone dei Nightwish (con Anette). Data la pruderie di deviantArt, lì l'ho messo sotto Mature Content (questi americani puritani...)

Sahara

- La fenice, dedicato a Roberto Dinacci:

- Nuvole colorate:

più un piccolo Jaime per divertimento ;-) :

Trebuchet - catapulta

e poi, un paio di foto fatte a Napoli, tra via Posillipo e Palazzo Reale:

a presto! Incrociate le dita per me!

postato da: cabepfir alle ore 14/06/2008 19:42 | link | commenti (4) | commenti (4)
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lunedì, 03 marzo 2008

Muore giovane chi è caro agli dei

snow tree by ikymagoo

Ieri è morto in un incidente stradale Roberto Dinacci, un collaboratore del ministro Nicolais. Aveva 28 anni. L'avevo conosciuto all'inaugurazione della mostra su Astrid Lindgren, e mi aveva detto che sarebbe passato da casa a vedere gli altri miei disegni. Ciao Roberto, adesso sono tutti a tua disposizione.

A hand above the water
An angel reaching for the sky
Is it raining in heaven -
Do you want us to cry?

And everywhere the broken-hearted
On every lonely avenue
No-one could reach them
No-one but you

One by one
Only the Good die young
They're only flying too close to the sun
And life goes on -
Without you...

Another tricky situation
I get to drownin' in the blues
And I find myself thinkin'
Well - what would you do?

Yes! - it was such an operation
Forever paying every due
Hell, you made a sensation
You found a way through

One by one
Only the Good die young
They're only flyin' too close to the sun
We'll remember -
Forever...

And now the party must be over
I guess we'll never understand
The sense of your leaving
Was in the way it was planned...

So we grace another table
And raise our glasses one more time
There's a face at the window
And i aint never, never saying goodbye...

One by one
Only the Good die young
They're only flyin' too close to the sun
Cryin' for nothing
Cryin' for no-one
No-one but you

Queen, No-one but you (Only the good die young) 

And flights of angels sing thee to thy rest.

postato da: cabepfir alle ore 03/03/2008 21:47 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: foto, persone, mussica, ulcera
lunedì, 11 febbraio 2008

Cyndia Sieden

Se avete mai scorso la clonna di destra fino in fondo, nella sezione "voix des anges" avrete scoperto che il mio soprano preferito è l'americana Cyndia Sieden. Purtroppo non l'ho mai vista dal vivo (credo che abbia cantato in Italia qualche volta, ma io non c'ero o dormivo) e sto faticosamente mettendo insieme una raccolta dei suoi cd. La prima volta l'ho sentita nel ruolo di Amore nell'Orfeo e Euridice di Gluck diretta da Gardiner. È stato amore al primo ascolto.

 

Incantata dal timbro purissimo e dalla giocosa seduzione che sorride dalla sua interpretazione di Amore, ho comprato anche Die Zauberflöte con Cyndia che fa la Regina della Notte. Non è la prima scelta, secondo la Rough Guide of Opera (aka the Bible), ma io se permettete resto senza fiato ogni volta:

 

Poi ho preso anche Il Ratto del Serraglio (Blondchen) e Mitridate re di Ponto (Aspasia) (trovato per puro caso alla Fnac). A Torino ho recuperato un disco che credevo introvabile, Die Schweigsame Frau di Richard Strauss, dove Cyndia fa Aminta/Timida. Un'opera considerata minore nel repertorio di Strauss, ma il libretto è delizioso e Cyndia pure.

    

Cyndia ha registrato anche altre cose, più o meno irrecuperabili, temo, se non su internet:

Mozart: Der Schauspieldirektor, Etc / Pearlman, Aler,   Lost Music Of Early America - The Moravians / Pearlman, Etc   

Mozart: Requiem K. 626; Exultate, jubilate K. 165   Unquiet Peace-The Lied Between the Wars

Ha creato il ruolo di Ariel nella Tempest di Thomas Adès (spero che prima o poi venga registrato):

 

articoli su CS:

http://www.atlantasymphony.org/abouttheaso/meetthemusicians/guestartists/cyndiasieden.aspx

http://www.laphil.com/music/artist_detail.cfm?id=2233&

e questo è il sito della sua agente: http://www.caroline-phillips.co.uk/artists/CPM_CSi.htm

 

postato da: cabepfir alle ore 11/02/2008 13:02 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: persone, mussica, opera house
domenica, 27 gennaio 2008

giorno della memoria

Sanctus Espiritus redeem us from our solemn hour
Sanctus Espiritus insanity is all around us
Sanctus Espiritus! Sanctus Espiritus! Sanctus Espiritus!

