Sto vergognosamente trascurando questo blog. Giusto per non dire che a giugno ho scritto un post solo, vi mostro un po' di ultima roba:
Miriel e Naide.
Scena da pullman. Io e la chiarezza non ci conosciamo.
Ho partecipato al concorso Illustrissimi e una mia illustrazione è stata selezionata! Spero di darvi maggiori informazioni in seguito. Comunque, il tema della mostra era "Fuoco" e dopo aver finito le tre illustrazioni per il concorso, mi è venuta in mente un'altra immagine, quella di una ragazza i cui capelli prendevano fuoco. L'illustrazione che è venuta è poi molto diversa da quella che c'era nella mia testa (molto più scura e pastosa, in cui le ciocche-fiamme dovevano risaltare di più).
Jaime e Cersei litigano. Un'ennesima fanart per Le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George RR Martin.
Alla prossima! (e forza Ferrero).
Hiroshige - Roma, Museo Fondazione Roma, prorogata fino al 13 settembre
Appena entrati nell'elegante allestimento della mostra sul grande maestro Hiroshige, accolti da svettanti hostess in microkimono che insinuano un sottile tono da Yoshiwara, si passa attraverso una sala introduttiva decorata con un giardino zen (con piante finte) e rischiarato da un raffinato sistema di luci che passano soavemente dall'alba al tramonto, mentre cinguettii di uccelli e fruscii di seta danno l'ultimo tocco di giapponesità. La mente entra subito in uno stadio più elevato, di contemplazione distaccata eppur partecipata, e considera come il giardino giapponese, con le sue forme contenute, punti a farsi comprendere dallo spettatore per via di sintesi, mirando ad essere riprodotto per intero, nell'insieme delle sue parti, nella mente dello spettatore contemplante. Poi si arriva alla prima sala, e questo clima zen viene bruscamente interrotto.
Da un lato, un gruppo di vegliarde chiassose ricorda a voce alta tutte le mostre a cui hanno partecipato durante la loro pensione. Le hostess fluttuanti, che mai cercano di zittire i visitatori rumorosi, più tardi mi inviteranno ad uscire dalla stanza quando mi squilla il cellulare e cerco di spiegare in un sussurro all'interlocutore di trovarmi ancora alla mostra. Le vegliarde bastano perché riaffiori una mia vecchia tendenza, l'odio assoluto per i visitatori dei musei che parlano. Ma le vegliarde non sono il peggio: parlano dei fatti loro, non commentano le opere esposte. I commentatori ignoranti o inappropriati sono quelli invece che riescono a farmi imbufalire come poche altre cose. Sono ancora nella prima sala quando giunge una signora con il suo compagno. Appena entrata, senza quasi neanche guardare l'opera esposta, esclama (sempre a voce alta): "Che colori!" (il che rientra nei commenti sgradevoli di tipo 1: banalità colossali, come dire "che bello", "bellissimo", ecc). Poi tenta di spiegare al suo compagno l'influsso del giapponismo nella produzione artistica occidentale di inizio '900, dicendo testualmente: "Il liberty si chiama liberty perché viene dal Giappone". Ora, so che la signora voleva dire quanto il Giappone abbia influito sullo sviluppo del liberty. Ma qualcuno mi sa trovare un motivo per cui linguisticamente la parola liberty dovrebbe avere a che fare con l'arcipelago nipponico?
Ora, su altri aspetti dell'umano consesso sono molto tollerante. Ma il commentatore ignorante delle mostre è al di sopra delle mie capacità di sopportazione. Con tutto il rispetto per la libertà di espressione, vorrei che fosse proibito per legge di parlare durante la visita ai musei, rovinando l'esperienza estetica delle altre persone. Guardate, non parlate. I commenti li farete quando uscite. E se proprio non riuscite a trattenere un commento, almeno fatelo a un volume inferiore a quello che serve ai quartieri spagnoli per chiamarsi da una parte all'altra del vicolo. Ricordo ancora con la pelle d'oca una mostra su Gauguin al Vittoriano, immersa tra i commenti di gente che sapeva dire solo "Bello", "Bellissimo", "Che bello", e poi non guardava neppure le pennellate.
