Zalve, la vostra inviata da Cecilandia è ancora qui e lotta insieme a voi, anche se è moltissimo impegnatissima tra varie vicende e ha ben poco tempo per aggiornare il suo blogghettino, che avrebbe anche bisogno di una bella lucidata e di un nuovo template, ma temo che dovrà aspettare. Manca una settimana alla mia partenza per Bologna e ho un sacco di cose da fare. Mi hanno affidato due copertine per due cd e dovrei riuscire a finirle nel minor tempo possibile. Appena sente la parola "dovere", nel mio animo sorge subito la pulsione a "scappare", almeno in questi ultimi tre giorni... Ho passato 2 settimane molto impegnative e da venerdì sera la propensione al dolce far niente si è impossessata di me. Ma non me lo posso permettere! Devo anche preparare il progetto per Bologna! Appena lascerò la tastiera, mi metterò subito a scarabocchiare qualcosa.
Sono in piena Gormenghast mania. Vi ho già parlato del primo libro di questa trilogia di Mervyn Peake, e ora sono a metà del secondo libro. Incapace di trattenermi, però, ho già letto la conclusione e mi ha sconvolto. Giuro, forse è il libro più imprevedibile, a livello narrativo, che abbia mai letto. Ed è un libro che crea ossessione. Ho scoperto che nel 2000 la BBC ne trasse uno scenggiato di 4 puntate con Jonathan Rhys-Meyers che fa Ferraguzzo/Steerpike (!!!!!! What a casting!!!! Mi convinco sempre più che JRM potrebbe essere adatto per interpretare Riccardo di Gloucester) e l'ho già ordinato da Amazon.
Ieri sera ho visto Crash, vincitore dell'oscar come miglio film, appena uscito fresco fresco in edicola. Mi è decisamente piaciuto. È una storia intensa, un film "impegnato", come si dice. Tutt'altra pasta che i cowboy gay, insomma, anche se resta la domanda: "È davvero il miglior film dell'anno?" (ma questa domanda resta sempre).
Sempre ieri sono andata a vedere le Nozze di Figaro al San Carlo, regia di Mario Martone. Uno spettacolo splendido, di cui elencare le pecche è davvero come trovare il pelo nell'uovo: tempi dell'orchestra un po' staccati, un'unica pausa alla fine del secondo atto (col risultato di farmi cadere in un'abbiocco alla fine del secondo atto, abbiocco da cui mi sono solo parzialmente ripresa), una scenografia insignificante nel senso che non è che volesse dire molto, Cinzia Forte (Susanna) dalla voce non abbastanza squillante, e poi una versione della Contessa non al livello di quella nobiltà che immaginiamo. Ma questi sono dettagli: regia splendida, splendida idea del proscenio che ingloba la buca dell'orchestra e cantanti che spuntano da tutte le parti e che iniziano a cantare pure dal corridoio, soavissima prima aria della Contessa (Carmela Remigio), bel vocione maschio di Simon Orfila (Figaro), scintillante interpretazione di Marina Comparato (Cherubino), che alla fine è stata accolta da un boato. Su tutti il Conte, Pietro Spagnoli: che voce, che interpretazione, che modo di calcare la scena! Cantava la parte di Almaviva ma tu te lo immaginavi nei panni di Don Giovanni, a scuotere la sala con la sua grassa risata. Una presenza che ti si stampava nelle viscere. Alla fine, dieci minuti buoni di applausi a scena aperta, e io e i miei compagnucci di sedia ci siamo sgolati a urlare "Bravo!". Siamo rimasti senza voce, altro che i cantanti!
