È LUI!! ABBIAMO ASPETTATO UN ANNO MA NE È VALSA LA PENA! PERCHÉ QUESTO NUMERO HA IL COLPO DI SCENA CHE PIÙ COLPO DI SCENA NON SI PUÒ! MI STAVO SENTENDO MALE PER STRADA A LEGGERLO!! IIIIIIHHHHHH!!!!
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Reira e Takumi si baciano!!!! Non l'avrei giammai creduto! Non l'avevo neppure ipotizzato! Sono rimasta senza fiato! Se pensate che questi punti esclamativi sono troppi, ricredetevi, perché non vi sono parole per descrivere la mia eccitazione nel leggere questo numero! Mai avrei immaginato una piega del genere nella storia! E Ai Yazawa inserisce anche nuovi misteri: Satsuki apparentemente ha un fratello! E Reira ha un figlio! Che sia figlio di Takumi? Takumi vive a Londra con Reira e il loro figliolo (che si chiama, guarda un po', Ren)? Oppure Hachi ha un altro figlio? Perché alla fine del volumetto parla di sé come donna con figli a carico... o si tratta semplicemente di un bisticcio nella traduzione (in giapponese non esiste il plurale, ma d'altronde non so neppure quale parola abbia usato la Yazawa)? Insomma, tutta una palpitazione. E peraltro la scena in cui Reira e Takumi si baciano è di un pathos tale che mi facevano venire in mente Jibras e Naide. Per farla breve: la Yazawa è riuscita a fare il colpaccio, mettendo un colpo di scena che non avevo proprio supposto (anche se, a rileggere i vecchi numeri all'indietro, si vedono un sacco di avvertimenti, che però erano dissimulati tanto bene che non ci avevo fatto caso). E il 37 si accinge a diventare il mio numero preferito di Nana in assoluto.
Takumi: + 1000 punti
*** end spoiler ***


Giornata Oasi 2009 - domenica 19 aprile
Sabato 18 aprile, alle 18, si inaugura la mostra Versi... diversi al PAN (Napoli, via dei Mille 60). Siete tutti invitati. Ci troverete anche due miei acquerelli sulle poesie di Salvatore di Giacomo.


Non sono un'appassionata né un'esperta delle storie di supereroi.
Non nutro alcuna ammirazione fanatica nei confronti di Alan Moore, che per me potrebbe essere poco più di un illustre sconosciuto con barbone e sguardo allucinato. From Hell l'ho sfogliato vagamente alla Feltrinelli anni addietro e l'ho trovato di difficilissima lettura. V per Vendetta l'ho letto dopo aver visto il film e, se devo essere sincera, di tale lettura non mi è rimasto dentro alcunché. L'ho anche recensito, ma non me ne ricordo nulla. E di Watchmen, prima che uscisse il film, non conoscevo neppure l'esistenza. È solo colpa della mia terrificante ignoranza o c'è un altro motivo dietro il fatto che in questi 27 anni non mi fosse giunta notizia di quest'opera, sbandierata come il capolavoro assoluto dell'arte sequenziale?
No, non è il capolavoro assoluto dei fumetti di tutti i luoghi e di tutti i tempi.
No, non è l'opera definitiva oltre cui non si poteva andare. In questi altri vent'anni dopo la sua pubblicazione la produzione di fumetti grazie a Dio è continuata e ha anche prodotto risultati eccelsi (leggi: Blankets, l'Immortale, Real, il Tex di Magnus che la Bonelli ha messo attualmente in ristampa e che consiglio a tutti).
Però che sia un capolavoro dell'arte sequenziale mi sembra ormai indubbio.
Leggerlo è complicato. Il formato dell'edizione non aiuta. Non lo si può leggere in metropolitana, né tenere il volume con un'unica mano come un tascabile. Bisogna essere seduti, con il volumone ben poggiato su un piano, e avere a disposizione un sacco di tempo. Non è lettura che si consuma in un'ora. E gli inserti scritti alla fine di ogni capitolo richiedono ancora più attenzione. E non basta una sola lettura. La presenza di narratori interni multipli permette di seguire separatamente (fino a un certo punto) i filoni di ogni personaggio, col fatto poi di tornare indietro a leggere quello che succede agli altri personaggi. Io ho iniziato leggendo il filone di Laurie, poi quello di Doc Manhattan, poi di Rorschach, di Gufo Notturno II, e infine di Veidt. Sono andata avanti leggendo avanti e indietro, ritornando su alcuni passaggi, cercando di leggere rapidamente altri. Il filone delle avventure del Vascello nero l'ho trovato intollerabile ed era una pena leggere quelle vignette dalla retinatura così pesante. Quelli sono gli unici passaggi dell'opera che non ho mai riletto.