In ogni caso, le mie stesse modalità di vedere una mostra sono servite a liberarmi dei commentatori inopportuni. Mentre io mi soffermavo ancora nella prima sala, la signora e il suo compagno erano già arrivati alla fine della mostra, immagino sempre tra analoghi cincischiamenti. Questo distanziamento cronologico mi ha permesso di godermi il resto dell'esposizione tra compagni più silenziosi e beneducati.
La caratteristica fondamentale che mi è parso di rintracciare nelle opere di Hiroshige è un avvicinamento alla perfezione, ottenuta soprattutto attraverso un dominio pressoché totale dell'equilibrio compositivo. La disposizione delle figure avviene con impressionante maestria lungo le linee diagonali, verticali e/o orizzontali, in una tensione continua verso una immobilità dinamica, o un movimento immobile.
Il senso dello spazio è ottenuto con una sapiente sovrapposizione dei piani che, quando condotta sencondo i canoni della prospettiva occidentale, mi ha fatto gridare alla meraviglia. Le sue scene con figure sono mirabilmente animate, trasmettendo nello spettatore un senso di chiacchiericcio vivo e brulicante, visto col sorriso sulle labbra.
Una delle cose che più mi ha impressionato è il fatto che tale stupefacente equilibrio spesso fosse raggiunto soltanto tenendo conto delle scritte, e dunque includendo, nella valutazione dell'opera, sia il lato pittorico che quello verbale, come d'altronde tipico della cultura giapponese. Insomma: senza l'aggiunta dello spazio occupato dai versi, la composizione penderebbe da un lato o dall'altro, laddove invece i kanji forticono un apporto talora determinante per la valutazione degli spazi.
Putroppo come al solito non c'erano in vendita le cartoline delle silografie che mi erano piaciute di più... Perché mettono in vendita invece sempre riproduzioni che non mi interessano?
Beato Angelico, Musei Capitolini, fino al 5 luglio
Almeno quelli della Fondazione Roma dieci cartoline per Hiroshige le hanno fatte, mentre quelli dei Musei Capitolini non si sono degnati neppure di fare una cartolina per la mostra sul Beato Angelico. Sono uscita dunque dalla mostra a bocca asciutta, ma non solo per la mancata cartolina: dopo l'abboffata di Hiroshige al mattino, la mostra sul Beato Angelico, con le sue venti opere, sembrava davvero poca cosa. Aggiungiamo poi la confusione del museo, dove le indicazioni (pur abbondantissime) non portano mai nella direzione sperata, facendomi perdere più di una volta.
Mentre Hiroshige tende alla sintesi, niente sintesi nella pittura del Beato Angelico, dove il dettaglio prevale sul senso del totale e dove il colore ha la meglio sul disegno. Davvero bellissimi colori, e alcune cose (in particolare un panneggio di un Cristo in gloria) stupefacenti: ma quest'oscillazione dell'Angelico tra Medioevo e Rinascimento, tra fondi dorati e costruzione prospettica e volumetrica, che sarà anche fondamentale per la storia dell'arte, mi è sembrata una cosa che, appunto, non sta né di qua né di là, incerta sulla direzione da prendere. Come quelli che hanno messo i cartelli dentro i Musei Capitolini.
Non vi preoccupate, io sono sempre qui e anche i disegnini.
Anche se ormai sono in fase di regressione.
Dopo quattro anni di blog, mi sono arresa a mettere i rees, feed o comesichiamano. Non è mai troppo tardi. Per far questo ho dovuto rinunciare al mio precedente template, sul quale avevo faticato tanto. Ho anche disegnato questa scenetta (una vecchia idea) per metterla come immagine d'apertura, ma non riesco a manipolare il template in modo da inserirla in modo soddisfacente. Ah, la mia ignoranza dell'accatiemmeelle.
Sentivo da un po' la necessità di dare un po' d'ordine al caos precedente, e adesso ho proprio spazzato via tutte le cose che rendevano interessante (e caotica) la colonna di destra.