In my darkest hours I could not foresee
That the tide could turn so fast to this degree
Can’t believe my eyes
How can you be so blind?
Is the heart of stone, no empathy inside?
Time keeps on slipping away and we haven’t learned
So in the end now what have we gained?

Sanctus Espiritus, redeem us from our solemn hour
Sanctus Espiritus, insanity is all around us
Sanctus Espiritus, is this what we deserve,
can we break free from chains of never-ending agony?

Are they themselves to blame, the misery, the pain?
Didn’t we let go, allowed it, let it grow?
If we can’t restrain the beast which dwells inside
it will find it’s way somehow, somewhere in time
Will we remember all of the suffering
Cause if we fail it will be in vain

Sanctus Espiritus, redeem us from our solemn hour
Sanctus Espiritus, insanity is all around us
Sanctus Espiritus, is this what we deserve,
can we break free from chains of never-ending agony?

Within Temptation, Our Solemn Hour, da The Heart of Everything

postato da: cabepfir alle ore 27/01/2008 10:51 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: politiks, mussica
giovedì, 13 dicembre 2007

vetrina

Come avrete forse capito, in questo periodo non ho molto tempo per girovagare su internet (a parte andare a vedere i giudizi sui film di Barbie su imdb) e per scrivere lunghe recenZioni, come dice Valeria, ma mi fa piacere farvi sapere cosa ho letto/visto ultimamente.

A Skeleton Story di Alessandro Rak e Andrea Scoppetta è la storia più abbordabile e simpatetica del fantastico duo. Un'aria di novità turba il sonnacchioso mondo degli scheletrini: è un alito di vita, sentore di primavera, foglie verdi che si avvinghiano ai cancelli, un gatto vivo e soprattutto una bambina nascosta in un armadio (Monster Inc. vi dice niente?). La Signora Morte non gradisce questo eccesso di vita nel suo regno, ma per il goffo detective Will trovare la bambina potrebbe valere la promozione...
Dopo apparizioni graduali nelle opere precedenti (in Ark e in Bye Bye Jazz quantomeno, ma la cosa è precedente) ecco che la Morte e il mondo degli scheletrini si ritagliano lo spazio di protagonisti dell'azione: con meno sarcasmo graffiante che nelle volte precedenti, ma quadagnando in leggibilità (e con meno acredine). Sontuosa colorazione digitale in seppia-petrolio-ocra, ma si potevano risparimare quelle lumeggiature da un pixel (ahh che orrore!). 32 pagine di storia + una decina di schizzi, tra cui il primo schizzo dell'illustrazione di chiusura (ed è meglio lo schizzo, più greve sulla pagina e deciso). Tra poco dovrebbe uscire anche il secondo volume.


Blotch di Blutch l'ho letto a scrocco ma è da avere assolutamente! Una esilarante parodia del mondo dell'arte e di se stesso, dove l'autore, con una camionata di autoironia, si immagina come un disegnatore di vignette comiche (stile Settimana enigmistica) nella Parigi degli anni '30, credendosi il miglior artista di tutta la Francia. Blotch è spaccone, presuntuoso, fascista, razzista, misogino, tronfio e chi più ne ha più ne metta, e i suoi giudizi politicamente scorretti vi faranno morire dalle risate. Poiché prende in giro dei disegnatori francesi, sarebbero state utili delle note, perché sicuramente noi italiani (io almeno) perdiamo gran parte dei riferimenti e delle punture; ma anche così è uno spasso. Il tutto condito da un pennello nervoso, che riempie la pagina di meravigliosi trattini.


Vagabond 38: arriviamo finalmente all'inizio del duello tra Musashi e Denshichiro. Prima di giungere sul luogo del duello, Musashi è fermato da quel figone di Ueda che gli punta contro una pistola (il vigliacco!), che poi si rivela scarica e rotta. Grande scena. Musashi inoltre scopre di essere più simile a Kojiro di quanto crede. Per il duello tornano in scena parecchi personaggi lasciati nelle spire del tempo: Otsu, Jotaro, la vecchia e il monaco Takuan. Circa un anno fa ho comprato il romanzo di Eiji Yoshimoto da cui Inoue ha tratto Vagabond: ne ho lette solo alcune scene (è un mattone!) ma mi sembra di poter affermare che Inoue ha raggiunto un'elevatezza spirituale che Yoshimoto non si vede proprio. Ormai Inoue è un maestro zen, e la lettura di Vagabond ci lascia appena intravedere le altezze spirituali del maestro.


