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sabato, 16 agosto 2008

 

problemi estivi

Ma che fine umorista che sto diventando, eh.

criticato da cabepfir | 16/08/2008 16:16 | link | commenti (4)

disegno, varia, delirio

 

 

giovedì, 14 agosto 2008

 

slash onirico (cont.)

Nella puntata precedente abbiamo parlato di letteratura inglese.

Anche la letteratura italiana, però, non scherza.

Inoltre ho scoperto che TT probabilmente era gay, il che mi ha rivoluzionato la vita. [link]

criticato da cabepfir | 14/08/2008 23:21 | link | commenti (5)

libri, disegno, studio, ricerca

 

 

giovedì, 07 agosto 2008

 

slash onirico

Christopher Marlowe

La letteratura inglese fa male.

Stanotte ho sognato un film (sogno sempre film) in cui il giovane Shakespeare (per gli amici Shaky), un bambino di colore di circa 10 anni, era coinvolto in strani traffici dei gangster ammericani che volevano farlo cantare nei loro locali (Shaky bambino aveva una bellissima voce). Ma poi la polizia lo salvava e lo mandava in una casa famiglia insieme al giovane Christopher Marlowe (foto) e un altro bambino, biondo, delicato e chiaramente effeminato.

Seconda parte. Shaky, Marlowe e il biondino hanno ormai circa vent'anni, Shaky non è più di colore, e sono tutti ostaggi in un grande castello (non ho idea del perché). Marlowe ha raggiunto la testa di tutte le classifiche intercontinentali come sciupafemmine e Shaky viene immediatamente dopo. Il biondino (avete presente Draco Malfoy? ecco, coi capelli più lunghi) fa più o meno da cameriere a Marlowe. Shaky, che cerca vari modi per evadere dal castello, ad un certo punto ha l'illuminazione della sua vita: il biondino è innamorato di Marlowe e il giovane Chris, dietro tutta la sua dongiovannagine, nasconde una latente omosessualità. A questo punto Shaky si mette di guzzo buono per far cadere il biondino nelle braccia di Marlowe e alla fine ci riesce. Seguono varie scene di bondage in cui Marlowe lega il biondino ad una parete e gli gira intorno provocandolo (non sono sicura che avesse una frusta o meno), e il biondino per tentare di liberarsi si ingroviglia sempre più nelle funi con pose sensuali.

Poi mi sono svegliata.

La letteratura inglese fa male.

criticato da cabepfir | 07/08/2008 20:22 | link | commenti (7)

libri, persone, varia

 

 

giovedì, 31 luglio 2008

 

Asanor

Ieri era il compleanno del vostro personaggio preferito (vero? vero?), Asanor. Mi sono dunque concessa di fare un acquerello che aspettava dall'epoca del cippo.

The standard bearer

Dovete sapere che quest'anno ricorrono i dieci anni da quando mi sono messa ad inventare la storia di Asanor, di Miriel e di Royke. E non ho ancora finito.

Per l'occasione, eccovi anche due ultimi schizzetti. Non li avevo ancora messi qui, vero?

Cersy       prova

Sto perdendo troppo tempo. Devo tornare alla mia GL.

criticato da cabepfir | 31/07/2008 10:29 | link | commenti (10)

disegno, fumetto, asanor, asoiaf

 

 

domenica, 20 luglio 2008

 

Riccardomics. Il biofumetto

Come forse anche le pietre ormai sapranno, sto preparando un microfumetto su Riccardo III che ho iniziato a schizzare in Inghilterra durante le lunghe ore di pullman. "Micro" significa che finora ci sono almeno cinquanta pagine già schizzate, con dialogo e pose, dato che apparentemente non riesco a mettere mano ad un fumetto senza che si riproduca per partenogenesi. Chissà se poi quest'estate, tra la Gerusalemme Liberata, la Jerusalén Conquistada, la Fearie Queene e i miei vari parenti malati e/o moribondi riuscirò pure a fare il fumetto (o meglio: chissà se quest'estate, a parte dedicarmi al fumetto, riuscirò anche a scrivere i capitoli sulla GL e la JC).

In ogni caso, la cosa mi sta ringalluzzendo non poco, tanto che ho deciso di mostravi in anteprima alcune pagine. Se aprite il link, non temete, c'è anche la traduzione in italiano della mia incomprensibile grafia.