Questo prima di cedere del tutto alla tentazione di blogspot, come mi invita a fare Alfredo, novello trasferito, che sta mettendo su un blog dedicato alla nona arte. Serio.
un morceau dal Trio dell'arciduca di Ludwig van.
(grazie Zeruhur)
Il Comicon è finito ormai da due settimane, ma io ho finito solo adesso di leggere la roba che ho acquistato/ scroccat-fattomi prestare dopo di esso. Ed ecco il minestrone:
Bastien Vivès, Dans mes yeux - Il gusto del cloro
In occasione del Comicon ho avuto l'incredibile ventura di conoscere Bastien Vivès. E chi l'avrebbe mai detto quando, a settembre, presi dallo scaffale della Fnac di Tours una copia del Goût du Chlore, e lo considerai subito uno dei fumetti migliori su cui avessi messo mano negli ultimi tempi? Alla fiera del Libro per ragazzi di Bologna, nello stand della Casterman, avevo avuto modo di sfogliare, ahimé per pochi minuti, la nuova opera di Bastien, Dans mes yeux, ancora inedita in Italia ma che spero sarà tradotta presto. Per fortuna Bastien ce ne ha lasciato una copia allo studio e quindi ho potuto leggerla con calma ^^

Dans mes yeux e Il gusto del cloro - di fresca stampa presso Black Velvet - raccontano la stessa storia. Un lui e una lei - di cui non si sa il nome in nessuna delle opere - si incontrano per caso, si studiano, si piacciono, si mettono insieme. Il gusto del cloro termina appena prima che i due si mettano insieme, Dans mes yeux prosegue fino a mostrare le prime incrinature della neoformata coppia. Il gusto del cloro ambienta tutto in piscina, Dans mes yeux segue i protagonisti dalla biblioteca universitaria dove si incontrano per la prima volta ai luoghi dei loro primi appuntamenti, il cinema, una festa, il ristorante, lo zoo ecc. Alcune situazioni si ripetono identiche nei due fumetti: lei che si lega i capelli con un elastico, lui che scopre con gelosia le altre amicizie maschili di lei, lui che guarda, ammira, fissa solo lei.
La bellezza del Gusto del cloro stava in quella sensazione di piscina che ti dava. Mentre lo leggi si percepisce l'acqua, l'atmosfera ovattata delle vasche, lo sciabordio delle piccole onde contro il bordo. Colorazione al computer in tinte piatte, sintetiche e utili. Dans mes yeux invece è colorato coi pastelli a cera, e un nervoso contorno a china segue le figure principali. La sua bellezza - e la sua genialità - sta nella prospettiva e nel sapiente utilizzo della voce narrativa.
In Dans mes yeux, il protagonista maschile non si vede mai. Tutto si vede, come dice il titolo, dai suoi occhi, e nei suoi occhi c'è solo lei, la ragazza che lo affascina e di cui lui segue tutti i movimenti. Anche i balloon riportano esclusivamente le parole di lei, mai quelle di lui, cosicché il dialogo va dedotto unicamente dalle reazioni di lei. Questo perché a lui, di quello che dice lui stesso, non importa. Interessa soltanto questa lei che è entrata così prepotentemente nella sua vita.
Per farla breve, Dans mes yeux è geniale e dovete leggerlo. Due cose non mi sono piaciute: la parte allo zoo (con quegli animali disegnati così realisticamente, al contrario del resto dei disegni) e il finale amaro, perché, come il protagonista, non capisco il senso delle lacrime di lei. Ma questo nulla toglie alla straordinarietà del tutto. Leggete di come l'attenzione di lui scema mentre lei parla con i suoi compagni di dormitorio, o di come lei balla. Bastien suggerisce di leggerlo ascoltando Les histoires d'A di Rita Mitsouko. Le voilà.
Les histoires d'amour finissent mal en général.
Un omaggio di Bastien a Napoli:
e il blog di Bastien: http://bastienvives.blogspot.com/ . Stay tuned.
