In previsione di Lucca ho caricato su deviantART un mucchio di illustrazioni non ancora mostrate su internet, alcune anche vecchissime.
Uno degli ultimi, finito appena prima delle vacanze estive.
Due delle tre illustrazioni con cui ho partecipato al concorso Illustrissimi. La prima è stata quella esposta al castello degli Agolanti tra luglio e agosto.
La copertina di Rosa Napoletano 3, libro per l'8 marzo.
e l'immagine del Cd.
Illustrazioni per la mostra in onore di Salvatore di Giacomo al PAN (aprile-maggio 2009)
'E ccerase
Dalla mostra "Una monella svedese e le sue sorelle" (2008), per il centenario di Astrid Lindgren:
Pippi Calzelunghe
Il pozzo delle storie, da Mio piccolo Mio.
Da Vacanze all'isola dei gabbiani.
e infine Kjerim evocatore per il compleanno della mia amata Francesca!
È un'immensa fanfiction di 700 pagine con due protagonisti che sono Mary Sue (ops, Tatiana Metanova) e Gary Stu (ops, Alexander Belov anzi Barrington). Sono entrambi bellissimi e bravissimi e innamoratissimi, ma hanno la sventura di vivere in Russia durante la seconda guerra mondiale e questo metterà loro un po' i bastoni tra le ruote, ma d'altronde se a Mary e a Gary non gliene capitano di tutti i colori, non si può dire che sia una fic perfettamente riuscita, vero?
Ma vediamo nel dettaglio la dispositio della materia:
Insomma: si tratta di un bel polpettone, piacevole come lettura estiva e ottimo come lettura da pullman dopo una giornata di lavoro, quando i neuroni funzionano a ritmi dimezzati. Tatiana e Alexander sono più stereotipi che non si può, però non si riesce ad avercene a male. Certo, il fatto che gemere (gemette, gemendo) sia il termine più utilizzato in tutto il libro (almeno nella traduzione italiana) non depone molto bene, ma le parti in cui si tratta effettivamente della storia fanno perdonare il resto. Non so se prenderò Tatiana & Alexander, che ha la stessa mole.
Sul concetto di Mary Sue, vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Mary_sue
sull'assedio di Leningrado, vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Siege_of_Leningrad
Le foto del cimitero di Piskaryov: http://enlight.ru/camera/175/index_e.html
Quo Vadis
Ogni tanto, mentre sono occupata in altro, mi trovo a riflettere su alcune questioni di letteratura. In particolare, ogni tanto mi vengono in mente spunti mai considerati prima su opere molto amate, oppure piccole illuminazioni su significati e interpretazioni. Ieri sera ho avuto una fugace visione di una cosa che traspare chiaramente nella struttura di Quo Vadis, ma che, sinceramente, non avevo mai notato prima.
Quo Vadis è uno dei libri fondamentali nel mio piccolo immaginario privato. L'ho letto per la prima volta a 11 anni, dopo aver visto il film, e continuo ad averlo caro. Per permettervi di seguire meglio il mio ragionamento, ve ne faccio un breve sunto, nel caso in cui non l'abbiate presente.
Roma, regno di Nerone. Il console Marco Vinicio si innamora di Ligia, un ostaggio cresciuto nella capitale insieme ai suoi genitori adottivi, dei nobili romani. Incapace di attrarre a sé la ragazza pacificamente, Vinicio finisce col farla rapire, e quando Ligia scappa, nel corso delle ricerche che fa per ritrovarla egli apprende che è una cristiana. L'urto con la fede di Ligia provoca una grossa crisi interiore in Vinicio, che sfoga nella conversione e nel battesimo. Tuttavia i due innamorati, nel corso di una lunga serie di vicende, incorrono nell'ira di Nerone, e quando Nerone addossa ai cristiani la colpa dell'incendio di Roma, Ligia finirà in carcere e poi nell'arena, da cui si salverà miracolosamente.
Contemporaneamente, il libro segue le vicende di Petronio Arbitro, zio di Marco Vinicio e consigliere di Nerone. Intelligentissimo ed epicureo, Petronio dà uno sguardo intellettuale a tutto il contesto. Di lui si innamora la sua schiava Eunice, di cui ad un certo punto Petronio riconosce e ricambia l'amore. Coinvolto nella congiura di Nerone e ai ferri corti con il prefetto del pretorio, il rozzo e avido Tigellino, Petronio si taglia le vene in un lauto banchetto. Eunice decide di morire con lui.
Anche se è evidente, ieri ragionavo con più lucidità del solito sul modo in cui nel romanzo si contrappongano queste due coppie, da un lato quella formata da Vinicio e Ligia, e dall'altra Petronio ed Eunice. La prima è la coppia cristiana, la seconda quella pagana, e mentre l'amore dei primi è casto e spirituale (dopo essere stato depurato della componente carnale attraverso la conversione e i tormenti di Vinicio), il secondo è chiaramente di natura sensuale, senza per questo essere meno forte e sincero.