Marionette 4: la rappresentazione della Bella e la Bestia continua, nonostante i cambiamenti di personalità di Jin. Ringraziando il cielo, quello che poteva parere un mero trucchetto narrativo (la schizofrenia di Jin) è qui usato dalla Saito per suggerire l'accettazione delle nostre parti buie e inconsce: e dato che in questo momento sono molto sensibile a tutto ciò, ho particolarmente gradito lo sforzo di Chiho.


Taking chances, il nuovo album di Céline Dion (e il suo *cough* undicesimo *cough* album che compro), è il suo miglior prodotto dal punto di vista musicale dai tempi di A new day has come. Anzi, a parte le canzoni di Plamondon, forse dal punto di vista (ripeto) musicale (arrangiamenti, melodie, ecc) è il suo miglior album in assoluto. Céline poi spiega una voce magnifica, con molti più vocalizzi che nel suo ultimo cd francese D'Elles, in cui quasi tutte le canzoni si chiudevano con un abbassamento di tono. Inoltre non c'è nessuna di quelle pappette melodiche riempitive tipo quelle che soffocavano One Heart (le robe tipo Sorry for love... insulina, a me). Il lato negativo è che è anche l'album di Céline meno rassicurante che io conosca. Insomma, se tu ti senti triste, metti un album di Céline (specialmente Falling into you, A New day... o la raccolta On ne change pas) e tutto torna a sorriderti (Céline, l'antidepressivo naturale). Taking chances invece ha un retrogusto amaro, con un finale tristissimo (Skies of L.A., anche se cantata benissimo - specie quando fa "this total neglection") che non apre molto alla speranza. Le due canzoni prodotte da Ben Moody non aiutano, e This Time (con il suo attacco con "le luci da ospedale...") è la canzone più angosciante di Céline che io abbia sentito (a parte Le fils de Superman, che io salto sempre). Ci sono ben due canzoni su donne abbandonate (un inedito per Céline!) che non mi sarei aspettata in un album dal concept incoraggiante come "taking chances". Godetevi invece la title track, Alone (anche se qualcuno mi deve spiegare che cosa significa "I want to get you Alone", Eyes on me (bellissima, il tocco di Delta Goodren si sente), Shadow of Love, New Dawn, Right next to the right one e soprattutto That's Just The Woman In Me, in cui Céline altera meravigliosamente la voce per farla roca e granulosa.


Il primo album solista di Tarrrrrja Turunen dopo quello natalizio in finlandese è stato distribuito a Napoli con 2 settimane di ritardo sul previsto (doveva uscire il 23 novembre) ma pas mal perché ora è nelle nostre mani! Muahahah. Siamo stati ben ripagati dell'attesa perché questo è un signor disco, signore e signori, e anche se Tarja si è convinta di essere un soprano leggero e fa la vocetta invece di aprire tutta la gola e far uscire qualche nota di petto invece che di testa, canta comunque in un modo che ti lascia tutto molle e rapito. Oasis, scritta da lei sola (tiè, Tuomas, tu che pensavi che Tarrrja non fosse interessata alla composizione!) è veramente da piangere in ginocchio: è in finlandese e non so che dice, ma è musica degli angeli. The Reign, Minor Heaven (risposta a Meadows of Heaven? lol), Our great divide, Calling grace e The boy and the ghost gli altri pezzi melodici dell'album, dove di heavy resta solo Ciaran's Well (che ha un bellissimo testo, peccato per la musica truzza). Poison è l'unico pezzo dal testo banale, mentre tutti gli altri testi sono altamente poetici, specie Sing for me (altre lacrime) e Die Alive. Ovviamente il fatto che Mattias Lindblom abbia collaborato a questo disco è stato attentamente valutato ^^ E con questo album credo che Anette Olzon possa anche andarsi a seppellire da qualche parte. Ho ascoltato i bootleg dei suoi concerti su youtube e dal vivo è pie-to-sa! Ho avuto davvero compassione per lei. Ma come si fa a cantare così male? Spero che Tuomas si stia pentendo. Se volete sentire Tarrrja live, invece, qui ce n'è una raccolta: http://www.therockblog.de/?p=855&langswitch_lang=fr