Blotch. Di fronte al proprio destino, di Blutch
Blotch di Blutch è semplicemente l'albo meglio inchiostrato adesso in circolazione, insieme alle cose di Frederick Peeters. Questo secondo tomo aggiunge, alle vette del primo (che forse è un pelino meglio), gli ulteriori tentativi di lecchinaggio di Blotch verso il padrone della rivista, che si dimostrerà molto più interessato alla garçonne di Blotch, Georgette, che non a lui stesso, il rapporto di Blotch con il jazz (da comparare con quello verso l'Africa del primo tomo), gli ulteriori battibecchi con Franz Dewiller, e soprattutto il passato di seduttore di Blotch con "la tentazione di Sant'Antonio". Insomma tutto il peggio del carattere di Blotch, per la nostra gioia.
Miss Endicott, di Derrien - Fourquemin
L'ho preso perché non so dire no alle governanti inglesi dell'800. Lettura gradevole, anche se mi aspettavo di meglio. Il ritmo molto veloce del racconto impedisce un po' di soffermarsi sui disegni, entrando in contrasto con il loro livello di dettaglio. Nel finale non ho capito perché Miss Endicott, svolto il suo lavoro, dovesse andarsene. In generale, mi ha ricordato da un lato Clues di Mara, e dall'altro Brisby e il segreto di NIMH, uno dei miei film d'animazione preferiti di quand'ero piccola.
Verso la tempesta, di Will Eisner

Trovato nella libreria dello studio e letto aspettando di andare a vedere Porco Rosso di Miyazaki. Andando a combattere nella Seconda guerra mondiale, il giovane Eisner traccia un'autobiografia della sua infanzia che è soprattutto una biografia di sua madre, giovane perbene e con la testa ben piantata sulle spalle ma con una famiglia disastrata, e di suo padre, artista fallito e affarista sognatore ancora più fallito nel lavoro, ma con delle idee molto chiare sulla convivenza etnico-religiosa. Faultless, come si dice, con alcune pagine splendide, ma ci sono cose più emozionanti.
Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia, di Rizzo - Bonaccorso
In uno dei corridoi bui di Castel Sant'Elmo, erano esposte le tavole originali di questo fumetto. Non sapevo di cosa trattasse né chi fosse l'autore, ma sono rimasta conquistata dal tratto spigoloso e dolcemente asprigno, come un limone, e soprattutto dal fantastico naso del protagonista. Poi ho scoperto che il fumetto era su Peppino Impastato e che allo stand della Becco Giallo c'era l'autore che firmava le copie. Così mi sono fatta fare un naso solo per me ^^ Pare strano ma io I cento passi non l'ho visto, quindi non posso fare confronti, dal momento che, come si dice in appendice, la scelta della struttura anacronica è stata determinata anche dalla volontà di differenziarsi dal film. L'altroieri ricorreva anche il trentunesimo anniversario della morte di Peppino Impastato, e ben venga che lo si ricordi in tutti i modi. Ma soprattutto un plauso ai fantastici disegni del messinese Lelio Bonaccorso.
Ultimamente stavo riflettendo sul fatto che gli insulti che si scambiano rispettivamente i due sessi hanno una profonda motivazione sociologica. Il punto che si va a toccare con l'insulto è l'onore, ed essendo il punto d'onore variabile tra maschi e femmine, l'insulto varia di conseguenza. Le donne chiamano bastardo l'uomo che le ha fatte infuriare: bastardo presuppune che l'uomo sia di nascita non pura, non abbia quindi diritto all'eredità del padre, e punta quindi a screditare il ruolo dell'uomo nella società patriarcale, in cui la certezza dell'ereditarietà è tutto. Gli uomini insultano invece le donne puntando sul tasto del loro onore inteso in quanto comportamento sessuale: una donna non casta non ha onore, e di conseguenza è sempre esclusa dalla società patriarcale che prevede di garantire la purezza della discendenza tramite il controllo della sessualità femminile.
Freddura da doccia.
Una mendicante dalle calze e capelli arancioni davanti a Santa Chiara, qualche giorno fa.
Acquerello fatto per Bologna, finalmente scannerizzato. Avevo sognato l'ìmmagine di notte, o meglio avevo sognato questo disegno con un letto, un tappeto per terra, e delle linee gialle e bordeaux. Poi ci ho aggiunto il bambino per dargli un protagonista.
Scena dal vero alla Feltrinelli.