I personaggi sono disgustosi. Più attraenti li trovi all'inizio, più repellenti ti sembrano alla fine. Corrotti fino al midollo, cinici, psicologicamente devastati, egoisti fino all'estremo. Il Comico non fa ridere nessuno e non si capisce perché tutti dicano che aveva capito tutto. Laurie è una poveraccia che Freud avrebbe trovato talmente segnata dal complesso d'Edipo da essere banale. Doc Manhattan è un superuomo asettico che trema davanti alle gonnelle. Dan Dreiberg l'epitome del buon senso nella sua forma più apatica. Veidt, che ha fatto sua la teoria dell'ucciderne uno per salvarne mille. Il mio preferito all'inizio era Manhattan, ma poi mi sono votata a Rorschach. La sua scena con lo psicologo varrebbe da sola tutto il fumetto. Anche Sally Jupiter non mi dispiace.
Vale per la storia? Non più di tanto. Vale per i personaggi? Fino a un certo punto. Vale per la struttura, per l'utilizzo del tempo (e dei tempi), per l'andamento, l'incastro, la struttura ciclica (con ultima pagina di puro genio), il ritorno dei simboli, il lento svelamento dei misteri. Tutto quello che il film non ha e/o non poteva riprodurre, mentre ha conservato la storia e i personaggi (con lievissimi adattamenti).
Un lettore del blog, Tony, attraverso un suo gentile commento mi chiedeva come mai a volte non recensisco le cose che sembrano meritarlo, dato che potrei così fornire una sorta di consigli per gli acquisti utili per chi volesse leggere/vedere determinate cose. Pensando che l'argomento potesse interessare anche altre persone, ho deciso di scriverci sopra due righe.
Vorrei innanzitutto precisare una cosa abbastanza evidente, ovvero che io per prima mi trovo in un percorso di ricerca e che non ho le risposte definitive per quanto riguarda i prodotti culturali, né tantomeno le risposte adatte a chiunque o a chiunque in un determinato momento. Il gusto di ognuno di noi si forma leggendo/vedendo sia le cose che ci piacciono che le cose che non ci piacciono. Dalle cose che non ci piacciono apprendiamo quali sono le cose che non ci piacciono, e viceversa.
Ma anche le cose che ci piacciono o che non ci piacciono possono variare nel corso del tempo e nel cambiamento del contesto. Se oggi leggo/vedo una cosa che mi piace, non è detto che debba piacermi dopo un anno o dopo dieci anni. Le nostre emozioni momentanee influenzano quello che leggiamo/vediamo e, inevitabilmente, anche quello che ne posso scrivere io in questo blog o pensare nella mia testa. A volte, una situazione negativa nella nostra sfera personale può influenzare il giudizio che diamo di un determinato prodotto oppure alterarlo. Vorrei dare alcuni esempi:
Dopo aver consegnato la tesi, volevo leggere qualcosa di non troppo impegnativo, e ho ancora in programma per il futuro la lettura di libri che non considero, già in partenza, come dei capolavori della letteratura. A volte abbiamo bisogno anche di queste cose medie, oppure di romanzi e filmetti scemi. Anche una cosa stupida può essere gradevole se arriva nel momento giusto o se risponde alla nostra intenzione di rilassarci. Mia madre dice sempre che quando qualcuno è all'ospedale gli porti/ti porti da leggere Gente, non Il pendolo di Foucault.
Da parte loro, le recensioni non sono che impressioni a caldo di oggetti che ho letto/visto solo una volta. Un film visto in due ore a cinema o a casa ti lascia un'impressione. Capisci alcune cose. Se lo rivedi dieci volte ne capisci altre. Una volta che lo vedi quaranta volte, e che ci hai letto sopra quello che ne hanno scritto altre persone competenti, ci puoi scrivere sopra una tesi di laurea.
Con i libri va un po' meglio perché la loro lettura, in genere, dura più giorni, e il tuo giudizio ha la possibilità di venire modificato nel tempo e adattato eventualmente dall'inizio alla fine della lettura. Inoltre, i libri permettono di essere riletti, cosa che naturalmente si può fare anche coi film ma che personalmente mi è meno immediata. Normalmente quando leggo un libro leggo più volte determinate pagine. In genere vado avanti a leggere degli spezzoni situati molto più avanti della pagina che sto leggendo "di seguito". Leggo degli spoiler. Poi torno indietro e leggo per bene. Quando finisco un romanzo a volte ci sono dei capitoli o delle pagine che ho letto tre volte, mentre altre non le ho mai rilette. In questo modo ho il tempo di formarmi un giudizio un po' più sfaccettato.