Di fatti, quello che si evidenzia è il potere trasformativo che l'amore imprime su colui che raggiunge col suo tocco. Tale trasformazione raggiunge le due coppie secondo il doppio binario, tipico della biforcazione di Quo Vadis tra un polo cristiano e il polo pagano. La trasformazione in Vinicio agisce sul piano spirituale: egli ripensa alla propria vita, si lascia sedurre da questo nuovo dio, il Cristo, oppone resistenza, soffre, e infine si converte e si battezza. Trasformazione che avviente tramite e per Ligia, con cui alla fine Vinicio sarà in grado di congiungersi non in qualità di concubina o anche di moglie di fede diversa, ma in un autentico matrimonio cristiano basato sulla fede. Infatti, benché all'inizio la cosa da cui Vinicio fosse più impresso era l'aspetto fisico di Ligia, alla fine, quando la fanciulla sarà malata ed emaciata per colpa della prigione, egli non noterà neppure la diminuzione della bellezza fisica di lei perché ormai consapevole soltanto dell'aspetto spirituale e interiore della donna (cap. 48). Al contrario, la trasformazione agisce su Petronio su un piano del tutto sensibile e sensoriale:
"L'amore ci trasforma tutti, chi più chi meno, ed ha mutato anche me. Prima amavo il profumo della verbena, ma poiché ad Eunice piacciono di più le violette anch'io le preferisco ora a tutti gli altri profumi e, da quando è incominciata la primavera, respiriamo soltanto aria profumata di violette" (Henryk Sienkiewicz, Quo Vadis, cap. 29, trad. di Maria Czubek-Grassi e Eridano Bazzarelli)
In effetti, non ci sono tra Petronio ed Eunice differenze ideologico-religiose tali da giustificare, tra i due, altro mutamento se non quello, appunto, dei gusti superficiali e sensoriali (riproponendo così, rispetto all'altra coppia, quell'opposizione corpo/spirito che pervade la produzione paolina, e S. Paolo è uno dei personaggi del romanzo). Tuttavia, sia pure sotto questo aspetto minoritario (dal punto di vista morale dell'autore e del lettore ideale), il personaggio maschile di Sienkiewicz riesce ad adattarsi ai gusti della donna. Poco più avanti Petronio afferma:
"Io accompagnerò Cesare, ma, al ritorno, lo lascerò e andrò a Cipro, perché questa mia bionda dea [i.e. Eunice] desidera che noi offriamo insieme, a Pafo, colombe a Cipride e tu devi sapere che si fa sempre ciò che desidera lei".
Insomma, anche se dal punto di vista della trama, dell'introspezione psicologica e del progresso dell'azione sono indubitabilmente i due personaggi maschili a condurre il gioco - è attraverso gli occhi di Petronio e di Vinicio che osserviamo gran parte delle vicende e in cui il lettore è chiamato ad identificarsi - questi stessi personaggi maschili riconoscono (Vinicio del tutto, Petronio, a dire il vero, solo in quest'occasione) di essere mossi a loro volta dall'influenza femminile su di loro. Ligia è il perno fisso, il cardine attorno al quale si muove e si agita Vinicio (in un rapporto facilmente accostabile, dal lettore italiano, a quello tra Renzo e Lucia), mentre la parte di Eunice nel romanzo è davvero microscopica e serve appunto a bilanciare la costituzione delle due coppie polarizzate.
Un altro parallelismo tra le due coppie è il concetto di "corsorte in morte" (tanto rilevato dai lettori di Tasso). Quando Ligia viene arrestata perché cristiana, Marco risponde così ad una domanda:
" - Che intendi fare? - Salvarla o morire insieme. Anch'io credo in Cristo" (cap. 51)
Allo stesso modo, Eunice decide di morire insieme a Petronio per non sopravvivergli e per non restare sola senza di lui, dimostrandogli un amore disinteressato (Petronio l'aveva resa libera e le aveva lasciato in eredità tutte le sue immense ricchezze, ville, opere d'arte e schiavi).
Siamo pur sempre in un romanzo a tesi comunque, nonché in un romanzo storico, e quindi, mentre la coppia cristiana, Marco Vinicio e Ligia, dopo tante traversie sopravvivono, si sposano e vivono felici in Sicilia, la coppia pagana muore, anche se attirando su di sé l'ammirazione del lettore. L'arco delle vicende di Petronio in ogni caso supera e circonda quelle di Vinicio: il romanzo si apre su Petronio che si sveglia e termina (epilogo escluso, che non riguarda Marco bensì Nerone) con Petronio che muore; e così, il bacio dato alla fine del primo capitolo da Eunice alla statua di marmo di Petronio viene riecheggiato, nel finale, dall'equivalente bacio che Petronio deposita su Eunice ormai morta, bianca come una statua.
