Sono tornata da Lucca ieri pomeriggio e da stamattina sono incollata al computer per mettere a posto gli arretrati di quattro giorni.

A Lucca è andata molto bene, mi sono divertita tanto, come non mi succedeva da tempo. Le dieci copie del Cinghiale che avevo portato con me sono andate esaurite in due giorni, tanto che non ho potuto accontentare le richieste di altre persone! Mi dispiace in particolar modo per l'amica di Martina Phylomache che è venuta apposta al mio stand solo per sentirsi dire che le copie erano esaurite!
Per ovviare a questi inconvenienti, e nell'attesa che il Cinghiale riceva una veste editoriale vera e propria, ho messo il fumetto su Lulu (QUI) dove potrete acquistarlo a 13,50 € oppure QUI dove potrete scaricarlo (in pdf) a 3,50 €. Sto cercando di metterlo anche su Ilmiolibro.com ma ancora non ci sono riuscita, la sessione si chiude prima di permettermi di caricare il file.
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A Lucca ho speso qualcosa come 160 euro di fumetti.
Ho comprato:
Dubito che riuscirò giammai a recensirli tutti. Di questo elenco ho già letto i n. 1, 3, 4, 5, 11 e 12.
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Schizzi da Lucca e dintorni:
Domattina si parte per Lucca, con una valigia ancora da fare e disegni ancora da finire.
Per chi volesse incontrarmi, sarò allo stand WILD BUNCH, Area Self, Padiglione Passaglia, stand as 32, insieme a Alessandro Rak, Andrea Scoppetta, Barbara Ciardo, Gianluca Maconi, Marco Castiello, Paco Desiato e altri loschi individui che devo ancora conoscere come Alessandro Micelli, Matteo Scalera e Simone Paoloni.
WILD BUNCH presenterà un magnifico artbook omonimo che dovete tutti comprare, pena cose indicibili e inimmaginabili.

Io porterò le mie copie de IL CINGHIALE, di cui potete vedere qualche immagine nel post precedente.
accorrete numerosi!
Eccolo. Il fumetto riccardiano è finito e (auto)stampato. Ne porterò dieci copie a Lucca, dove saranno in vendita a 3 euro l'una. Intanto, ecco qualche immagine.
In previsione di Lucca ho caricato su deviantART un mucchio di illustrazioni non ancora mostrate su internet, alcune anche vecchissime.
Uno degli ultimi, finito appena prima delle vacanze estive.
Due delle tre illustrazioni con cui ho partecipato al concorso Illustrissimi. La prima è stata quella esposta al castello degli Agolanti tra luglio e agosto.
La copertina di Rosa Napoletano 3, libro per l'8 marzo.
e l'immagine del Cd.
Illustrazioni per la mostra in onore di Salvatore di Giacomo al PAN (aprile-maggio 2009)
'E ccerase
Dalla mostra "Una monella svedese e le sue sorelle" (2008), per il centenario di Astrid Lindgren:
Pippi Calzelunghe
Il pozzo delle storie, da Mio piccolo Mio.
Da Vacanze all'isola dei gabbiani.
e infine Kjerim evocatore per il compleanno della mia amata Francesca!
ogni tanto serve.
e la risposta è sì, io già progetto il seguito di Asanor quando ancora non ho pubblicato il tomo principale.
Sto vergognosamente trascurando questo blog. Giusto per non dire che a giugno ho scritto un post solo, vi mostro un po' di ultima roba:
Miriel e Naide.
Scena da pullman. Io e la chiarezza non ci conosciamo.
Ho partecipato al concorso Illustrissimi e una mia illustrazione è stata selezionata! Spero di darvi maggiori informazioni in seguito. Comunque, il tema della mostra era "Fuoco" e dopo aver finito le tre illustrazioni per il concorso, mi è venuta in mente un'altra immagine, quella di una ragazza i cui capelli prendevano fuoco. L'illustrazione che è venuta è poi molto diversa da quella che c'era nella mia testa (molto più scura e pastosa, in cui le ciocche-fiamme dovevano risaltare di più).
Jaime e Cersei litigano. Un'ennesima fanart per Le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George RR Martin.
Alla prossima! (e forza Ferrero).