Bess e Woodie

Mary

Hastings

Dopo molto ragionare mi è venuta l'illuminazione su come fare la scena con Hastings, e sono veramente fiera di avere dopo tanti anni capito l'enigma... Riccardo lo considerava alto tradimento! Leggete leggete...

Potete così anche vedere come nascono le mie paginette, senza vignette, in questa successione magmatica di volti e parole.

Ma ho anche molti dubbi rispetto ad altre parti della serie (che qui non vedete). In particolare dovete sapere che all'inizio Riccardo fa delle cose abbastanza volgari, e che probabilmente mi conquisterò l'onore di essere la prima a mostrarlo intento a certe adolescenziali pratiche maschili... non so come la cosa potrebbe essere presa dagli amici riccardiani ^^; 

e per l'occasione, ecco anche una piccola manga parade, ovvero

cosa pensa cabepfir mentre legge i manga?

Vagabond 40

La perfezione scorre attraverso il pennello di Inoue. Ma è vero che utilizza un solo pennino per fare tutti i tratti, e poi il pennello per le immagini più sfocate? Che mostro che è... Ineguagliabile... E quanto è bello Ueda - oddio c'è persino il frontespizio di capitolo con Ueda nudo XD - Matahachi e Takezo di nuovo insieme, che commozione... no Matahachi BASTARDO come osi dire quelle cose di Otsu? Ahah te lo sei meritato! Non esiste nessuno al momento pari a Inoue... ma come... è già finito?

Cesare 3

(sfogliandolo rapidamente in fumetteria: "C'è Michelotto? C'è Michelotto? Ah sì meno male che c'è...). *muble muble* Ma è mai possibile che la Soryo renda tutto così freddo e gelido? Ma sa che le persone umane cambiano anche espressione qualche volta nella loro vita? È mai possibile che uno si metta a disquisire della Reconquista, degli spagnoli e dei mori durante un pestaggio? Io avrei eliminato proprio la discussione... Questo didatticismo mi ammorba... ZZZ... RoooonF.... AAAAH MICHELOTTO MICHELOTTO quanto sei bello come sei slashico ah sì teorie di dominazione e privazione Che sguardo che occhi Oddio no la Soryo ha messo in mezzo persino Machiavelli... ma non ne lascia fuori manco uno... e mo' Machiavelli sarebbe pure la spia del Magnifico all'università di Pisa (perché poi?). Questo Cesare è meno interessante di un pezzo di ghiaccio... zzz... roOonf... AAAH MICHELOTTO MICHELOTTO incapace di separarsi dal suo padrone di cui pure capisce i limiti AAAH sbav sbav. Certo che però a parte Michelotto e Giovanni de' Medici in questo fumetto non si salva niente dalle mie critiche... zzz... (ecc, ad libitum)

Cantarella 2

Certo che 'sti giapponesi sono proprio fissati con Cesare Borgia... ma che ci trovano? Per me è solo un fallito che non è manco riuscito a stare al passo con la descrizione che ne fa Machiavelli nel Principe... Molto meglio Riccardino mio... E poi è bello come la Soryo raffreddi tutto nella sua geometrica razionalità mentre You Higuri viri tutto verso il soprannaturale e il sentimentale... E poi almeno ha messo in mezzo Lucrezia Borgia... che carina... chissà se la sua pettinatura si adatterebbe a Naide? Ma quando succede qualcosa di veramente slashico?

Berserk 64

Arrivederci al 2009? Coosa? Ma voi lo sapete che io leggo Berserk da DIECI anni, dall'estate del '98? (segue lamentazione su quanto erano belle le cose nel '98 rispetto ai casini attuali.). Uhm... oh... ma non è un po' confuso il modo in cui Grifis compare improvvisamente davanti all'imperatore? Ma poi l'imperatore non era al suo servizio? Ah no? È suo nemico? Vuole contendergli il potere? Okkei... Certo che se Miura disegnasse meno fiocchetti per gli elefanti e i kushan riuscirebbe pure a fare qualche pagina in più (cfr i miei 50 schizzi in cui non c'è manco un fiocchetto). Oh Charlotte che bello ricompare! Dai Charlotte! Non ti dimenticare che ho iniziato a leggere Berserk quando tu t'innamoravi di Grifis... Ma sarebbe possibile immaginarsi Grifis come Jaime Lannister? No, Jaime è più mascolino (segue momento di riflessione sul gender, Jaime, Cersei e la loro gemellarità, e che si conclude inevitabilmente con un "Oh, Jaime!"). IL papa? E che ci fa qui il papa? Ma non era morto? No, mi scoccio di rileggermi i numeri vecchi... Si vede che la bambina-maga e l'altro tipo l'hanno recuperato ancora vivo... UAHAHA Isidoro ben ti sta, evviva Azan! Oh finalmente una scena con Serpico e Farnese (la prima cosa che avevo notato in fumetteria): ma come? Ancora non mi fai succedere niente? Tutte queste pippe astrali e manco Serpico che sbircia? Meno fiocchetti e più costrutto la prossima volta, Miura...