Comprato stamattina al supermercato e finito in poche ore. Divertentissimo. Tecniche maldestre di corteggiamento (ma né il titolo italiano né quello inglese, Welcome to the Working Week, rendono bene l'idea) è una versione moderna dei romanzi epistolari, con le e-mail al posto delle vecchie lettere. Sostituito l'inchiostro col digitale, i problemi restano più o meno quelli: disastri di cuore, equivoci, gelosie, invidie e, soprattutto, pettegolezzi, il tutto condito con una dose massiccia di English humour. Non saprei se classificarlo come chick lit al maschile, dato che l'autore e il protagonista sono entrambi uomini, o se esista un termine apposito. E', diciamo, una versione al maschile del Diario di Bridget Jones (ma molto più ironico), dove i peli sulle mani e l'incipiente calvizie si sostituiscono ai chili di troppo.
Purtroppo il finale, dopo trecento pagine spumeggianti, è un po' moscio, e la storia del porcospino mi ha fatto temere che si scoprisse che il libro che Martin sta scrivendo non era altro che lo stesso Tecniche maldestre, e questo mi ha per un attimo scollegato dall'immedesimazione nella lettura.
Resta comunque una lettura piacevolissima, anche se lieve. Tra tutte, sono degne di nota le pagine sulla bacheca aziendale di commenti dopo l'attentato di Londra (pp. 322-27): esilaranti.
NB: la mia copia presentava due errori di impaginazione, essendo sparite le pagine 200 e 272, al cui posto si trova invece il duplicato delle pagine precedenti.
un morceau dal Trio dell'arciduca di Ludwig van.
Un lettore del blog, Tony, attraverso un suo gentile commento mi chiedeva come mai a volte non recensisco le cose che sembrano meritarlo, dato che potrei così fornire una sorta di consigli per gli acquisti utili per chi volesse leggere/vedere determinate cose. Pensando che l'argomento potesse interessare anche altre persone, ho deciso di scriverci sopra due righe.
Vorrei innanzitutto precisare una cosa abbastanza evidente, ovvero che io per prima mi trovo in un percorso di ricerca e che non ho le risposte definitive per quanto riguarda i prodotti culturali, né tantomeno le risposte adatte a chiunque o a chiunque in un determinato momento. Il gusto di ognuno di noi si forma leggendo/vedendo sia le cose che ci piacciono che le cose che non ci piacciono. Dalle cose che non ci piacciono apprendiamo quali sono le cose che non ci piacciono, e viceversa.
Ma anche le cose che ci piacciono o che non ci piacciono possono variare nel corso del tempo e nel cambiamento del contesto. Se oggi leggo/vedo una cosa che mi piace, non è detto che debba piacermi dopo un anno o dopo dieci anni. Le nostre emozioni momentanee influenzano quello che leggiamo/vediamo e, inevitabilmente, anche quello che ne posso scrivere io in questo blog o pensare nella mia testa. A volte, una situazione negativa nella nostra sfera personale può influenzare il giudizio che diamo di un determinato prodotto oppure alterarlo. Vorrei dare alcuni esempi:
Dopo aver consegnato la tesi, volevo leggere qualcosa di non troppo impegnativo, e ho ancora in programma per il futuro la lettura di libri che non considero, già in partenza, come dei capolavori della letteratura. A volte abbiamo bisogno anche di queste cose medie, oppure di romanzi e filmetti scemi. Anche una cosa stupida può essere gradevole se arriva nel momento giusto o se risponde alla nostra intenzione di rilassarci. Mia madre dice sempre che quando qualcuno è all'ospedale gli porti/ti porti da leggere Gente, non Il pendolo di Foucault.
Da parte loro, le recensioni non sono che impressioni a caldo di oggetti che ho letto/visto solo una volta. Un film visto in due ore a cinema o a casa ti lascia un'impressione. Capisci alcune cose. Se lo rivedi dieci volte ne capisci altre. Una volta che lo vedi quaranta volte, e che ci hai letto sopra quello che ne hanno scritto altre persone competenti, ci puoi scrivere sopra una tesi di laurea.