È LUI!! ABBIAMO ASPETTATO UN ANNO MA NE È VALSA LA PENA! PERCHÉ QUESTO NUMERO HA IL COLPO DI SCENA CHE PIÙ COLPO DI SCENA NON SI PUÒ! MI STAVO SENTENDO MALE PER STRADA A LEGGERLO!! IIIIIIHHHHHH!!!!
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Reira e Takumi si baciano!!!! Non l'avrei giammai creduto! Non l'avevo neppure ipotizzato! Sono rimasta senza fiato! Se pensate che questi punti esclamativi sono troppi, ricredetevi, perché non vi sono parole per descrivere la mia eccitazione nel leggere questo numero! Mai avrei immaginato una piega del genere nella storia! E Ai Yazawa inserisce anche nuovi misteri: Satsuki apparentemente ha un fratello! E Reira ha un figlio! Che sia figlio di Takumi? Takumi vive a Londra con Reira e il loro figliolo (che si chiama, guarda un po', Ren)? Oppure Hachi ha un altro figlio? Perché alla fine del volumetto parla di sé come donna con figli a carico... o si tratta semplicemente di un bisticcio nella traduzione (in giapponese non esiste il plurale, ma d'altronde non so neppure quale parola abbia usato la Yazawa)? Insomma, tutta una palpitazione. E peraltro la scena in cui Reira e Takumi si baciano è di un pathos tale che mi facevano venire in mente Jibras e Naide. Per farla breve: la Yazawa è riuscita a fare il colpaccio, mettendo un colpo di scena che non avevo proprio supposto (anche se, a rileggere i vecchi numeri all'indietro, si vedono un sacco di avvertimenti, che però erano dissimulati tanto bene che non ci avevo fatto caso). E il 37 si accinge a diventare il mio numero preferito di Nana in assoluto.
Takumi: + 1000 punti
*** end spoiler ***


Giornata Oasi 2009 - domenica 19 aprile
Sabato 18 aprile, alle 18, si inaugura la mostra Versi... diversi al PAN (Napoli, via dei Mille 60). Siete tutti invitati. Ci troverete anche due miei acquerelli sulle poesie di Salvatore di Giacomo.


Non sono un'appassionata né un'esperta delle storie di supereroi.
Non nutro alcuna ammirazione fanatica nei confronti di Alan Moore, che per me potrebbe essere poco più di un illustre sconosciuto con barbone e sguardo allucinato. From Hell l'ho sfogliato vagamente alla Feltrinelli anni addietro e l'ho trovato di difficilissima lettura. V per Vendetta l'ho letto dopo aver visto il film e, se devo essere sincera, di tale lettura non mi è rimasto dentro alcunché. L'ho anche recensito, ma non me ne ricordo nulla. E di Watchmen, prima che uscisse il film, non conoscevo neppure l'esistenza. È solo colpa della mia terrificante ignoranza o c'è un altro motivo dietro il fatto che in questi 27 anni non mi fosse giunta notizia di quest'opera, sbandierata come il capolavoro assoluto dell'arte sequenziale?
No, non è il capolavoro assoluto dei fumetti di tutti i luoghi e di tutti i tempi.
No, non è l'opera definitiva oltre cui non si poteva andare. In questi altri vent'anni dopo la sua pubblicazione la produzione di fumetti grazie a Dio è continuata e ha anche prodotto risultati eccelsi (leggi: Blankets, l'Immortale, Real, il Tex di Magnus che la Bonelli ha messo attualmente in ristampa e che consiglio a tutti).
Però che sia un capolavoro dell'arte sequenziale mi sembra ormai indubbio.