criticato da cabepfir | 20/07/2008 11:36 | link | commenti (13)

manga, disegno, fumetto, riccardo iii

 

 

mercoledì, 16 luglio 2008

 

Richard Armitage

 

La settimana scorsa, per caso, mi sono messa a vedere Robin Hood su Rete4.

La serie è comica. C'è il Robin Hood meno sexy della storia (Jonas Armstrong), un giovincello appena svezzato che puzza ancora di latte e la cui maggiore abilità attoriale è alzare le sopracciglia in uno sguardo che dovrebbe voler dire: "Tanto c'ho sempre raggione io, che sono er mejo".

Marian è peggio ancora. Lucy Griffiths, poveretta, ha un aspetto qualunque (Silvia l'ha definita una pescivendola, e concordo) con un naso a patata e le guanciotte di chi ha mangiato troppi Mars. Non ha alcuna abilità recitativa. Lady Marian dovrebbe essere raffinata, nobile, pura, coraggiosa, eterea, elegante, signorile... Lucy Griffiths non ha nulla di tutto questo. Si muove con poca grazia e non emana alcun tipo di fascino. Per essere moderni, gli sceneggiatori della serie si sono inventati per lei una doppia personalità da donna guerriera (obv): di giorno è lady Marian, di notte diventa il Guardiano della Notte che protegge i deboli e punisce i ricchi. Ma non sarebbe niente rispetto ai vestiti che i costumisti le hanno imposto.

Stracci che quando mia madre l'ha guardata ha detto, "Ma li hanno presi al mercatino di Antignano?". Non sembrano nemmeno medievali. Nella puntata di martedì scorso indossava un golfino giallo fatto all'uncinetto (industriale), e in quella di ieri un cappuccio arancione uscito dritto dritto dai saldi di Cisalfa.

Keith Allen interpreta uno Sceriffo di Nottingham ateo, cinico e baro, rispetto al quale quello di Alan Rickman era quasi contenuto. Inoltre pare che sia lo sceriffo di Nottingham a comandare l'Inghilterra, non il principe Giovanni che finora non ho mai sentito nominare.

I compagni di Robin Hood sono anonimi. La sceneggiatura degli episodi a volte fa acqua. Nella puntata di martedì scorso c'era una badessa di colore e nessuno se ne stupiva. Forse non gli hanno spiegato che l'Inghilterra del 1191 non è come Sister Act.

MA c'è un motivo per cui aspetto ANSIOSAMENTE che venga di nuovo martedì.

C'è Richard Armitage che interpreta Guy di Gisborne.

Chi è Richard Armitage? È un uomo che ha avuto la fortuna di nascere il 22 agosto, a Leicester, da genitori che l'hanno chiamato Richard apposta perché erano riccardiani. Magari hanno anche calcolato l'ora del concepimento perché nascesse proprio il 22 agosto (io sono riuscita a nascere soltanto il 23 di agosto, e vi assicuro che prima del mio tredicesimo anno di età i miei manco sapevano dell'esistenza di Riccardo III). Il cielo lo ha benedetto con un naso triangolare che mi fa palpitare ogni volta che lo vedo. E questo predestinato sta pure pensando di fare una miniserie su Riccardo III che dovrebbe, finalmente, recargli giustizia.

E in Robin Hood, l'uomo di cui sopra interpreta un bastardo assassino dall'anima nera assetato di perdono, tormentato dai dubbi, lacerato dalle sue stesse contraddizioni.

Vorrei che foste a casa mia, per assistere allo spettacolo di me che urlo e strepito ad ogni fotogramma in cui compare. E la scena del guanto, che potete vedere per gentile concessione di youtube, ha completamente neutralizzato i miei neuroni.

Benvenuto, nuovo totano (e grazie a Silvia, senza cui adesso non starei qui a scrivere questo).