Con i libri va un po' meglio perché la loro lettura, in genere, dura più giorni, e il tuo giudizio ha la possibilità di venire modificato nel tempo e adattato eventualmente dall'inizio alla fine della lettura. Inoltre, i libri permettono di essere riletti, cosa che naturalmente si può fare anche coi film ma che personalmente mi è meno immediata. Normalmente quando leggo un libro leggo più volte determinate pagine. In genere vado avanti a leggere degli spezzoni situati molto più avanti della pagina che sto leggendo "di seguito". Leggo degli spoiler. Poi torno indietro e leggo per bene. Quando finisco un romanzo a volte ci sono dei capitoli o delle pagine che ho letto tre volte, mentre altre non le ho mai rilette. In questo modo ho il tempo di formarmi un giudizio un po' più sfaccettato.
Tuttavia, la lettura di romanzi fatta per diletto si differenzia in ogni caso dallo studio dei romanzi che posso fare all'università. Nella lettura sono in gioco le mie emozioni momentanee, il contesto della lettura. Nello studio scientifico il mio io scompare per lasciare posto a quella che spero che sia un'interpretazione (relativamente) oggettiva dei dati contenuti nel testo, anche questi adattati però a un determinato contesto. Se scrivo delle donne guerriere, studio quel testo cercando quello che sia utile a proposito delle donne guerriere, il resto lo tralascio. In ogni caso, il mio punto di vista su Ariosto come lettura da diletto o come oggetto di studio sarà diversa, per quanto possa avere dei punti combacianti. Se lo leggo per diletto posso fregarmi di un sacco di fattori che invece mi sono indispensabili per studiarlo.
Detto ciò, torniamo alla proposta di indicare un percorso di lettura. Molte cose che reputo fondamentali le ho lette prima di aprire il blog. Per fondamentali intendo Shakespeare, i russi, le Bronte, Tasso, il Genji Monogatari ecc. Con cose del genere per me si va sempre sul sicuro. Le cose notevoli che ho scoperto negli ultimi anni sono stati Hardy, Mervyn Peake e George RR Martin. La saga più bella che ho letto nel 2008 è stata Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin. Non penso di aver scritto una recensione completa di nessuno dei nove tomi dell'edizione italiana (solo del primo forse). Perché non ne ho scritto? Perché ho passato più tempo a leggere quello che ne scrivevano altre persone sui forum e siti dedicati; perché ne ho parlato con molte persone su deviantart; perché, invece di scriverne, ne disegnavo le scene.
Quest'anno ho letto dei libri che mi sono piaciuti, e non ne ho parlato. A volte parlare dei libri/film che sono piaciuti senza essere banali è molto più complicato che scrivere una critica distruttiva. Perché mi sono piaciuti? Si accordavano alle mie corde del momento, il loro stile mi andava bene, hanno suscitato in me immagini o richiamato memorie, raccontavano bene una bella storia...
Il libro più bello attualmente in mio possesso e che devo ancora finire di leggere è La colomba pugnalata di Pietro Citati. L'ho scoperto casualmente due anni fa nella libreria di una persona che mi stava ospitando, e in una o due notti ne ho letto circa metà, restando affascinata. Adesso che l'ha ripubblicato l'Adelphi (prima era in edizione Mondadori) mi sono affrettata a comprarlo. Citati ripercorre con emozionante lirismo la vita di Marcel Proust, facendomi commuovere profondamente per il dolore dello scrittore che sembra entrare sotto la mia stessa pelle e metterla a nudo, facendola sanguinare. Non ho mai letto la Recherche e non so come possa sembrare questo libro a uno che sa di Proust più di me, ma nella mia limitatezza lo giudico un'ottima introduzione a questo maestro del '900. Di certo mi ha fatto venir voglia di leggere la Recherche.
Ma ci sono persone che leggono molto più di me, soprattutto materiale più vario e contemporaneo. Per questo consiglio di visitare i blog di IsabelleTostin, PattyBruce, dei due Gonzo, di Zeruhur (quando si occupa di libri), ecc. Ciò non vuol dire che la pensiamo sempre uguale in materia di libri, ma se la pensassimo tutti uguale...

I film che mi sono piaciuti più al cinema ultimamente sono stati Inkheart (Helen Mirren, Jim Broadbent, Andy Serkis e soprattutto Paul Bettany valgono lo spettacolo, anche se si levasse il fatto che è un film che parla di amanti di libri e del potere delle storie di salvare il mondo) e, incredibilmente, Iago (forse trovo un po' di tempo per scriverne più di questo rigo). A casa ho visto Gran Torino e Ponyo sulla scogliera. Su Gran Torino avevo dei pregiudizi, invece si è rivelato un film mirabile, anche se non capisco perché la polizia americana debba essere sempre mostrata sotto una cattiva luce nei film e i cittadini si vogliano fare sempre giustizia da soli (anche se c'è la sorpresa finale...). Ponyo è incantevole, in particolare, data ormai la mia veneranda età, il personaggio della madre e la scena in cui fa telegrafare Baka! Baka! (stupido! stupido!) al marito.