Hiroshige - Roma, Museo Fondazione Roma, prorogata fino al 13 settembre
Appena entrati nell'elegante allestimento della mostra sul grande maestro Hiroshige, accolti da svettanti hostess in microkimono che insinuano un sottile tono da Yoshiwara, si passa attraverso una sala introduttiva decorata con un giardino zen (con piante finte) e rischiarato da un raffinato sistema di luci che passano soavemente dall'alba al tramonto, mentre cinguettii di uccelli e fruscii di seta danno l'ultimo tocco di giapponesità. La mente entra subito in uno stadio più elevato, di contemplazione distaccata eppur partecipata, e considera come il giardino giapponese, con le sue forme contenute, punti a farsi comprendere dallo spettatore per via di sintesi, mirando ad essere riprodotto per intero, nell'insieme delle sue parti, nella mente dello spettatore contemplante. Poi si arriva alla prima sala, e questo clima zen viene bruscamente interrotto.
Da un lato, un gruppo di vegliarde chiassose ricorda a voce alta tutte le mostre a cui hanno partecipato durante la loro pensione. Le hostess fluttuanti, che mai cercano di zittire i visitatori rumorosi, più tardi mi inviteranno ad uscire dalla stanza quando mi squilla il cellulare e cerco di spiegare in un sussurro all'interlocutore di trovarmi ancora alla mostra. Le vegliarde bastano perché riaffiori una mia vecchia tendenza, l'odio assoluto per i visitatori dei musei che parlano. Ma le vegliarde non sono il peggio: parlano dei fatti loro, non commentano le opere esposte. I commentatori ignoranti o inappropriati sono quelli invece che riescono a farmi imbufalire come poche altre cose. Sono ancora nella prima sala quando giunge una signora con il suo compagno. Appena entrata, senza quasi neanche guardare l'opera esposta, esclama (sempre a voce alta): "Che colori!" (il che rientra nei commenti sgradevoli di tipo 1: banalità colossali, come dire "che bello", "bellissimo", ecc). Poi tenta di spiegare al suo compagno l'influsso del giapponismo nella produzione artistica occidentale di inizio '900, dicendo testualmente: "Il liberty si chiama liberty perché viene dal Giappone". Ora, so che la signora voleva dire quanto il Giappone abbia influito sullo sviluppo del liberty. Ma qualcuno mi sa trovare un motivo per cui linguisticamente la parola liberty dovrebbe avere a che fare con l'arcipelago nipponico?
Ora, su altri aspetti dell'umano consesso sono molto tollerante. Ma il commentatore ignorante delle mostre è al di sopra delle mie capacità di sopportazione. Con tutto il rispetto per la libertà di espressione, vorrei che fosse proibito per legge di parlare durante la visita ai musei, rovinando l'esperienza estetica delle altre persone. Guardate, non parlate. I commenti li farete quando uscite. E se proprio non riuscite a trattenere un commento, almeno fatelo a un volume inferiore a quello che serve ai quartieri spagnoli per chiamarsi da una parte all'altra del vicolo. Ricordo ancora con la pelle d'oca una mostra su Gauguin al Vittoriano, immersa tra i commenti di gente che sapeva dire solo "Bello", "Bellissimo", "Che bello", e poi non guardava neppure le pennellate.
In ogni caso, le mie stesse modalità di vedere una mostra sono servite a liberarmi dei commentatori inopportuni. Mentre io mi soffermavo ancora nella prima sala, la signora e il suo compagno erano già arrivati alla fine della mostra, immagino sempre tra analoghi cincischiamenti. Questo distanziamento cronologico mi ha permesso di godermi il resto dell'esposizione tra compagni più silenziosi e beneducati.
La caratteristica fondamentale che mi è parso di rintracciare nelle opere di Hiroshige è un avvicinamento alla perfezione, ottenuta soprattutto attraverso un dominio pressoché totale dell'equilibrio compositivo. La disposizione delle figure avviene con impressionante maestria lungo le linee diagonali, verticali e/o orizzontali, in una tensione continua verso una immobilità dinamica, o un movimento immobile.
Il senso dello spazio è ottenuto con una sapiente sovrapposizione dei piani che, quando condotta sencondo i canoni della prospettiva occidentale, mi ha fatto gridare alla meraviglia. Le sue scene con figure sono mirabilmente animate, trasmettendo nello spettatore un senso di chiacchiericcio vivo e brulicante, visto col sorriso sulle labbra.
Una delle cose che più mi ha impressionato è il fatto che tale stupefacente equilibrio spesso fosse raggiunto soltanto tenendo conto delle scritte, e dunque includendo, nella valutazione dell'opera, sia il lato pittorico che quello verbale, come d'altronde tipico della cultura giapponese. Insomma: senza l'aggiunta dello spazio occupato dai versi, la composizione penderebbe da un lato o dall'altro, laddove invece i kanji forticono un apporto talora determinante per la valutazione degli spazi.