 Gnaw.

criticato da cabepfir | 16/07/2008 20:36 | link | commenti (10)

video, persone, lo schermo e la scena, riccardo iii

 

 

martedì, 08 luglio 2008

 

inaugurazione mostra Pippi a Capodichino

Verrà inaugurata domani alle ore 11.30 nella nuova sala  d'attesa dell'aeroporto di Napoli-Capodichino la mostra 'Una monella svedese e le sue sorelle'. La mostra è stata realizzata dall'associazione culturale Kolibrì in collaborazione con la Gesac, la società che gestisce i servizi a terra dello scalo napoletano, per i nuovi collegamenti diretti con Stoccolma e Copenaghen della compagnia aerea Sterling in occasione dei cento anni dalla nascita di Astrid Lindgren, la scrittrice svedese creatrice di Pippi Calzelunghe.

Ci saranno pure le mie tre illustrazioni (l'immagine invece è di Rosaria Iorio)

criticato da cabepfir | 08/07/2008 20:42 | link | commenti (5)

disegno

 

 

domenica, 06 luglio 2008

 

alla fine Wimbledon paga

Nadal def. Federer 6-4 6-4 6-7 (5-7) 6-7 (8-10) 9-7

Tié, Roger.

criticato da cabepfir | 06/07/2008 23:24 | link | commenti (2)

foto, tennis

 

 

martedì, 01 luglio 2008

 

tour riccardiano - le foto

Sto lentamente mettendo on line le foto del viaggio in Inghilterra. Per ora ho completato le pagine dal 16 al 24 giugno.

     

     

   

   

   

Il microsito è ancora in costruzione e non stupitevi se trovate link non funzionanti e/o ripetizioni. Questa è la pagina di partenza (http://www.amiamiprod.com/cecilialatella/ricardiantour2008.htm), e da lì potete partire per vedere Carlisle, il vallo di Adriano, Alnwick, Lindisfarne, Warkworth, Durham e Barnard, York, Gainsborough e Lincoln, Bosworth e Fotheringhay.

Non sembra ma anche fare questo è un lavoro lungo e periglioso.

criticato da cabepfir | 01/07/2008 23:27 | link | commenti (10)

foto, persone, riccardo iii

 

 

lunedì, 30 giugno 2008

 

Ciao! Giusto un messaggio di servizio per dirvi che sono tornata, INSIEME alla mia valigia. Nei prossimi giorni inizierò a mettere su anche le foto (ho fatto circa 600 scatti, e vorrei creare un album virtuale del viaggio). Chiedo scusa, ma ormai un mio vecchio post è bombardato dallo spam, e quindi ho cancellato in blocco i commenti degli ultmi giorni; c'erano anche un messaggio di Valeria, uno di Francesca e uno di Erica che purtroppo sono andati persi nella brutale eliminazione. C'è un sistema per evitare lo spam su splinder? Se mi avevate scritto qualcosa di importante, vi prego di riscrivermelo, e mi scuso ancora per i commenti perduti. Baci. 

criticato da cabepfir | 30/06/2008 10:31 | link | commenti (2)

varia

 

 

sabato, 14 giugno 2008

 

Tour riccardiano

Domani parto per il tour riccardiano, di cui vari dei miei affezionati lettori già sanno, e per gli altri, si tratterà di girare l'Inghilterra sulle tracce di Riccardo III, y compris visita a Bosworth. Mi spiace solo che tra le tappe non siano comprese Leicester e Nottingham, perché per il resto c'è un sacco di roba da vedere, York, Middleham, Fotheringhay, Norwich, il castello di Ashby de la Zouche, Barnam, nonché varie abbazie, chiese, villaggi ecc. Il tutto si concluderà con due giorni a Londra, dove spero di vedere anche dei miei vecchi amici.

Questo viaggio mi ha fatto riflettere. Sono sei anni che non faccio un viaggio così lungo (due settimane) e cinque anni che non faccio un viaggio in generale (l'ultimo è stato il trek in Germania). Non che non mi sia spostata in questi ultimi tempi, ma i miei soggiorni in Francia sono per lo studio più che il piacere, e in Belgio ho fatto solo tre giorni questa Pasqua partendo da Tours. Non metto piede in Gran Bretagna da dieci anni e a Londra da undici. E quante cose sono passate da quei tempi!