Leggerlo è complicato. Il formato dell'edizione non aiuta. Non lo si può leggere in metropolitana, né tenere il volume con un'unica mano come un tascabile. Bisogna essere seduti, con il volumone ben poggiato su un piano, e avere a disposizione un sacco di tempo. Non è lettura che si consuma in un'ora. E gli inserti scritti alla fine di ogni capitolo richiedono ancora più attenzione. E non basta una sola lettura. La presenza di narratori interni multipli permette di seguire separatamente (fino a un certo punto) i filoni di ogni personaggio, col fatto poi di tornare indietro a leggere quello che succede agli altri personaggi. Io ho iniziato leggendo il filone di Laurie, poi quello di Doc Manhattan, poi di Rorschach, di Gufo Notturno II, e infine di Veidt. Sono andata avanti leggendo avanti e indietro, ritornando su alcuni passaggi, cercando di leggere rapidamente altri. Il filone delle avventure del Vascello nero l'ho trovato intollerabile ed era una pena leggere quelle vignette dalla retinatura così pesante. Quelli sono gli unici passaggi dell'opera che non ho mai riletto.
I personaggi sono disgustosi. Più attraenti li trovi all'inizio, più repellenti ti sembrano alla fine. Corrotti fino al midollo, cinici, psicologicamente devastati, egoisti fino all'estremo. Il Comico non fa ridere nessuno e non si capisce perché tutti dicano che aveva capito tutto. Laurie è una poveraccia che Freud avrebbe trovato talmente segnata dal complesso d'Edipo da essere banale. Doc Manhattan è un superuomo asettico che trema davanti alle gonnelle. Dan Dreiberg l'epitome del buon senso nella sua forma più apatica. Veidt, che ha fatto sua la teoria dell'ucciderne uno per salvarne mille. Il mio preferito all'inizio era Manhattan, ma poi mi sono votata a Rorschach. La sua scena con lo psicologo varrebbe da sola tutto il fumetto. Anche Sally Jupiter non mi dispiace.
Vale per la storia? Non più di tanto. Vale per i personaggi? Fino a un certo punto. Vale per la struttura, per l'utilizzo del tempo (e dei tempi), per l'andamento, l'incastro, la struttura ciclica (con ultima pagina di puro genio), il ritorno dei simboli, il lento svelamento dei misteri. Tutto quello che il film non ha e/o non poteva riprodurre, mentre ha conservato la storia e i personaggi (con lievissimi adattamenti).
Un lettore del blog, Tony, attraverso un suo gentile commento mi chiedeva come mai a volte non recensisco le cose che sembrano meritarlo, dato che potrei così fornire una sorta di consigli per gli acquisti utili per chi volesse leggere/vedere determinate cose. Pensando che l'argomento potesse interessare anche altre persone, ho deciso di scriverci sopra due righe.
Vorrei innanzitutto precisare una cosa abbastanza evidente, ovvero che io per prima mi trovo in un percorso di ricerca e che non ho le risposte definitive per quanto riguarda i prodotti culturali, né tantomeno le risposte adatte a chiunque o a chiunque in un determinato momento. Il gusto di ognuno di noi si forma leggendo/vedendo sia le cose che ci piacciono che le cose che non ci piacciono. Dalle cose che non ci piacciono apprendiamo quali sono le cose che non ci piacciono, e viceversa.
Ma anche le cose che ci piacciono o che non ci piacciono possono variare nel corso del tempo e nel cambiamento del contesto. Se oggi leggo/vedo una cosa che mi piace, non è detto che debba piacermi dopo un anno o dopo dieci anni. Le nostre emozioni momentanee influenzano quello che leggiamo/vediamo e, inevitabilmente, anche quello che ne posso scrivere io in questo blog o pensare nella mia testa. A volte, una situazione negativa nella nostra sfera personale può influenzare il giudizio che diamo di un determinato prodotto oppure alterarlo. Vorrei dare alcuni esempi:
Dopo aver consegnato la tesi, volevo leggere qualcosa di non troppo impegnativo, e ho ancora in programma per il futuro la lettura di libri che non considero, già in partenza, come dei capolavori della letteratura. A volte abbiamo bisogno anche di queste cose medie, oppure di romanzi e filmetti scemi. Anche una cosa stupida può essere gradevole se arriva nel momento giusto o se risponde alla nostra intenzione di rilassarci. Mia madre dice sempre che quando qualcuno è all'ospedale gli porti/ti porti da leggere Gente, non Il pendolo di Foucault.