Il momento Rebecca Bloomwood! Ho comprato le crocs pelose rosa. Sono caldissime & comodisse & bellissime. Ora tutti mi chiameranno la ragazza dalle crocs pelose rosa.
postato da: cabepfir alle ore 13/12/2007 11:16 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: manga, fumetto, mussica
lunedì, 03 dicembre 2007

Il repertorio di cabepfir

Anche se non posso certo vantare un'ugola d'oro, cantare mi piace molto e, quando sono a casa, è facile sentirmi cinguettare qualcosa di più o meno sensato. Ma quali sono le canzoni che canto di più quando sono sotto la doccia? Ci sono un certo numero di testi che si sono nel corso degli anni messi a formare un piccolo repertorio personale. In ordine assolutamente sparso:

  • Falling into you di Céline Dion
  • Nature boy, Brahms' Lullaby (Céline Dion version)
  • A Lira - Solidao no oceano e A Capa negra dei Madredeus
  • In Dreams e Crying di Roy Orbison
  • Diamonds are a girl's best friend (Nicole Kidman - Moulin Rouge version)
  • Dream a little dream of me (Laura Fygi version)  
  • Fly me to the moon (Evangelion ending version)
  • I giardini di marzo e brandelli di altre di Lucio Battisti
  • Gollum's song e Home is behind dalla colonna sonora di LOTR
  • Lascia ch'io pianga dal Rinaldo di Haendel
  • The One you really love, No one will ever love you e brandelli di altre dei Magnetic Fields
  • Il cacio con le pere di Magoni & Spinetti
  •  J'entends siffler le train (Franco Battiato version)

Negli anni ho cantato anche altre cose, ora parzialmente dimenticate: Illuminati e Closer than the Holy Ghost dei Vacuum, Communication dei Cardigan, Isobel, Bachelorette e Anchor's Song di Bjork, un paio di arie (maschili!) come il Credo di Iago o le cavatine del duca di Mantova dal Rigoletto, Rain/Tax e La biche et le loup di Céline Dion, e poi grandi classici italiani come Il cielo in una stanza, La bambola di Patty Pravo, la Locomotiva di Guccini, ecc.

e voi? cosa cantate sotto la doccia?

postato da: cabepfir alle ore 03/12/2007 19:58 | link | commenti (10) | commenti (10)
categorie: mussica
sabato, 06 ottobre 2007

All'idea di quel metallo (*)

Cavalcando l'onda di domande/commenti, ecco la mia storia col metal. Lunga storia ^^

Quando venerdì scorso sono andata alla Feltrinelli a comprare l’ultimo disco dei Nightwish, Dark Passion Play, la gentile commessa con cui ogni tanto scambio qualche chiacchiera mi ha guardato con tanto d’occhi: “Metal sinfonico??”. Ha taciuto l’inevitabile frase conseguente (“E che cos’èèèè??”), limitandosi, con un accenno del capo, a un vago: “Sei una ragazza piena di risorse!”. Sempre meglio della reazione di un mio caro amico, a Roma, quando eravamo usciti insieme da Messaggerie Musicali io con l’ultimo dei Within Temptation, The Heart of Everything, lui con una raccolta di canzoni d’amore e un Kenny G. in offerta. “Metal? Blah! Solo rumore”.
Che il metal sia considerato, non solo rumore, ma addirittura una fonte del male dell’umanità (vedi Bestie di Satana & C.: ascoltavano metal! Peggio c’è solo la lettura di Dylan Dog!!) è ben risaputo tra i fan del genere e non. Per questo la gente si stupisce ancora di più quando scopre che io – tutta biondina, rotondetta, pacifica e dallo stile di vestiario tutt’altro che metallaro – sono in realtà una fan di questo genere musicale. Ci dev’essere in giro una bizzarra teoria per cui le ragazze placide e biondine non stanno lì ad ascoltare chitarre distorte. Mi è venuto dunque in mente che può essere utile risalire a come mi sono appassionata al genere.