Putroppo come al solito non c'erano in vendita le cartoline delle silografie che mi erano piaciute di più... Perché mettono in vendita invece sempre riproduzioni che non mi interessano?
Beato Angelico, Musei Capitolini, fino al 5 luglio
Almeno quelli della Fondazione Roma dieci cartoline per Hiroshige le hanno fatte, mentre quelli dei Musei Capitolini non si sono degnati neppure di fare una cartolina per la mostra sul Beato Angelico. Sono uscita dunque dalla mostra a bocca asciutta, ma non solo per la mancata cartolina: dopo l'abboffata di Hiroshige al mattino, la mostra sul Beato Angelico, con le sue venti opere, sembrava davvero poca cosa. Aggiungiamo poi la confusione del museo, dove le indicazioni (pur abbondantissime) non portano mai nella direzione sperata, facendomi perdere più di una volta.
Mentre Hiroshige tende alla sintesi, niente sintesi nella pittura del Beato Angelico, dove il dettaglio prevale sul senso del totale e dove il colore ha la meglio sul disegno. Davvero bellissimi colori, e alcune cose (in particolare un panneggio di un Cristo in gloria) stupefacenti: ma quest'oscillazione dell'Angelico tra Medioevo e Rinascimento, tra fondi dorati e costruzione prospettica e volumetrica, che sarà anche fondamentale per la storia dell'arte, mi è sembrata una cosa che, appunto, non sta né di qua né di là, incerta sulla direzione da prendere. Come quelli che hanno messo i cartelli dentro i Musei Capitolini.
Non vi preoccupate, io sono sempre qui e anche i disegnini.
Anche se ormai sono in fase di regressione.
Dopo quattro anni di blog, mi sono arresa a mettere i rees, feed o comesichiamano. Non è mai troppo tardi. Per far questo ho dovuto rinunciare al mio precedente template, sul quale avevo faticato tanto. Ho anche disegnato questa scenetta (una vecchia idea) per metterla come immagine d'apertura, ma non riesco a manipolare il template in modo da inserirla in modo soddisfacente. Ah, la mia ignoranza dell'accatiemmeelle.
Sentivo da un po' la necessità di dare un po' d'ordine al caos precedente, e adesso ho proprio spazzato via tutte le cose che rendevano interessante (e caotica) la colonna di destra.
Questo prima di cedere del tutto alla tentazione di blogspot, come mi invita a fare Alfredo, novello trasferito, che sta mettendo su un blog dedicato alla nona arte. Serio.
Il Comicon è finito ormai da due settimane, ma io ho finito solo adesso di leggere la roba che ho acquistato/ scroccat-fattomi prestare dopo di esso. Ed ecco il minestrone:
Bastien Vivès, Dans mes yeux - Il gusto del cloro
In occasione del Comicon ho avuto l'incredibile ventura di conoscere Bastien Vivès. E chi l'avrebbe mai detto quando, a settembre, presi dallo scaffale della Fnac di Tours una copia del Goût du Chlore, e lo considerai subito uno dei fumetti migliori su cui avessi messo mano negli ultimi tempi? Alla fiera del Libro per ragazzi di Bologna, nello stand della Casterman, avevo avuto modo di sfogliare, ahimé per pochi minuti, la nuova opera di Bastien, Dans mes yeux, ancora inedita in Italia ma che spero sarà tradotta presto. Per fortuna Bastien ce ne ha lasciato una copia allo studio e quindi ho potuto leggerla con calma ^^

Dans mes yeux e Il gusto del cloro - di fresca stampa presso Black Velvet - raccontano la stessa storia. Un lui e una lei - di cui non si sa il nome in nessuna delle opere - si incontrano per caso, si studiano, si piacciono, si mettono insieme. Il gusto del cloro termina appena prima che i due si mettano insieme, Dans mes yeux prosegue fino a mostrare le prime incrinature della neoformata coppia. Il gusto del cloro ambienta tutto in piscina, Dans mes yeux segue i protagonisti dalla biblioteca universitaria dove si incontrano per la prima volta ai luoghi dei loro primi appuntamenti, il cinema, una festa, il ristorante, lo zoo ecc. Alcune situazioni si ripetono identiche nei due fumetti: lei che si lega i capelli con un elastico, lui che scopre con gelosia le altre amicizie maschili di lei, lui che guarda, ammira, fissa solo lei.