Tuttavia, la lettura di romanzi fatta per diletto si differenzia in ogni caso dallo studio dei romanzi che posso fare all'università. Nella lettura sono in gioco le mie emozioni momentanee, il contesto della lettura. Nello studio scientifico il mio io scompare per lasciare posto a quella che spero che sia un'interpretazione (relativamente) oggettiva dei dati contenuti nel testo, anche questi adattati però a un determinato contesto. Se scrivo delle donne guerriere, studio quel testo cercando quello che sia utile a proposito delle donne guerriere, il resto lo tralascio. In ogni caso, il mio punto di vista su Ariosto come lettura da diletto o come oggetto di studio sarà diversa, per quanto possa avere dei punti combacianti. Se lo leggo per diletto posso fregarmi di un sacco di fattori che invece mi sono indispensabili per studiarlo.
Detto ciò, torniamo alla proposta di indicare un percorso di lettura. Molte cose che reputo fondamentali le ho lette prima di aprire il blog. Per fondamentali intendo Shakespeare, i russi, le Bronte, Tasso, il Genji Monogatari ecc. Con cose del genere per me si va sempre sul sicuro. Le cose notevoli che ho scoperto negli ultimi anni sono stati Hardy, Mervyn Peake e George RR Martin. La saga più bella che ho letto nel 2008 è stata Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin. Non penso di aver scritto una recensione completa di nessuno dei nove tomi dell'edizione italiana (solo del primo forse). Perché non ne ho scritto? Perché ho passato più tempo a leggere quello che ne scrivevano altre persone sui forum e siti dedicati; perché ne ho parlato con molte persone su deviantart; perché, invece di scriverne, ne disegnavo le scene.
Quest'anno ho letto dei libri che mi sono piaciuti, e non ne ho parlato. A volte parlare dei libri/film che sono piaciuti senza essere banali è molto più complicato che scrivere una critica distruttiva. Perché mi sono piaciuti? Si accordavano alle mie corde del momento, il loro stile mi andava bene, hanno suscitato in me immagini o richiamato memorie, raccontavano bene una bella storia...
Il libro più bello attualmente in mio possesso e che devo ancora finire di leggere è La colomba pugnalata di Pietro Citati. L'ho scoperto casualmente due anni fa nella libreria di una persona che mi stava ospitando, e in una o due notti ne ho letto circa metà, restando affascinata. Adesso che l'ha ripubblicato l'Adelphi (prima era in edizione Mondadori) mi sono affrettata a comprarlo. Citati ripercorre con emozionante lirismo la vita di Marcel Proust, facendomi commuovere profondamente per il dolore dello scrittore che sembra entrare sotto la mia stessa pelle e metterla a nudo, facendola sanguinare. Non ho mai letto la Recherche e non so come possa sembrare questo libro a uno che sa di Proust più di me, ma nella mia limitatezza lo giudico un'ottima introduzione a questo maestro del '900. Di certo mi ha fatto venir voglia di leggere la Recherche.
Ma ci sono persone che leggono molto più di me, soprattutto materiale più vario e contemporaneo. Per questo consiglio di visitare i blog di IsabelleTostin, PattyBruce, dei due Gonzo, di Zeruhur (quando si occupa di libri), ecc. Ciò non vuol dire che la pensiamo sempre uguale in materia di libri, ma se la pensassimo tutti uguale...

I film che mi sono piaciuti più al cinema ultimamente sono stati Inkheart (Helen Mirren, Jim Broadbent, Andy Serkis e soprattutto Paul Bettany valgono lo spettacolo, anche se si levasse il fatto che è un film che parla di amanti di libri e del potere delle storie di salvare il mondo) e, incredibilmente, Iago (forse trovo un po' di tempo per scriverne più di questo rigo). A casa ho visto Gran Torino e Ponyo sulla scogliera. Su Gran Torino avevo dei pregiudizi, invece si è rivelato un film mirabile, anche se non capisco perché la polizia americana debba essere sempre mostrata sotto una cattiva luce nei film e i cittadini si vogliano fare sempre giustizia da soli (anche se c'è la sorpresa finale...). Ponyo è incantevole, in particolare, data ormai la mia veneranda età, il personaggio della madre e la scena in cui fa telegrafare Baka! Baka! (stupido! stupido!) al marito.

Di fumetti in questo periodo c'è una bassa terrificante. È uscito il 43 di Vagabond (in cui avviene il romantico reincontro di Takezu e Otsu e la poco romantica morte del mio amato Ueda
), il 23 dell'Immortale (in cui praticamente avviene una scena sola, ma la copertina è da sbavo) e basta. Sto leggendo Lovely Complex perché me lo prestano. E poi ho letto Monkey Business di Gianluca Maconi, ma attendo l'uscita del secondo numero (per Lucca?) per parlarne.