 
A differenza di com’è successo per altre cose, non ho ereditato la passione da altre persone. Mio padre mi ha sicuramente iniziato al jazz, alla classica e a Lucio Battisti, mentre devo la devozione per i Queen all’azione congiunta di una mia carissima amica, G., e ai cd prestatimi da un mio amico, D. Un mio compagno di liceo, A., inserì tre canzoni di Céline Dion per completare lo spazio di una musicassetta dove mi aveva copiato l’album di debutto degli Articolo 31. A undici anni di distanza, degli Articolo 31 mi sono scordata, mentre di Céline Dion ho 10 album (Céline Dion, Dion chante Plamondon, Falling into You, Let’s Talk About Love, All the Way, A New Day Has Come, One Heart, Miracle, On ne change pas e D’Elles) che la rendono la cantante più presente nella mia discografia. (grazie, A.!)
L’interesse per il metallo me lo sono costruito da sola, pian piano. Quando io andavo al liceo esisteva ancora una benedetta rivista allegata a Repubblica, Musica, che con le sue recensioni mi faceva venir voglia di ascoltare qualche cosa di un po’ più pesante ma giudicato come opera eccelsa & irrinunciabile. Presi così una raccolta dei Deep Purple, (che metal non è, ma almeno è nella sezione “Hard’n’Heavy” dei negozi), nonché Ziggy Stardust di David Bowie (che penso di aver ascoltato massimo tre volte) e Tommy degli Who, che non capii mai perché fosse tanto mitico e che vendetti senza neppure finire di ascoltarlo tutto.
Il passo successivo me lo diedero i manga (altra fonte dei mali del mondo, soprattutto secondo Silvia Vegetti Finzi e congrega). La posta del Violinista di Hamelin (manga quello sì mitico che purtroppo fu interrotto brutalmente dal fallimento della Comic Art – ancora spero che qualcuno finisca di pubblicarlo) e quella di Bastard!! ospitarono almeno un paio di volte interventi sul metal. Sulla posta del Violinista di Hamelin ci furono anzi un paio di veri e propri editoriali con lunghi elenchi di band metal, specie di metal sinfonico, dato che si riteneva possibile che il protagonista della serie, Hamel, potesse lasciarsi andare a composizioni di questo tipo. Bastard!! ci veniva invece presentato come un’opera totalmente infiltrata di riferimenti al metallo, e anche se non sapevo riconoscerle, la cosa divenne evidente anche a me quando comparve un personaggio chiamato Yngwie von Malmsteen, palese trasformazione manga del grande chitarrista, il cui nome era stato riportato anche sulle pagine di Hamel.
Così, nell’estate del 1998 – quando, tra l’altro, iniziai a leggere anche Berserk – comprai il mio primo cd di metal vero e proprio, Facing the Animal di Yngwie Malmsteen, che fu seguito, qualche mese dopo, da Kings of Metal dei Manowar. Per anni sono stata presa in giro dai miei amici punkettari per via dei Manowar (evidentemente giudicati da loro troppo truzzi).
   
 
Per molto tempo non feci più acquisti in questo reparto, anche se continuavo ad ascoltare più o meno regolarmente sia Yngwie che i Manowar, che mi facevano troppo morire dal ridere (bastava leggere i deliranti credits per esilararsi). Era già il 2001-2002 quando un mio compagno del corso di illustrazione, E., metallaro manifesto che disegnava ragazze in latex con spadone mischiando splendidamente pastelli e acrilico (difatti vinse la mostra di fine d’anno), mi prestò Symphony of the Enchanted Land dei Rhapsody. Che incanto. Non disponendo ancora di un masterizzatore, lo feci copiare al mio ragazzo d’allora, ma la copia non riuscì molto bene e non la ascoltai molte volte. La richiesta era in questo caso partita da qualcosa che richiamasse la colonna sonora del Signore degli Anelli, credo.