Di fumetti in questo periodo c'è una bassa terrificante. È uscito il 43 di Vagabond (in cui avviene il romantico reincontro di Takezu e Otsu e la poco romantica morte del mio amato Ueda
), il 23 dell'Immortale (in cui praticamente avviene una scena sola, ma la copertina è da sbavo) e basta. Sto leggendo Lovely Complex perché me lo prestano. E poi ho letto Monkey Business di Gianluca Maconi, ma attendo l'uscita del secondo numero (per Lucca?) per parlarne.

letto per il circolo del mercoledì
***
Sono stata a Stonehenge nel luglio del 1997. Non ne ricordo praticamente nulla personalmente, o meglio, ciò che mi ricordo davvero è solo il negozio, dove avevano un sacco di libri sui castelli scozzesi (magari avevano anche altro, ma mi ricordo quelli) e dove comprai un poster di Stonehenge al tramonto che è ancora appeso in camera mia. Insomma, ho un poster di Stonehenge in camera e non mi ricordo nulla di Stonehenge! Il suo "mistero" non mi ha mai particolarmente interessato: mi piacevano i colori del tramonto catturati dal fotografo e inoltre quel poster ce l'aveva già identico un mio amico, quindi, per le ben note leggi del desiderio mimetico, non potevo essere da meno ^^
Nelle ultime settimate della mia scrittura di tesi - tra parentesi, ringrazio tutti quelli che mi hanno inviato l'in bocca al lupo! La tesi è stata deibitamente consegnata lunedì :) - per cercare un po' di distrazione, sono andata sovente a leggiucchiarmi il blog di recensioni fantasy della Gamberetta, di cui avevo già postato il link qui. Alcune cose scritte da lei sono molto divertenti, altre meno, il tono predicatorio che adotta in certe occasioni mi sembra fuori contesto, in particolare quando, come nell'ultimo post, detta regole su come si scrivano le recensioni. Anche perché una cosa bella della rete credo sia la libertà che dà a ognuno di far udire la propria voce, senza restrizioni, e che inoltre, fermo restando il fatto che in rete si trovano cose scritte in maniera serissima, una cosa è - per esempio - lo studio che Gilbert & Gubar dedicano a Jane Eyre, una cosa la recensione che un lettore fa della sua lettura personale. Nella mia personale recensione posso anche scrivere che Rochester è uno strafigo e che St. John avrebbe fatto meglio a sposare Rosamond invece di rompere le palle a Jane, ma se invece devo scrivere un saggio accademico, non è che non possa dire più o meno le stesse cose, ma le dovrò dire con un altro linguaggio.
"In Jane Eyre, Charlotte Bronte cerca di realizzare un tipo di personaggio maschile giudicato desiderabile dalle donne perché incarna l'ideale del bel tenbroso di ascendenza byroniana ecc ecc"
"Attraverso il personaggio di St. John, Charlotte Bronte desidera presentare un tipo di mascolinità opposta a quella di Rocherster per dimostrare che neppure il ribaltamento delle caratteristiche sessualmente libertine di Rochester nella repressione bigotta di St. John possa essere accettato dalla protagonista come confacente alle sue esigenze, fisiche e spirituali" ecc. (su St. John, intanto, potete vedere questo e quest'altro saggio).
In ogni caso, le parole di Gamberetta mi hanno spinto a considerare il problema delle competenze quando si scrive. Vorrei allora fare degli esempi personali.
A. Letteratura. Sono ormai anni che mi dedico allo studio della letteratura. Ciò significa che in alcuni campi ho ormai una qual certa esperienza (tipo il poema cavalleresco, anche se non è esattamente il genere del momento), altre cose non le leggo per non interesse, altre perché non mi piacciono, altre perché vorrei ma non ho il tempo di farlo. Come lettrice in genere sono lenta e, rispetto ad altre persone che conosco qui su splinder, riesco a leggere in un anno molta meno narrativa. Negli ultimi mesi, ad esempio, con la tesi per lo mezzo, non ho letto affatto.
Ora, benché io stia - se Dio vuole - per conseguire un dottorato di ricerca in letteratura, questo non significa che la mia recensione di un libro di narrativa che scrivo qui sia più valida di quella di altre persone. Non è che il libro dia a me più emozioni di quante ne ha date a un altro lettore. Io però dovrei aver studiato di più il meccanismo su cui si struttura un libro e dovrei essere in grado, applicandomi, di spiegare perché un libro suscita determinate emozioni. Questo almeno nei miei studi accademici. Il critico letterario dovrebbe riuscire a far vedere agli altri cose nascoste in un'opera che gli altri non avevano visto. Per esempio, per tornare a Gilbert & Gubar: la loro analisi di Jane Eyre parte con la prima scena del libro, in cui la piccola Jane è rinchiusa dalla zia nella stanza rossa. Io, leggendo Jane Eyre, non avevo mai dato un particolare peso a quella scena, non ero stata in grado di leggervi niente di particolare. Invece G&G - perché hanno letto il libro più volte, perché hanno letto a loro volta più materiale critico su JE, perché stavano andando a cercare una cosa specifica, perché hanno avuto un'intuizione geniale ecc - riescono a vedere, e a far vedere al loro lettore, come quella scena contenga già la prefigurazione della vicenda di Jane.