Nel lontanissimo 1997 non c'era ancora stato l'11 settembre, io viaggiavo tranquillamente portandomi in cabina 6-7 buste il cui contenuto superava di molto i cinque chili, e all'aereoporto mi perquisivano perché avevo in tasca una confezione di Cadbury Dairy Milk con la carta argentata ^^; (vengo spesso perquisita in aereoporto. Una volta hanno suonato le mollette per capelli che avevo in tasca, un'altra volta mi ero scordata di togliermi l'orologio, ecc). Non sono mai tornata in un paese anglosassone dopo le Torri Gemelle.

E poi ci sono riflessioni d'altro tipo. Il viaggio in Scozia del 1998, insieme con quello in Norvegia del 2002, è stato il più bello che ho fatto in vita mia. Formammo subito un gruppo unitissimo, e né la torba né la pioggia ininterrotta potevano abbassare il mio morale. E' un viaggio di cui ricordo quasi tutto, ma mi sembrano cose successe in una vita precedente se confrontate col fatto che, pochi mesi dopo, in un campo scuola di pochi giorni mi misi con il mio ex. La Scozia e Nocera sembrano due eventi intervallati da chissà quali ere geologiche nella mia mente, ma era passato a stento un mese e mezzo, durante il quale, peraltro, avevo iniziato a leggere Berserk dietro la guida di AT ed ero stata a Bivongi, ascoltando in macchina Lothlorién di Enja. Mamma, quanti secoli sono passati.

A quei tempi, ogni viaggio iniziava molto prima della partenza. I miei quaderni universitari sono pieni di scritte "Lofoten" vari mesi prima che mi imbarcassi per Oslo. Adesso - a parte il fatto che il viaggio l'ho prenotato mesi e mesi fa, e che le storie dei pagamenti e delle prenotazioni sono iniziate a febbraio - sto facendo tutti in questi ultimi due giorni, e negli ultimi mesi mi sono quasi proibita di pensare al viaggio, perché prima dovevo studiare. E infatti la mia tesi è andata lentamente avanti. Adesso mi concedo queste due settimane di stacco totale, e poi dovrò tornare tra le mie fotocopie.

Non ho idea se riuscirò a scroccare un po' di internet in qualche locanda inglese, per cui vi lascio con un po' di cose da vedere:

- alcuni disegni che ho appena messo sul mio decrepito sito, che dopo la tesi (si spera) troverò il tempo di aggiornare:

Sahara, ispirato alla canzone dei Nightwish (con Anette). Data la pruderie di deviantArt, lì l'ho messo sotto Mature Content (questi americani puritani...)

Sahara

- La fenice, dedicato a Roberto Dinacci:

- Nuvole colorate:

più un piccolo Jaime per divertimento ;-) :

Trebuchet - catapulta

e poi, un paio di foto fatte a Napoli, tra via Posillipo e Palazzo Reale:

a presto! Incrociate le dita per me!

criticato da cabepfir | 14/06/2008 19:42 | link | commenti (4)

foto, disegno, mussica, riccardo iii, asoiaf

 

 

giovedì, 12 giugno 2008

 

Il circolo del mercoledì

Valeria aka Isabelle Tostin ha fondato un nuovo blog, Il circolo del mercoledì, dove io, lei, Harion e Zeruhur pubblicheremo le nostre recensioni dei libri che abbiamo scelto per leggere in comune.

Il primo libro scelto è stato Schiavo d'amore, di William Somerset Maugham. Potete leggere qui la prima recensione di Valeria e di seguito ricopio la mia.