Da parte loro, le recensioni non sono che impressioni a caldo di oggetti che ho letto/visto solo una volta. Un film visto in due ore a cinema o a casa ti lascia un'impressione. Capisci alcune cose. Se lo rivedi dieci volte ne capisci altre. Una volta che lo vedi quaranta volte, e che ci hai letto sopra quello che ne hanno scritto altre persone competenti, ci puoi scrivere sopra una tesi di laurea.
Con i libri va un po' meglio perché la loro lettura, in genere, dura più giorni, e il tuo giudizio ha la possibilità di venire modificato nel tempo e adattato eventualmente dall'inizio alla fine della lettura. Inoltre, i libri permettono di essere riletti, cosa che naturalmente si può fare anche coi film ma che personalmente mi è meno immediata. Normalmente quando leggo un libro leggo più volte determinate pagine. In genere vado avanti a leggere degli spezzoni situati molto più avanti della pagina che sto leggendo "di seguito". Leggo degli spoiler. Poi torno indietro e leggo per bene. Quando finisco un romanzo a volte ci sono dei capitoli o delle pagine che ho letto tre volte, mentre altre non le ho mai rilette. In questo modo ho il tempo di formarmi un giudizio un po' più sfaccettato.
Tuttavia, la lettura di romanzi fatta per diletto si differenzia in ogni caso dallo studio dei romanzi che posso fare all'università. Nella lettura sono in gioco le mie emozioni momentanee, il contesto della lettura. Nello studio scientifico il mio io scompare per lasciare posto a quella che spero che sia un'interpretazione (relativamente) oggettiva dei dati contenuti nel testo, anche questi adattati però a un determinato contesto. Se scrivo delle donne guerriere, studio quel testo cercando quello che sia utile a proposito delle donne guerriere, il resto lo tralascio. In ogni caso, il mio punto di vista su Ariosto come lettura da diletto o come oggetto di studio sarà diversa, per quanto possa avere dei punti combacianti. Se lo leggo per diletto posso fregarmi di un sacco di fattori che invece mi sono indispensabili per studiarlo.
Detto ciò, torniamo alla proposta di indicare un percorso di lettura. Molte cose che reputo fondamentali le ho lette prima di aprire il blog. Per fondamentali intendo Shakespeare, i russi, le Bronte, Tasso, il Genji Monogatari ecc. Con cose del genere per me si va sempre sul sicuro. Le cose notevoli che ho scoperto negli ultimi anni sono stati Hardy, Mervyn Peake e George RR Martin. La saga più bella che ho letto nel 2008 è stata Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin. Non penso di aver scritto una recensione completa di nessuno dei nove tomi dell'edizione italiana (solo del primo forse). Perché non ne ho scritto? Perché ho passato più tempo a leggere quello che ne scrivevano altre persone sui forum e siti dedicati; perché ne ho parlato con molte persone su deviantart; perché, invece di scriverne, ne disegnavo le scene.
Quest'anno ho letto dei libri che mi sono piaciuti, e non ne ho parlato. A volte parlare dei libri/film che sono piaciuti senza essere banali è molto più complicato che scrivere una critica distruttiva. Perché mi sono piaciuti? Si accordavano alle mie corde del momento, il loro stile mi andava bene, hanno suscitato in me immagini o richiamato memorie, raccontavano bene una bella storia...
Il libro più bello attualmente in mio possesso e che devo ancora finire di leggere è La colomba pugnalata di Pietro Citati. L'ho scoperto casualmente due anni fa nella libreria di una persona che mi stava ospitando, e in una o due notti ne ho letto circa metà, restando affascinata. Adesso che l'ha ripubblicato l'Adelphi (prima era in edizione Mondadori) mi sono affrettata a comprarlo. Citati ripercorre con emozionante lirismo la vita di Marcel Proust, facendomi commuovere profondamente per il dolore dello scrittore che sembra entrare sotto la mia stessa pelle e metterla a nudo, facendola sanguinare. Non ho mai letto la Recherche e non so come possa sembrare questo libro a uno che sa di Proust più di me, ma nella mia limitatezza lo giudico un'ottima introduzione a questo maestro del '900. Di certo mi ha fatto venir voglia di leggere la Recherche.