La bellezza del Gusto del cloro stava in quella sensazione di piscina che ti dava. Mentre lo leggi si percepisce l'acqua, l'atmosfera ovattata delle vasche, lo sciabordio delle piccole onde contro il bordo. Colorazione al computer in tinte piatte, sintetiche e utili. Dans mes yeux invece è colorato coi pastelli a cera, e un nervoso contorno a china segue le figure principali. La sua bellezza - e la sua genialità - sta nella prospettiva e nel sapiente utilizzo della voce narrativa.
In Dans mes yeux, il protagonista maschile non si vede mai. Tutto si vede, come dice il titolo, dai suoi occhi, e nei suoi occhi c'è solo lei, la ragazza che lo affascina e di cui lui segue tutti i movimenti. Anche i balloon riportano esclusivamente le parole di lei, mai quelle di lui, cosicché il dialogo va dedotto unicamente dalle reazioni di lei. Questo perché a lui, di quello che dice lui stesso, non importa. Interessa soltanto questa lei che è entrata così prepotentemente nella sua vita.
Per farla breve, Dans mes yeux è geniale e dovete leggerlo. Due cose non mi sono piaciute: la parte allo zoo (con quegli animali disegnati così realisticamente, al contrario del resto dei disegni) e il finale amaro, perché, come il protagonista, non capisco il senso delle lacrime di lei. Ma questo nulla toglie alla straordinarietà del tutto. Leggete di come l'attenzione di lui scema mentre lei parla con i suoi compagni di dormitorio, o di come lei balla. Bastien suggerisce di leggerlo ascoltando Les histoires d'A di Rita Mitsouko. Le voilà.
Les histoires d'amour finissent mal en général.
Un omaggio di Bastien a Napoli:
e il blog di Bastien: http://bastienvives.blogspot.com/ . Stay tuned.
Blotch. Di fronte al proprio destino, di Blutch
Blotch di Blutch è semplicemente l'albo meglio inchiostrato adesso in circolazione, insieme alle cose di Frederick Peeters. Questo secondo tomo aggiunge, alle vette del primo (che forse è un pelino meglio), gli ulteriori tentativi di lecchinaggio di Blotch verso il padrone della rivista, che si dimostrerà molto più interessato alla garçonne di Blotch, Georgette, che non a lui stesso, il rapporto di Blotch con il jazz (da comparare con quello verso l'Africa del primo tomo), gli ulteriori battibecchi con Franz Dewiller, e soprattutto il passato di seduttore di Blotch con "la tentazione di Sant'Antonio". Insomma tutto il peggio del carattere di Blotch, per la nostra gioia.
Miss Endicott, di Derrien - Fourquemin
L'ho preso perché non so dire no alle governanti inglesi dell'800. Lettura gradevole, anche se mi aspettavo di meglio. Il ritmo molto veloce del racconto impedisce un po' di soffermarsi sui disegni, entrando in contrasto con il loro livello di dettaglio. Nel finale non ho capito perché Miss Endicott, svolto il suo lavoro, dovesse andarsene. In generale, mi ha ricordato da un lato Clues di Mara, e dall'altro Brisby e il segreto di NIMH, uno dei miei film d'animazione preferiti di quand'ero piccola.
Verso la tempesta, di Will Eisner

Trovato nella libreria dello studio e letto aspettando di andare a vedere Porco Rosso di Miyazaki. Andando a combattere nella Seconda guerra mondiale, il giovane Eisner traccia un'autobiografia della sua infanzia che è soprattutto una biografia di sua madre, giovane perbene e con la testa ben piantata sulle spalle ma con una famiglia disastrata, e di suo padre, artista fallito e affarista sognatore ancora più fallito nel lavoro, ma con delle idee molto chiare sulla convivenza etnico-religiosa. Faultless, come si dice, con alcune pagine splendide, ma ci sono cose più emozionanti.
Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia, di Rizzo - Bonaccorso
In uno dei corridoi bui di Castel Sant'Elmo, erano esposte le tavole originali di questo fumetto. Non sapevo di cosa trattasse né chi fosse l'autore, ma sono rimasta conquistata dal tratto spigoloso e dolcemente asprigno, come un limone, e soprattutto dal fantastico naso del protagonista. Poi ho scoperto che il fumetto era su Peppino Impastato e che allo stand della Becco Giallo c'era l'autore che firmava le copie. Così mi sono fatta fare un naso solo per me ^^ Pare strano ma io I cento passi non l'ho visto, quindi non posso fare confronti, dal momento che, come si dice in appendice, la scelta della struttura anacronica è stata determinata anche dalla volontà di differenziarsi dal film. L'altroieri ricorreva anche il trentunesimo anniversario della morte di Peppino Impastato, e ben venga che lo si ricordi in tutti i modi. Ma soprattutto un plauso ai fantastici disegni del messinese Lelio Bonaccorso.