Schiavo d'amore

Il titolo italiano del primo romanzo importante di Maugham fa pensare ad una torrida storia di amore fatale, ambientata in una località decadente come la Venezia fin de siècle in un ipotetico romanzo di Gabriele d’Annunzio. Il titolo originale (Of Human Bondage), molto bello nella sua semplicità, lascia immaginare un pacato trattato di uno stoico che si è liberato delle passioni terrene per la contemplazione delle verità celesti.
Schiavo d’amore non è nulla di tutto questo. È la storia di un uomo mediocre, Philip Carey, i cui interessi nella vita sono, per parafrasare un passo dei Fiumi della guerra di George RR Martin, rimuginare sui presunti torti subiti e prendersela con le donne che hanno la sventura di incontrarlo. I torti subiti sono l’essere affetto da un piede equino (che continuo ad ignorare cosa sia), l’essere orfano ed essere stato allevato dallo zio prete, un uomo gretto e del tutto privo di immaginazione. Il nostro Philip non è che di immaginazione ne abbia granché di più, ma soprattutto gli manca una qualsiasi forma di risolutezza. Da adolescente, in conseguenza dell’educazione ricevuta, sviluppa una qualche parvenza di sentimento religioso, ma poi rifiuta di entrare in seminario e va invece in Germania a studiare il tedesco. Non si capisce a cosa gli serva l’esperienza. Tornato in Inghilterra, entra come contabile in una ditta. Manco questa cosa gli va molto a genio, quindi, ricordandosi che da bambino aveva fatto degli acquerelli come l’80% della popolazione occidentale, si convince di essere dotato di un grande talento artistico e va a Parigi per imparare il mestiere del pittore. Dopo due anni capisce che non sarà mai Michelangelo e, con uno spirito eroico pari a Costantino V che fece il gran rifiuto, torna a Londra e si mette a studiare medicina. Logico e lineare, no? Dopo un paio d’anni di università va in bancarotta e gli tocca, somma sventura, lavorare in un grande magazzino. Ma poi, ricevuta l’eredità alla morte dello zio (gretto e meschino, così differente da Philip), si laurea e, per la sventura dei suoi pazienti, inizia ad esercitare il nobile mestiere di Ippocrate.
L’incostanza che Philip dimostra nelle sue esperienze lavorative e verso la propria filosofia di vita (da fervente cristiano Philip si fa prima miscredente, poi ateo, infine capisce la grande verità che nella vita non c’è significato), non intacca invece i suoi rapporti con le donne, dominati da un’unica, costante nota di sottofondo: il profondo disprezzo che Philip prova per esse e il suo bieco maschilismo. Schiavo d’amore è il libro più maschilista che io abbia mai letto. Nonostante tutte le sue proteste, Philip continua a sentirsi parte della classe sociale dei gentleman, eppure mai cerca una donna della sua stessa classe, mai cerca una compagna da trattare da pari a pari, una che consideri al suo stesso livello intellettuale (Philip crede di essere dotato di profonda cultura ed intelligenza). Le sue esperienze invece sono prima con un’istitutrice, poi con una pittrice innamorata di lui che si suicida per povertà, poi con una vedova scrittrice di romanzetti da quattro soldi, quindi con una cameriera (Mildred, la presunta femme fatale del romanzo) e infine con una ragazzotta del borgo che gli ha dato la sua verginità (l’unica) e che lui sposa. Di fronte a questo, Philip cerca invece sempre di stare al centro di un contesto omosociale al suo stesso livello: Philip cerca l’approvazione degli altri uomini, e ha sempre infinitamente più rispetto dei suoi amici maschi di quanto ne abbia per le sue donne. Non che, naturalmente, il romanzo proponga quello che Philip fa come la regola generale di comportamento: anzi, ho il sospetto che spinga il lettore proprio a trovare tutte le crepe nel comportamento di Philip, e soprattutto a riconoscere a quale assurdo livello fosse arrivato il maschilismo ottocentesco, che fa sì che Philip consideri naturale ricercare l’amicizia di uomini al suo stesso livello e l’amore di donne inferiori. Schiavo d’amore credo in realtà che smascheri proprio come, adattandosi all’amore di donne inferiori, Philip sia diventato inferiore anche lui.
Il concetto di donne inferiori e uomini superiori lo troviamo anche nel Velo dipinto, però da una prospettiva inversa. Mentre in Schiavo d’amore il punto di vista è sempre quello di Philip (tranne alcune frasi che il narratore presenta dal pdv di altri personaggi e che suonano strane per questo), il pdv nel Velo dipinto è quello della donna inferiore (Kitty) che ha sposato un cosiddetto uomo superiore, Walter Fane. Ovviamente il lettore ci metterà poco a scoprire che il cosiddetto uomo superiore è in realtà uno schifo ambulante e che Kitty la vince su tutti i piani.
Ma il Velo dipinto è un romanzo che supera in tutti i sensi Schiavo d’amore: è scritto meglio, è più stringato, più chiaro, si impantana meno in pagine inutili. Schiavo d’amore risente troppo del fatto di essere per metà un libro autobiografico, è appesantito da quella che doveva essere la difficoltà dell’autore a distaccarsi dagli avvenimenti della sua stessa giovinezza mettendoli in forma romanzesca. Come il suo protagonista, è un romanzo goffo, che si legge senza difficoltà, ma senza neanche troppo interesse. Non è uno di quei romanzi che ti tengono inchiodato, pagina dopo pagina, perché devi sapere cosa succede dopo.   
Il finale dell’opera, poi, è una collezione di stereotipi del romanzo ottocentesco: trascinato dall’incontrollabile sua sensualità (perché secondo il double standard la sensualità dell’uomo è naturale e naturalmente incontrollabile, quella della donna è innaturale e va controllata) Philip svergina la figlia maggiore del suo mentore Athelny (una delle tante figure finto-paterne di cui il protagonista si circonda), Sally, e poi le offre un matrimonio riparatore, dato che ormai è diventato un medico e, con la conquista della riconoscibilità sul piano delle relazioni sociali maschili, può anche concedersi un matrimonio che gli doni rispettabilità. La cosa più disgustosa sono i commenti di cui è circonfusa la promessa sposa: tutte similitudini vegetali, per lo più, che tramutano Sally in una sorta di dea pagana (altra tipica idea ottocentesca, quella della dea pagana che si trasforma in donna e accalappia un uomo mortale) della fertilità e della natura. Quanto alla relazione con Mildred, è quasi inimmaginabile il grado di abiezione cui scende Philip, che si rifiuta di avere rapporti sessuali con questa donna perduta che è stata già di altri, mentre cerca disperatamente di salvarla da se stessa, di fare papà Germont con la Traviata. Maschilismo 100% doc. Alec d’Urberville acquista sempre più in altezza morale al confronto di questi grand’uomini da quattro soldi.