Moltissimi studi di letteratura non sono al livello di The Madwoman in the Attic, o di Mimesis, o di Poesia come retorica di Ezio Raimondi. Tuttavia, il loro scopo è più o meno sempre quello: spiegare il testo perché gli uomini capiscano come funziona la creazione letteraria di altri uomini.
Però, se io voglio andare a leggermi Jane Eyre perché non l'ho ancora letto, non inizierò leggendo The Madwoman in the Attic. Probabilmente andrò su anobii o su amazon e leggerò i commenti degli altri lettori. Da questi mi farò una certa idea nella mia testa, e poi, anche nell'eventualità in cui i commenti fossero tutti negativi, se il libro mi interessa me lo andrò a comprare comunque.
B. L'opera d'arte. Tutti i lettori di questo blog sapranno che io disegno e dipingo (quando posso)(anzi ora dovrei proprio mettermi a fare dei disegni per una mostra). Sono ovviamente anche un'amante dell'arte, fin da piccola ho sfogliato rapita i cataloghi dei musei, e mi ricordo che alle elementari tentai di copiare la Venere allo specchio di Velazquez (!). Tuttavia, non ho mai avuto un particolare interesse per lo studio dell'arte. Diventare il critico d'arte non mi ha mai interessato. E quando leggo le spiegazioni che gli esperti danno dei quadri, resto spesso stupita. Anche perché una delle cose che interessa di più a me è la tecnica. Mi piacerebbe tanto sentire una spiegazione del tipo "Velazquez usava una tavolozza in cui metteva rosso, giallo, verde e bianco. Per fare la pelle, prima stendeva uno strato di verde e rosso, poi lasciava asciugare, e dopo una settimana passava uno strato di giallo. Lasciava asciugare, e dopo una settimana ricominciava daccapo". Invece quello che vedo soprattutto in giro è "Venere cela lo sguardo allo spettatore perché l'amore può essere solo riflesso in uno specchio, simbolo barocco della duplicazione del sé. Davanti all'occhio del pittore la realtà si duplica in una versione reale e in un'illusione, e mentre la verità volta le spalle, l'illusione ci guarda dalla superficie dello specchio ecc".
Qualche tempo fa, la mia cara Silvia ha pubblicato sul suo blog l'interpretazione araldico-simbolica del ritratto della famiglia di Tommaso Moro di Holbein (link). Io resto stupefatta nel leggere cose del genere, perché se lo guardo io, il massimo che noto è la lunghezza dei nasi delle donne. Invece il critico riesce a leggere dei doppi sensi francesi nella posa dei personaggi. Chapeaux.
C. I film. Tanto tempo fa, quando preparavo l'esame di Storia e critica del cinema, ogni volta che vedevo un film non potevo fare altro che scinderlo mentalmente: "piano americano, ralenti, fluo, carrellata, gru" ecc. Poi, per fortuna, è passata. Quando scrivevo recensioni di film qui con una certa frequenza, mentre vedevo il film al cinema non facevo che pensare a come l'avrei commentato. Alla fine questo fatto di pensare alla recensione mi toglieva il gusto di immergermi nella storia.
D. La musica. Non ho alcuna competenza musicale. Non so leggere le note in uno spartito, ho difficoltà a riconoscere il suono dei singoli strumenti, non sarei mai in grado di dire "e qui è il suono dei quattro ottavini che sottolinea il dolore straziante dell'eroina". Il mio apprezzamento della musica passa quindi tutto dal punto di vista emozionale. L'abitudine all'ascolto dell'opera mi permette di notare se un cantante canta male, ma non saprei spiegare perché né sono assolutamente in grado di scrivere di musica in maniera decente, di conseguenza lo faccio pochissimo. Ma non credo che questo mi levi il diritto, se volessi, di scrivere un giudizio sintetico di un disco appena comprato.
Ieri sono andata per la prima volta al San Carlo restaurato. Hanno aumentato le luci, adesso è tutto molto più contrastato. Le luci sono più bianche, i tendaggi rossi più scuri, mentre prima era tutto più ovattato. L'unica cosa che non mi è piaciuta del restauro è stato il palco reale: prima mi sembrava avesse una tonalità più azzurrina, ora più violacea.