 
Nel 2003 presi Fallen degli Evanescence convinta che si trattasse di un’opera molto heavy (più tardi scopersi che i veri metallici considerano gli Evanescence una degenerazione del genere… anche se continuo a pensare che Amy Lee abbia una voce fantastica), tanto che il mio amico di Roma, quello di cui sopra, aveva preso solo il singolo di My Immortal perché il resto era troppo pesante per lui.
Nel 2005, durante il lungo stage che portò alla traduzione della biografia di Tesla, uno dei miei colleghi traduttori ci fece una specie di ciclo di lezioni sul metal – che scaricava durante le ore di stage perché il suo computer era l’unico connesso – facendoci ascoltare anche gente come Burzum e compagni, ma non disdegnando neppure gruppi con voce femminile. Lui era un tipo che andava anche a Milano ad ascoltare i concerti di questi buzzurri. Ma il momento non era evidentemente propizio, perché, nonostante alcuni di questi gruppi mi avessero incuriosito tanto da appuntarmi i loro nomi su foglietti di carta volante che andarono giustamente perduti, l’ascolto non sfociò in acquisto. Chiesi a questo ragazzo di scaricare per me qualcosa degli HIM. Avevo infatti visto che molte ragazze nei forum che frequentavo allora avevano avatar inneggianti a Villie Valo, il cantante degli HIM. Il collega storse la bocca, aggiungendo: “Ma gli HIM fanno musica commerciale! E c’hanno pure come logo un pentacolo che diventa cuore! Troooppo sentimentali! Li ascoltano le ragazzine perché pensano che Villie sia un gran fico”. Non so fino a che punto mi influenzò questa breve spiegazione, comunque tuttora gli HIM non mi piacciono (neppure la voce tanto magnificata di Villie).

 
La vera svolta avvenne quando, nella primavera del 2006, Perselus scrisse una compilation di canzoni associabili secondo lei a Snape. Mi andai devotamente ad ascoltare estratti di queste canzoni su Msn Music. E quando sentii Wish I Had an Angel dei Nightwish, capii che avevo trovato qualcosa di molto, molto prezioso.
Non potrò mai ringraziare abbastanza Perselus per questo: non solo mi introdusse nel magico mondo del fandom SS/HG, non solo mi presentò ad Illusions, ma mi fece anche conoscere i Nightwish. Questo, sì, è un pezzo di metallo che ho ricevuto in dono.
Corsi quindi a comprare Once, da cui è tratto Wish I Had an Angel. Il primo impatto non fu perfetto: il libretto è di una truzzagine impressionante, con i volti di Tuomas, Tarja, Jukka ecc che emergono tra bolle fatte col Photoshop. Inoltre alcune canzoni, le più pesanti (Planet Hell, Romanticide) non se ne scendevano proprio giù. Ma il resto, oh meraviglia. La voce di Tarja mi pareva quella di una divinità scesa in terra a miracol mostrare. A Bologna presi In a Reverie, l’album di debutto dei Lacuna Coil, che sapevo essere la band di riferimento della scena italiana. Non era passato molto tempo che comprai anche il primo album dei Nightwish, Angels Fall First, che mi piacque se possibile ancora più di Once (niente canzoni troppo pesanti, qui). E – cosa inaudita – nel giugno 2006 comprai persino il dvd dell’ultimo concerto con Tarja, End of an Era, che vidi in gran segreto sul divano di casa – non credo tuttora che i miei sappiano che quello che ascolto è metal – cosa inaudita perché è l’unico dvd musicale che io abbia mai comprato (a parte un paio di opere, Otello e Die Gezeichtenen). Con i cd di End of an Era come sottofondo, scrissi l’articolo su Clorinda e Ismenia da presentare a Torino a inizio settembre.
     
 
Nel corso dell’autunno 2006 colmai rapidamente i vuoti della mia discografia sui Nightwish, comprando in rapida successione Oceanborn, Wishmaster e Century Child. Nonostante il capolavoro dei Nightwish sia ritenuto Oceanborn, i miei preferiti restano Angel Fall First e Wishmaster.
     
 
La mia passione per i Nightwish era venuta peraltro tardi. La loro divina cantante, Tarja Turunen, era stata cacciata dal gruppo in circostanze non molto limpide a fine 2005, e la band era in cerca di una nuova vocalist. Anch’io ho seguito con un po’ di apprensione la lunga ricerca della nuova voce che doveva prendere il posto di Tarja.
La mia andata a Tours mi ha portato in un posto dove il reparto metal della Fnac era grande il doppio di quello di Napoli, e dove potevo andare a concertini metal a due passi da casa mia. Al primo concerto metal della mia vita sono andata da sola, con un maglione a strisce viola, azzurre e arancioni e lo zaino, poiché provenivo direttamente dall’università. Al mio fianco c’era un inquietante sosia di Marilyn Manson che si è profuso in scuse quando, nella calca, mi ha appena sfiorato – sfiorato, dico – la stoffa del maglione. Al secondo concerto sono riuscita a portarmi dietro 6 persone ed è stato un piccolo trionfo delle mie capacità da pr.
La Fnac di Tours, tra febbraio e maggio, mi ha gentilmente offerto Mother Earth e The Silent Force dei Within Temptation, We Will Take You With Us degli Epica, Mandylion dei The Gathering, Tales from the Emerald World Saga dei Rhapsody e Unleashed in the East dei Judas Priest. A Roma ho poi integrato con The Heart of Everything dei WT, il probabile disco dell’anno.
     