Ultimamente stavo riflettendo sul fatto che gli insulti che si scambiano rispettivamente i due sessi hanno una profonda motivazione sociologica. Il punto che si va a toccare con l'insulto è l'onore, ed essendo il punto d'onore variabile tra maschi e femmine, l'insulto varia di conseguenza. Le donne chiamano bastardo l'uomo che le ha fatte infuriare: bastardo presuppune che l'uomo sia di nascita non pura, non abbia quindi diritto all'eredità del padre, e punta quindi a screditare il ruolo dell'uomo nella società patriarcale, in cui la certezza dell'ereditarietà è tutto. Gli uomini insultano invece le donne puntando sul tasto del loro onore inteso in quanto comportamento sessuale: una donna non casta non ha onore, e di conseguenza è sempre esclusa dalla società patriarcale che prevede di garantire la purezza della discendenza tramite il controllo della sessualità femminile.
Freddura da doccia.
Una mendicante dalle calze e capelli arancioni davanti a Santa Chiara, qualche giorno fa.
Acquerello fatto per Bologna, finalmente scannerizzato. Avevo sognato l'ìmmagine di notte, o meglio avevo sognato questo disegno con un letto, un tappeto per terra, e delle linee gialle e bordeaux. Poi ci ho aggiunto il bambino per dargli un protagonista.
Scena dal vero alla Feltrinelli.
È LUI!! ABBIAMO ASPETTATO UN ANNO MA NE È VALSA LA PENA! PERCHÉ QUESTO NUMERO HA IL COLPO DI SCENA CHE PIÙ COLPO DI SCENA NON SI PUÒ! MI STAVO SENTENDO MALE PER STRADA A LEGGERLO!! IIIIIIHHHHHH!!!!
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Reira e Takumi si baciano!!!! Non l'avrei giammai creduto! Non l'avevo neppure ipotizzato! Sono rimasta senza fiato! Se pensate che questi punti esclamativi sono troppi, ricredetevi, perché non vi sono parole per descrivere la mia eccitazione nel leggere questo numero! Mai avrei immaginato una piega del genere nella storia! E Ai Yazawa inserisce anche nuovi misteri: Satsuki apparentemente ha un fratello! E Reira ha un figlio! Che sia figlio di Takumi? Takumi vive a Londra con Reira e il loro figliolo (che si chiama, guarda un po', Ren)? Oppure Hachi ha un altro figlio? Perché alla fine del volumetto parla di sé come donna con figli a carico... o si tratta semplicemente di un bisticcio nella traduzione (in giapponese non esiste il plurale, ma d'altronde non so neppure quale parola abbia usato la Yazawa)? Insomma, tutta una palpitazione. E peraltro la scena in cui Reira e Takumi si baciano è di un pathos tale che mi facevano venire in mente Jibras e Naide. Per farla breve: la Yazawa è riuscita a fare il colpaccio, mettendo un colpo di scena che non avevo proprio supposto (anche se, a rileggere i vecchi numeri all'indietro, si vedono un sacco di avvertimenti, che però erano dissimulati tanto bene che non ci avevo fatto caso). E il 37 si accinge a diventare il mio numero preferito di Nana in assoluto.
Takumi: + 1000 punti
*** end spoiler ***


Giornata Oasi 2009 - domenica 19 aprile
Sabato 18 aprile, alle 18, si inaugura la mostra Versi... diversi al PAN (Napoli, via dei Mille 60). Siete tutti invitati. Ci troverete anche due miei acquerelli sulle poesie di Salvatore di Giacomo.

è la giornata mondiale del rene! Da brava sofferente di renella e colichette, mi sembra doveroso ricordarlo. Bevete tanta acqua Fiuggi e pensate a quanto vi serve quel piccolo fagiolo nella vostra schiena!
È anche il compleanno di Miriel. Per festeggiare, gli ultimi disegni:
Il mio scanner è stato particolarmente cattivo con questo povero disegno, che risulta, non capisco perché, un po' sfocato (eppure la risoluzione era come al solito di 300 dpi).
Su deviantArt hanno lanciato un concorso (con scadenza a giugno) per rifare un proprio disegno del passato. Dato che avevo già una mezza idea a proposito, ho rifatto un vecchio disegno su Neottolemo e Polissena del lontanissimo dicembre 1997.
La Silvia ha messo sul suo blog alcune illustrazioncine che ho fatto per la sua fanfic su Riccardo III / Tommaso Moro / Servazio ecc. Guardate e, soprattutto, leggete! [link] [link] [link]