L'opera messa in scena era il Peter Grimes di Benjamin Britten. Messa in scena stupenda per un'opera alquanto disturbante. Lo spettacolo in sé era di prima categoria - direzione degli attori, orchestra, voci dei cantanti, in particolare il protagonista, Brandon Jovanovich, mostruoso nella sua capacità di mutare registri in una parte che prevede l'urlo un minuto e il minuto dopo un tenorismo madrigalesco - ma il testo è indigeribile, una pesantezza e un'angoscia!
Rubo questo link al lj della mitica pojypojy, ma mi sembrava d'obbligo: http://fantasy.gamberi.org/
Andate e ridete.
Questo è il disegno che ho fatto durante il viaggio riccardiano e che ho lasciato a Sutton Cheney, accanto all'iscrizione per Riccardo. Ho fatto solo una foto all'ultimo minuto, senza neppure stare a controllarla, ecco perché l'immagine è così sfocata. Spero che il disegno stia ancora lì, che non sia stato buttato e/o che nessuno se lo sia preso.
A Bosworth si incontrano fan riccardiani e sporadici fan dei Tudor alla ricerca delle loro origini, più una marea di ragazzi delle medie e delle superiori portati lì in visita scolastica. Gli archeologi e le guide non si sbilanciano: sono lì per determinare quale sia stato il vero sito della battaglia, se Ambion Hill o Redemore Plain o se ancora più ad ovest, e se davvero Northumberland sia stato impedito dal bosco, da un ruscello o da qualsiasi altro oggetto fisico ad arrivare al soccorso di Riccardo, oppure se sia stato un vero tradimento. A me lì veniva da piangere, anche se quello che si vede è soltanto un prato graziosamente tagliato e incorniciato da cespugli. La famosa bandiera che garrisce al vento non la si può toccare né raggiungere, perché è nel mezzo di un campo seminato.
In occasione dell'anniversario, ho deciso finalmente di mostrarvi l'immagine da cui è partito tutto:

È questa vignetta di Riccardo sofferente, disegnata dal mitico Gianni De Luca per la riduzione a fumetti della Freccia nera di Stevenson, che mi ha convertito una volta e per tutte al riccardianesimo. Ecco la sua presentazione a Dick Shelton (clicquez pour enlarger):
*****
Ma oggi è anche il compleanno del figaccione riccardiano, aka Richard Armitage. In suo onore, ecco come viene rappresentato il personaggio di Guy di Gisborne in un'altra riduzione a fumetti del Giornalino, Robin Hood di Fabio e Stelio Fenzo:
Non esattamente ciò che suscita il nostro nasone preferito, eh? Con quei due ciuffi in cima alla testa, uno da un lato e uno dall'altro, il Gisborne di Fenzo sembra una specie di elicottero pronto al decollo. E anche il suo carattere poco si discosta da quello di un arrogante prepotente che si crede un crante cuerriero mentre non sa neppure com'è fatta una spada. Robin Hood lo fa fuori senza rimpianti del lettore:
(stendiamo un velo pietoso sulle ultime puntate della serie televisiva con Armitage, vi prego).

Nella puntata precedente abbiamo parlato di letteratura inglese.
Anche la letteratura italiana, però, non scherza.
Inoltre ho scoperto che TT probabilmente era gay, il che mi ha rivoluzionato la vita. [link]

La letteratura inglese fa male.
Stanotte ho sognato un film (sogno sempre film) in cui il giovane Shakespeare (per gli amici Shaky), un bambino di colore di circa 10 anni, era coinvolto in strani traffici dei gangster ammericani che volevano farlo cantare nei loro locali (Shaky bambino aveva una bellissima voce). Ma poi la polizia lo salvava e lo mandava in una casa famiglia insieme al giovane Christopher Marlowe (foto) e un altro bambino, biondo, delicato e chiaramente effeminato.
Seconda parte. Shaky, Marlowe e il biondino hanno ormai circa vent'anni, Shaky non è più di colore, e sono tutti ostaggi in un grande castello (non ho idea del perché). Marlowe ha raggiunto la testa di tutte le classifiche intercontinentali come sciupafemmine e Shaky viene immediatamente dopo. Il biondino (avete presente Draco Malfoy? ecco, coi capelli più lunghi) fa più o meno da cameriere a Marlowe. Shaky, che cerca vari modi per evadere dal castello, ad un certo punto ha l'illuminazione della sua vita: il biondino è innamorato di Marlowe e il giovane Chris, dietro tutta la sua dongiovannagine, nasconde una latente omosessualità. A questo punto Shaky si mette di guzzo buono per far cadere il biondino nelle braccia di Marlowe e alla fine ci riesce. Seguono varie scene di bondage in cui Marlowe lega il biondino ad una parete e gli gira intorno provocandolo (non sono sicura che avesse una frusta o meno), e il biondino per tentare di liberarsi si ingroviglia sempre più nelle funi con pose sensuali.