 
Di ritorno dalle vacanze ho deciso di darci sotto e di colmare qualcuna delle mie inesauribili lacune nel genere metal: ho preso After Forever dei medesimi, Unia dei Sonata Arctica, Epica dei Kamelot (avrei preferito Ghost Score, ma Epica era in saldo), Visions degli Stratovarius, nonché …And Justice for All dei Metallica. So di essere un’infedele ma nessuno di questi grandi classici del metal – né i Metallica, né i Judas Priest – mi ha coinvolto. Unia invece mi è piaciuto assai e, tra tutti questi album, è quello che ha i testi più belli (dopo Heart of Everything obv).
  
 
E ora, venerdì scorso, è uscito anche il primo disco dei Nightwish con la nuova cantante, Anette Olzon. La sostituzione è pesata a molti fan… Tarja è una dea, mentre Anette è una comune mortale dal timbro un po’ metallico. Sarà tremila volte più simpatica di Tarja ma non comprerei mai un cd solo perché è di Anette Olzon.
Il primo ascolto di Dark Passion Play è stata dura. Mi è sembrato freddo, i testi ermetici ai limiti dell’incomprensibilità, la sinfonia poca. Ora mi sto pian piano abituando, anche se la magia di un tempo temo sia scomparsa. Tra l’altro i singoli di Tarja senza Nightwish non lasciano ben sperare.

 
Cosa ci trovo in un disco metal? Sembrerà strano, ma io credo che il metal sia la forma più vicina all’opera; cerco prima di tutto l’orchestrazione, l’afflato epico, la sinfonia, una voce che si dispiega sopra gli strumenti e va su, sempre più su. Le voci distorte, i gruantoli come direbbe Clerici, non fanno per me. Ho faticato molto ad abituarmi ai grunts degli Epica, e adesso, quando ascolto quelli degli After Forever, non mi fanno nessuna impressione. Certo, un album tutto di growls non credo che lo comprerei. Sopporto i gruantoli per godermi la voce di Simone Simons e di Floor Jansen (che, non me ne vorranno, io non considero la cantante più brava di tutte). Mi piacciono – e come no? – le ambientazioni fantasy, le canzoni di mazzate medievaleggianti, le ballate. Il metallo aggiunge un tocco più sanguigno, che nelle canzoni semplicemente celtiche non c’è (senza per questo togliere qualcosa alla musica celtica, che apprezzo moltissimo). Mi piace il fatto che i testi non dicano solo “Mi-ami-ma-quanto-mi-ami” ma si aprano alla poesia, all’introspezione, alla trasfigurazione di eventi reali (come la fantastica Sleeping Sun dei Nightwish, sull’eclisse del 1999, oppure The Truth Beneath the Rose dei Within Temptation, che dietro la facciata delle crociate parla dei conflitti post-11 settembre). Mi piace la commistione tra voci angeliche e chitarrone sfondate.
Quanto alla pericolosità del metallo, credo che i film della Disney, tra diavoli e blocchi di ghiaccio (Valeria sa) mi abbiano traumatizzato molto più di una sana schitarrata. Non capisco poi com’è che il rap sia tanto sdoganato mentre il metal sia ancora sommerso dai pregiudizi. Il rap è davvero qualcosa di inascoltabile per me.
 

(*) Chi saprà riconoscere per primo la provenienza di questa citazione riceverà in omaggio un post a sua scelta, da scriversi entro data prorogabile.

postato da: cabepfir alle ore 06/10/2007 13:45 | link | commenti (9) | commenti (9)
categorie: mussica
martedì, 02 ottobre 2007

555 - e se li porta bene!

555 anni fa nasceva l'amata ossessione della vostra blogger di fiducia, Riccardo III ^_^ Abbiamo festeggiato con un gelato fragola & bacio.

In attesa di nuove rece, eccovi perlomeno un disegnuccio su Riccardino che saluta moglie & figlioletto

RIII saluta Lady Anne e Ned

e l'ultimo olio-da-un-pomeriggio, Miriel che guarda dagli spalti di Fortingay:

Quella pazzerella di Silvia mi ha eletta ritrattista ufficiale di Riccardino (magari averlo come modello! Ma temo che non sarei stata molto attenta XD).