criticato da cabepfir | 12/06/2008 21:19 | link | commenti (5)

libri

 

 

lunedì, 09 giugno 2008

 

Auguri, Jibras!

oggi è il compleanno di Jibras.

Avrei voluto scrivere un post più lungo, ma la patria mi chiama.

Jibras guarda il simbolo di Man e Genoch. il ramo biforcuto e intrecciato. Devo ancora dare un nome a questa specie di croce. Nella mia testa si chiama il battipanni ma non è molto serio come nome.

Potete qui ammirare la tunica bianca, al posto di quella fucsia solita: la tunica bianca è indossata dai novizi tra i 16 e i 18 anni di età. prima di essere ordinati sacerdoti a 18 anni. Potete anche immaginare che Jibras guardi il battipanni la notte prima della sua ordinazione sacerdotale... e spero che la sua espressione sia sufficientemente significativa ;)

criticato da cabepfir | 09/06/2008 20:59 | link | commenti (7)

disegno, fumetto, asanor

 

 

martedì, 03 giugno 2008

 

Sex and the City (mit spoilers)

Jason Lewis

Il totano che potete ammirare sopra (vedi fig. 1) è il motivo reale per cui ho acconsentito ad andare a vedere questo film. Se avesse il naso più dritto e l’aspetto meno americano, potrebbe quasi essere un candidato adatto a fare Jaime Lannister (oh, Jaime!)
 