Ma ci sono persone che leggono molto più di me, soprattutto materiale più vario e contemporaneo. Per questo consiglio di visitare i blog di IsabelleTostin, PattyBruce, dei due Gonzo, di Zeruhur (quando si occupa di libri), ecc. Ciò non vuol dire che la pensiamo sempre uguale in materia di libri, ma se la pensassimo tutti uguale...

I film che mi sono piaciuti più al cinema ultimamente sono stati Inkheart (Helen Mirren, Jim Broadbent, Andy Serkis e soprattutto Paul Bettany valgono lo spettacolo, anche se si levasse il fatto che è un film che parla di amanti di libri e del potere delle storie di salvare il mondo) e, incredibilmente, Iago (forse trovo un po' di tempo per scriverne più di questo rigo). A casa ho visto Gran Torino e Ponyo sulla scogliera. Su Gran Torino avevo dei pregiudizi, invece si è rivelato un film mirabile, anche se non capisco perché la polizia americana debba essere sempre mostrata sotto una cattiva luce nei film e i cittadini si vogliano fare sempre giustizia da soli (anche se c'è la sorpresa finale...). Ponyo è incantevole, in particolare, data ormai la mia veneranda età, il personaggio della madre e la scena in cui fa telegrafare Baka! Baka! (stupido! stupido!) al marito.

Di fumetti in questo periodo c'è una bassa terrificante. È uscito il 43 di Vagabond (in cui avviene il romantico reincontro di Takezu e Otsu e la poco romantica morte del mio amato Ueda
), il 23 dell'Immortale (in cui praticamente avviene una scena sola, ma la copertina è da sbavo) e basta. Sto leggendo Lovely Complex perché me lo prestano. E poi ho letto Monkey Business di Gianluca Maconi, ma attendo l'uscita del secondo numero (per Lucca?) per parlarne.

letto per il circolo del mercoledì
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Sono stata a Stonehenge nel luglio del 1997. Non ne ricordo praticamente nulla personalmente, o meglio, ciò che mi ricordo davvero è solo il negozio, dove avevano un sacco di libri sui castelli scozzesi (magari avevano anche altro, ma mi ricordo quelli) e dove comprai un poster di Stonehenge al tramonto che è ancora appeso in camera mia. Insomma, ho un poster di Stonehenge in camera e non mi ricordo nulla di Stonehenge! Il suo "mistero" non mi ha mai particolarmente interessato: mi piacevano i colori del tramonto catturati dal fotografo e inoltre quel poster ce l'aveva già identico un mio amico, quindi, per le ben note leggi del desiderio mimetico, non potevo essere da meno ^^
| You Are An ISFJ |
![]() You have a strong need to belong, and you very loyal. A good listener, you excel at helping others in practical ways. In your spare time, you enjoy engaging your senses through art, cooking, and music. You find it easy to be devoted to one person... a partner who you do special things for. In love, you express your emotions through actions. Taking care of someone is how you love them. And you do it well! At work, you do well in a structured environment. You complete tasks well and on time. You would make a good interior designer, chef, or child psychologist. How you see yourself: Competent, dependable, and detail oriented When other people don't get you, they see you as: Boring, dominant, and stuck in a rut |
è la giornata mondiale del rene! Da brava sofferente di renella e colichette, mi sembra doveroso ricordarlo. Bevete tanta acqua Fiuggi e pensate a quanto vi serve quel piccolo fagiolo nella vostra schiena!
È anche il compleanno di Miriel. Per festeggiare, gli ultimi disegni:
Il mio scanner è stato particolarmente cattivo con questo povero disegno, che risulta, non capisco perché, un po' sfocato (eppure la risoluzione era come al solito di 300 dpi).
Su deviantArt hanno lanciato un concorso (con scadenza a giugno) per rifare un proprio disegno del passato. Dato che avevo già una mezza idea a proposito, ho rifatto un vecchio disegno su Neottolemo e Polissena del lontanissimo dicembre 1997.
La Silvia ha messo sul suo blog alcune illustrazioncine che ho fatto per la sua fanfic su Riccardo III / Tommaso Moro / Servazio ecc. Guardate e, soprattutto, leggete! [link] [link] [link]