Per il resto, molto da fare e poco tempo per farlo! Ma almeno ho quasi terminato il corso e l'essay su Snape che sto scrivendo ormai da agosto (?!). Venerdì scorso è uscito Dark Passion Play, il nuovo disco dei Nightwish con Anette al posto di Tarja, e mi sto abituando. Ma Tarja era un'altra cosa (e Bye Bye Beautiful è di cattivo gusto, se la potevano risparmiare). BAci a todos.

postato da: cabepfir alle ore 02/10/2007 20:45 | link | commenti (13) | commenti (13)
categorie: disegno, mussica, asanor, riccardo iii
mercoledì, 22 agosto 2007

Bosworth Field, 522 anni dopo

Per ricordare Bosworth quest'anno ho fatto un microfumetto stuppido che però mi ha fatto ridere tanto: (pagina 1, 2, 3 e 4)

  

e se volete qualcosa di un po' più serio e commovente, ecco una canzone dei Within Temptation dal loro ultimo, fantastico album The Heart of Everything. Appena l'ho sentita l'ho immediatamente collegata a lady Anne morente. Sì, sarebbe più appropriata per il 16 marzo, ma comunque:

All I need (musica & parole Sharon den Adel)

I’m dying to catch my breath
Oh why don’t I ever learn?
I’ve lost all my trust,
though I’ve surely tried to turn it around
 
Can you still see the heart of me?
All my agony fades away
when you hold me in your embrace
 
Don’t tear me down for all I need
Make my heart a better place
Give me something I can believe
Don’t tear me down
You’ve opened the door now, don’t let it close
 
I’m here on the edge again
I wish I could let it go
I know that I’m only one step away
from turning it around
 
Can you still see the heart of me?
All my agony fades away
when you hold me in your embrace
 
Don’t tear me down for all I need
Make my heart a better place
Give me something I can believe
 
Don’t tear it down, what’s left of me
Make my heart a better place
 
I tried many times but nothing was real
Make it fade away, don’t break me down
I want to believe that this is for real
Save me from my fear
Don’t tear me down
 
Don’t tear me down for all I need
Make my heart a better place
Don’t tear me down for all I need
Make my heart a better place
 
Give me something I can believe
Don’t tear it down, what’s left of me
Make my heart a better place
Make my heart a better place
postato da: cabepfir alle ore 22/08/2007 07:45 | link | commenti (14) | commenti (14)
categorie: disegno, mussica, riccardo iii
giovedì, 05 luglio 2007

Stavolta l'ho fatta proprio grossa.

Non solo ho scritto una canzone per Naide, ma l'ho anche cantata e ci ho fatto pure il video. E l'ho addirittura postato su youtube, perché sono proprio senza pudore.

 

Eccovi il testo (se vi prende una voglia matta di fare il karaoke):

Ti ho seppellito sotto i gelsomini
laggiù, al di là del mare profondo
dal tuo viso è spuntato un gabbiano
laggiù, al di là del mare profondo
dai tuoi occhi risate arancioni
laggiù, al di là del mare profondo
dalle tue mani parole d’amore
laggiù, al di là del mare profondo
dal tuo cuore il profumo del mare
ed ogni notte torna e non mi fa scordare
ed ogni notte torna e non mi fa scordare
 
Come hai potuto, potuto tradirmi?
Tutto il mio amore non ti bastava
la mia bellezza, la mia primavera
il mio cristallo hai gettato alle ortiche
e ti ho sepolto sotto i gelsomini
laggiù, al di là del mare profondo
sotto i gelsomini del verde giardino
e ti ho cercato di dimenticare
ma sotto la luna le notti d’estate
il profumo torna e non mi fa dormire
ma sotto la luna le notti d’estate
il profumo torna e non mi fa dormire
 
(ripeti prima strofa)
Valeria, oggi ho preso Blood Alone 2, con bellissima copertina (sembra Emma!). Il numero conferma, e Kuroe è sempre più figo ^_^ E domani esce Emma :-D
Silvia, ti rispondo nei commenti del post precedente.
postato da: cabepfir alle ore 05/07/2007 19:46 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: disegno, varia, fumetto, mussica

Chi sono

Utente: cabepfir
Cecilia. 23/8/1981.

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