Poi mi sono svegliata.
La letteratura inglese fa male.
Valeria aka Isabelle Tostin ha fondato un nuovo blog, Il circolo del mercoledì, dove io, lei, Harion e Zeruhur pubblicheremo le nostre recensioni dei libri che abbiamo scelto per leggere in comune.
Il primo libro scelto è stato Schiavo d'amore, di William Somerset Maugham. Potete leggere qui la prima recensione di Valeria e di seguito ricopio la mia.
Schiavo d'amore
Vi sarete resi conto da soli che da un paio di mesi, questo blog un tempo famoso per le sue caustiche e mordenti recensioni di film, manga e libri non pubblica più nemmeno uno straccio di valutazione neppure su uno spazzolino da denti :-/ Mi dispiace. Il mio cuore è abbastanza lontano dalle recensioni in questo momento. Per circa tre anni, ho letto manga e visto film pensando alla recensione che ne avrei fatto qui. La cosa si stava facendo pesante. Mentre ero ancora nel buio della sala cinematografica, o mentre sfogliavo le pagine di un fumetto cercando di non piegarne la copertina, mi venivano in mente le frasi che poi avrei trascritto qui. Il fatto di dover poi recensire una cosa stava prendendo il sopravvento sul puro piacere di leggere o vedere una cosa così, senza secondi fini.
Inoltre, in questo momento la mia attenzione è occupata da ben altre cose:
Ecco le nuove illustrazioni per Il trono di spade:
Non che io abbia smesso di leggere manga, libri o vedere film. Solo che per un po' di tempo, probabilmente, non ne sentirete più parlare su queste pagine, a meno di qualche breve ricapitolazione frettolosa. In Francia avevo già letto gli ultimi numeri di Nana (in Italia è appena uscito il n. 33), e Sigune mi ha fatto leggere a casa sua il nuovo tankobon di Vagabond (in francese sono già avanti di un paio di numeri rispetto a noi). È uscito anche il nuovo numero di Blood Alone, in cui per fortuna l'autore sembra essersi sbarazzato dall'ectoplasma di Wataru Yoshizumi che l'aveva posseduto durante il n. 4. Prima che partissi per la Francia, era appena uscito un nuovo numero dell'Immortale che da solo ripagava tutta la noia del ciclo della prigione (con nuove scene Makie/Anotsu! Yay!). E ora è uscito Cantarella, un nuovo manga su Cesare Borgia da cui straborda morbosità e slashità ad ogni pagina :-D

In Francia ho letto a scrocco, senza finirla, una nuova graphic novel di Guy Delisle, Cronache birmane, con cui si dimostra che quando un autore diventa troppo famoso e ha troppe pagine a disposizione, la qualità cala in maniera proporzionale. Mi sono annoiata talmente tanto che non ho manco finito di leggerlo, e sono andata alla Fnac 5 o 6 volte apposta per leggerlo :-/ Qui al Comicon, invece, ho preso Impeesa di Ivo Milazzo (grande Ivo! Mi ha fatto l'autografo e mi ha pure stretto la mano ^^), in cui il suo fantastico disegno è adattato ad una storia che definite colonialista è dire poco (ecco che al momento del bisogno il post-col risorge in me!) e La poesia uccide di Scornaienchi / Comandini (e m'hanno dato pure un disegno della Comandini in omaggio, per simpatia):

In Francia ho letto Stupori e tremori di Amélie Nothomb in una giornata (dà un'immagine del Giappone alquanto falsata). Adesso sto leggendo, in contemporanea: Schiavo d'amore per la sfida del mercoledì, La regina dei draghi (ASoIaF vol. 4) e De Profundis di Wilde. Ah, starei anche leggendo Gender Trouble di Judith Butler, ma mi sembra che lei i troubles ce li abbia nella testa, e che voglia solo scardinare una sovrastruttura per sostituirla con un'altra sovrastruttura.
Mi sono fatta mandare da Amazon pure The Madwoman in the Attic di Gilbert/Gubar e Between Men di Eve Kosofsky Sedgwick, giusto per completare la triade femminista :-)
Sono andata a cinema a vedere (in Francia) Crimini ad Oxford o Oxford Murders che dir si voglia e Disco, in Italia Questa notte è ancora nostra, Riprendimi, e proprio questo pomeriggio Mongol. Cercando di andare a vedere L'altra donna del re ho scassato la macchina (adesso riparata e rifunzionante ^^) e non sono mai arrivata a cinema.
Spero che sopravvivrete per un po' senza le mie recensioni, accontentandovi degli aggiornamenti artistici e dei miei terribili avatar.