Il resto è nulla spinto. Puro nulla e stereotipi, tanti da affogarmi. Premetto che non ho mai visto una sola puntata della serie televisiva, quindi quanto dirò è riferito solo al film, ma in questi anni ho letto svariati articoli di giornale su Sex and the City, e su che serie innovativa era, così originale, trasgressiva, piena di momenti piccanti, notevole nel modo spregiudicato con cui parlava di sesso, ricca di arguzia e mordacità.
Invece quello che mi sono trovata di fronte è un film che sembra ricacciare la condizione femminile all’età della pietra. Io sono nata dopo le grandi battaglie del femminismo, ma spesso mi chiedo: ma è vero che non sono servite a nulla? Che invece di andare avanti si procede in retromarcia? Che le donne stesse preferiscono tornare nelle vecchie, sicure e trite posizioni? Dov’è finita la rottura degli schemi, la parità dei sessi, l’emancipazione? Queste donne di Sex and the City sono emancipate solo nel senso che tengono i soldi e che hanno imparato ad usare (non sempre) un preservativo. Lavorano tutte, ma l’attenzione non si punta mai sul loro mondo lavorativo. L’unica cosa al centro dei loro interessi sono i vestiti e gli uomini. Non esistono problemi di altro genere. La morale della favola è data da una mirabile battuta dell’assistente di Carrie, Louise (Jennifer Hudson, l’ugola d’oro di Dreamgirls): «Tutto quello che io cerco è l’amore» (possibilmente da pronunciare col tono di Lisa Simpson). E non si intende mica l’amore universale, l’amore per il prossimo, la caritas (e che è??). Il valore di una donna, in pratica, continua ad essere valutato solo se lei è felicemente accompagnata dal maschione di turno. Da sola, una donna vale meno di zero. Questa è la morale che si apprende dalla visione di questo film piccante e spregiudicato.
E quali maschioni, poi. Mr. Big, il fidanzato di Carrie, è un concentrato di stereotipi che mi stava facendo rivoltare le budella. Prima si comporta come il maschio ideale degli Harmony più sdolcinati: regala a Carrie la casa dei suoi sogni, con guardaroba dentro cui entra un altro appartamento, le propone di sposarlo, ecc, tutto con un tasso di melassa da farmi invocare una pera di insulina. Poi, per via di una singola battuta detta dalla legnosa Miranda, il grand’uomo si fa prendere dalle paturnie e abbandona Carrie sull’altare. In un botto sono stati rispettati una trentina di stereotipi: l’omo in fondo è sempre omo, si prende paura dall’affrontare le sue responsabilità, effettivamente è al suo terzo matrimonio e ha il terrore della vagina dentata di Carrie, la sposa umiliata va in depressione, cancella tutti i messaggi, butta via il cellulare per risparmiarsi di sentire la segreteria, ecc. A Sarah Jessica Parker nel film danno quarant’anni ma ha più rughe di mia madre. Ma alla fine l’ammore trionfa: il grand’uomo riconquista Carrie mandandole per e-mail le lettere d’ammore dei grand’uomini della storia: Napoleone, Beethoven. Voltaire, e conclude con questo fiore vergato dalle sue proprie ditine: “Non sono capace di scrivere una lettera d’ammore, Carrie, ma ti amerò per sempre” e poi le fa la proposta in ginocchio (stavo per vomitare. Vi prego, datemi Jaime Lannister che strappa le mutande insanguinate di Cersei). Carrie a questo punto se lo ciula nell’armadio megalomane e lo sposa, coronando il suo sogno d’ammore. La legnosa Miranda torna dal dimesso marito fedifrago e fa con lui una scena di legnoso sesso bollente. La squittente Charlotte sforna una squittente pargoletta e sono tutti felici e contenti, anche Samantha che ha appena lasciato l’unico uomo civile di tutta la combriccola (vedi fig. 1), per ridarsi, alla tenera età di 50 anni, alla pazza vita con uno stallone chiamato Dante (Dante! Mi stavo scompisciando).   
E il lato della moda, feh, è quasi più orribile di quello dell’ammore. Io non indosserei gli abiti di Carrie & Co. manco pagata! Ma quali griffe! Quei vestiti sono peggio di quelli recuperabili in un’asta di beneficenza parrocchiale. Se le newyorkesi davvero se ne vanno in giro per strada con stracci del genere addosso, inizierò a considerare Fuorigrotta il centro della moda mondiale. E l’abito da sposa di Vivienne Westwood lasciamolo a Nana, di grazia.
Vi prego, datemi una frikkettona in zampa d’elefante che urla “L’utero è mio e me lo gestisco io!”, piuttosto che queste rivoltanti donne d’oggi che, con tutte le loro piccanti feste di San Valentino a base di sushi, contribuiscono a perpetuare lo strapotere maschilista. In Candy Candy si trova un altro poco non solo una visione della femminilità più avanzata, ma soprattutto più onesta.
(e per i vostri occhi, guardatevi pure la fig. 2)

criticato da cabepfir | 03/06/2008 22:58 | link | commenti (15)

lo schermo e la scena

 

 

venerdì, 30 maggio 2008

 

arrrte

La settimana scorsa mi sono divertita troppo a fare questo deviant meme sulle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Ovviamente comprenderanno solo i lettori, ma comunque:

ASoIaF deviantArt meme

Poi ho fatto due versioni di Cersei che mostra Tyrion ad Oberyn ed Elia Martell:

versione A

Wonderbaby A

versione B

Wonderbaby B

Quale vi aggrada di più?

E in ultimo, ho finito un disegno su Riccardino che attendeva dai tempi del cippo. Mai che riesca a fare un disegno monocromatico, eh. E grazie, se continuo ad aggiungere altre tinte, non sarà mai monocromatico.

Anne è morta

 

criticato da cabepfir | 30/05/2008 22:49 | link | commenti (9)

disegno, riccardo iii, asoiaf

 

 

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